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Ciao a tutti.  I miei “Arcani maggiori” continuano a raccontarsi e le loro storie a intrecciarsi in maniera solo apparente, incomprensibile, Tuttavia c’è un posto già assegnato da cui “avanzare… Come i capitoli di un film ancora da guardare…

13. LA MORTE

Venerdì, 31 dicembre 2010 ore 3.00

Il rombo della Harley Davidson crebbe nel vicolo fino a spegnersi. Pochi secondi. Poi il tintinnare delle chiavi, l’aprire e chiudersi di un garage, di un portone, e i passi pesanti di un uomo che saliva le scale fino al secondo piano. Poi ancora le chiavi e il cigolio di una porta.
Il silenzio tornò a chiudersi sulla notte come un mare.
All’interno della casa l’uomo depose in un angolo dell’ingresso il casco e i guanti, si tolse il lungo cappotto di pelle nera e gli scarponi. Aveva perso completamente il suo aspetto imponente e minaccioso. Era poco meno che un vecchio. Come sgonfiato dalla fatica di stare in piedi sedette al tavolo di cucina pensando al da farsi. Si guardò le mani. Tremavano.
Il tremolio dei primi tempi si era accentuato progressivamente, insieme al dolore e alle deformità.
E così, anche lui era arrivato al capolinea.
“Come ci arrivano tutti.” Pensò, ma questo non gli bastava.
Si passò una mano sulla testa quasi calva. I lunghi capelli della gioventù avevano lasciato il posto a una rada peluria grigia e l’ulcera gastrica gli aveva consumato lo stomaco. La magrezza anoressica aveva colpito anche lui, ottimo degustatore di vini ed eccellente cuoco. La pelle grigiastra e avvizzita ricopriva il corpo quasi scheletrico e la testa, ma niente lo turbava di più di quel tremore.
Posò davanti a sé l’arma che era stata compagna di una vita e restò a fissarla inebetito. Non aveva mai fallito un incarico, mai mancato un bersaglio. Aveva un invidiabile medagliere di sangue che non sarebbe più potuto essere completato. Adesso sapeva. Sapeva che non sarebbe riuscito a usarlo il proiettile d’oro conservato per quel momento.
E forse non ne avrebbe avuto il coraggio.
Un terminator decide: della vita e della morte.
Potere immenso. Potere che aveva voluto per sé.
Era stato facile fin dall’inizio. Perché fin dall’inizio aveva scelto chi finire e chi no.
A un elementare e infantile senso della giustizia s’era addossato un inflessibile senso del giudizio, in cui le figure del giudice e del giustiziere s’erano spesso confuse e sovrapposte.
C’era stata qualche volta la debolezza del bisogno, trasformatasi in avidità, ma aveva sempre fatto bene il suo mestiere, senza indulgere al piacere d’infliggere inutili sofferenze.
Aveva una sua dignità da difendere, lui. Davanti al suo mondo ma soprattutto davanti a se stesso. Tuttavia il tempo lavora, impercettibilmente, e quando ti volti indietro per vedere come sta andando capisci che è già troppo tardi. Un sorso di whisky liscio bruciò in gola e gli trafisse lo stomaco fino alle viscere. Una spada incandescente che lo attraversò fino alle lacrime. Espiazione?
Non c’era espiazione per l’inferno e sapeva anche questo.
Prese dalla tasca dei pantaloni un foglio di carta spiegazzato. Una lettera, impostata in città poco prima di Natale, che aveva trovato nella sua casella di posta. Era scritta in stampatello, probabilmente con la sinistra. Non dubitò che fosse senza impronte.
-Messaggio n. 2
Letto sua inserzione. Accetto tutte le condizioni.
Quanto pattuito già nel posto indicato. Allego chiave.
Soggetti da eliminare: Joseph e Mina Dike.
Libertà d’esecuzione.
Tempo: Prima possibile.
Saldo entro 24 ore a lavoro finito. Stesse modalità dell’acconto.
Fine contatti.-
Il mandante era preoccupato e aveva fretta. Raramente gli si dava così poco tempo per agire.
Lo aveva incuriosito il fatto che i due soggetti designati avessero lo stesso cognome. Marito e moglie? Padre e figlia?
Gli uffici erano aperti a orario ridotto, per via delle festività natalizie, ma era riuscito a ottenere le informazioni che gli servivano.
Joseph Dike era un giudice. Divorziato dalla moglie, viveva solo in un piccolo appartamento del centro storico. Uomo integerrimo e solitario trascorreva le sue giornate in Procura rientrando spesso a casa a tarda ora. A tempo perso si occupava di vecchi casi irrisolti o fornendo consulenze. Era un uomo metodico e abitudinario. Usciva ogni mattina per fare colazione al bar sotto casa e prendere il giornale, tre volte in settimana una ragazza filippina, andava da lui per rassettare e s’incontrava con la figlia, al Parco, la domenica mattina. Sarebbero stati un bersaglio perfetto se… le sue mani…
Si versò ancora da bere, e lo stesso fuoco lo arse.
Mina era sua figlia. Trent’anni, giornalista televisiva in caccia di scoop, viveva con la madre a un paio isolati di distanza.
Minuta di corporatura, carina e un po’ sciatta, con i capelli a caschetto e una borsa più grande di lei, l’aveva volontariamente incrociata per strada un paio di volte. Gli era parsa gentile e determinata, non certo pericolosa.
Se qualcuno vuole morti un giudice e una reporter e questi due sono parenti, la spiegazione è una sola. Stanno lavorando insieme allo stesso caso e hanno scoperto pericolose convergenze.
Pericolose convergenze. Era il suo modo di definire le prove che portano a un colpevole. Un vero problema per loro, visto che il diretto interessato era così ben informato sui loro risultati da non voler correre rischi. Qualcuno molto abile e pericolosissimo, se era ancora in circolazione. Qualcuno che non voleva più sporcarsi le mani e restare fuori dal gioco con un semplice Passo.
E lui era il prossimo giocatore. Ma questa volta era diverso.
Per la prima volta, da sempre, la sua Mauser lo aveva tradito.
O erano le sue mani, a farlo?
Il Destino aveva deciso, almeno per Joseph e Mina Dike.
Aveva lasciato che la sua moto lo portasse al mare.
Un ultimo sguardo alla vita e al mondo che le dava senso.
Era giunto il momento di fermarsi e sparire per sempre.
Basta strategie di morte, vita solitaria, percorsi di fuga.
Si lasciò cadere sul letto e chiuse gli occhi, sfinito.
Albeggiava. Non nevicava più e c’era, ovunque, un gran silenzio.

(13. Continua)

(Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2017/04/18/dal-matto-al-mondo-lappeso/

E, adesso mettiamo che ti sei incuriosito e vuoi sapere come va a finire prima di tutti gli altri…

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