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Ciao a tutti. In particolare a  chi mi sta leggendo in silenzio in attesa che cominci ad accadere qualcosa… in questa storia. Mina Dike è la  protagonista di questo libro. È la me del passato… Chi avrei forse potuto essere se avessi dato un’altra piega alla mia vita… se le premesse fossero state diverse…

8. La Giustizia

la-giustizia

Giovedì, 30 dicembre 2010 ore 7.30

“Ciao mamma. Dormito bene?”

La signora Dike stava preparando il caffè mentre il bricco del latte caldo, la biscottiera, le tazze e lo zucchero erano già in tavola.

“Sì cara, grazie. Ho letto fino a mezzanotte e poi mi sono addormentata. Non ti ho sentita arrivare. Hai fatto tardi anche stanotte eh? Come procede la tua ricerca?”

“Non male, direi, ma è un pozzo senza fondo. Continuano a saltar fuori  storie strane… un pasticcio, insomma.”

Poi, cambiando discorso:

“Mmmm, che buon profumino mamma, i tuoi biscotti sono fantastici.” Mina ne prese un pugno e li sgranocchiò in fretta, allegramente. “Se vendessi la ricetta, diventeresti ricca.”

“Ma io sono già ricca, mia cara. Ho te.”

“Stasera o domani devo passare da papà. Mi ha telefonato per dirmi che ha fatto alcune scoperte interessanti e vorrei sapere di cosa si tratta. Sono convinta che sappia qualcosa d’importante per sbrogliare la matassa. Lui sa sempre tutto. Accidenti com’è tardi! Devo scappare. Devo andare all’archivio del New Times per controllare un paio d’informazioni. Farò tardi.”

Adesso che le sarebbe piaciuto, almeno qualche volta, fare una bella chiacchierata con sua madre, non c’era mai tempo. Appena un bacio frettoloso ed era già fuori di casa.

La vita di una giornalista è sempre piena di frenesia, senza orari né regole.

Dopo la laurea in giurisprudenza, presa senza troppa convinzione per assecondare suo padre, Mina aveva rincorso il sogno di diventare giornalista.

Si era iscritta, dopo varie peripezie, alla scuola di giornalismo radio televisivo di Perugia e vissuto, come diceva spesso: “I due anni più interessanti della vita.”

Era entrata a THE FORCE ONE TV l’anno prima, grazie all’interessamento di un compagno di corso che già ci lavorava, subito dopo il conseguimento dell’attestato. Le interessava il mondo delle inchieste televisive, delle indagini alla  Mikael Blomkvist. Invece aveva cominciato con la correzione delle bozze degli articoli di rosa e dato una mano alla Schenker, della redazione di moda, per sistemare i reportage sulle sfilate parigine.

L’occasione per fare qualcosa di serio era arrivata improvvisamente, subito dopo Natale, con la scomparsa di una ragazza dell’Est. Il reporter che avrebbe dovuto seguire le indagini era rimasto ferito in un incidente d’auto e così, avevano dato a lei il pezzo per la nera.

Niente di speciale, ma era un inizio.

Armata del tesserino d’ordinanza e di curiosità aveva cominciato le sue ricerche partendo dagli scarni e lacunosi verbali delle indagini. La ragazza sparita si chiamava Sonia Olga Liubovsky, più nota come Nadine. Era una modella ucraina alta, bionda e bellissima. Una sera d’inverno era uscita dall’appartamento che divideva con la conterranea Anghelika Gheorghiu e non era più tornata.

Le ricerche della polizia, partite dal Centro Benessere I fiori del Piacere dove Sonia lavorava come estetista, si erano arenate prima di quanto sarebbe stato ragionevole e lei, per principio, non accettava che, senza una denuncia, le indagini fossero state chiuse e il caso archiviato.

“Troverò qualcosa. Una donna non può sparire così, nel nulla.”

Qualcosa, lei, l’avrebbe trovato.

Cercando, le sorprese non erano mancate. I documenti e i registri sequestrati dalla polizia a Dominique Sandèr, titolare del Centro dove Nadine lavorava, erano apparentemente in ordine. Mina aveva rilevato qualche piccola anomalia e irregolarità nei registri contabili ma poca cosa.

Per pignoleria aveva microfilmato i registri dei clienti, sui quali si riservava un’indagine separata.

Non c’era voluto molto per verificare una gestione separata di conti e l’inquietante coinvolgimento di personalità molto in vista in città; e neppure trovare il collegamento tra le estetiste della Sandèr e un giro di escort selezionate da una talent scout chiamata, in gergo, la Papessa.

Le ragazze, scelte con cura, erano reclutate con la promessa di un brillante futuro nel mondo della moda e poi, dopo un breve periodo di addestramento, venivano immesse nel circuito delle squillo d’alto bordo.

“Il giro deve essere ben organizzato, se finora non ci sono mai stati sospetti – pensava Mina – e i Centri Benessere della Sandèr sono una copertura perfetta.”

Non aveva prove che Dominique Sandèr e la Papessa fossero la stessa persona, ma tutto portava in quella direzione. C’era un legame tra lei e la scomparsa di Nadine? Sapeva qualcosa? E cosa, esattamente? Poi, a un tratto, certi documenti erano spariti, le autorizzazioni revocate, le porte chiuse: tutto era diventato più difficile e intricato.

Mina era tornata a studiare il materiale raccolto con la macchina fotografica e aveva cominciato a ordinare gli appunti come sul padre le aveva insegnato, sperando in un colpo di fortuna.

Il lavoro nei mesi successivi si era intensificato. Servizi free lance e collaborazioni rendevano bene e sempre più spesso la tenevano fuori città. Quando aveva qualche scampolo di tempo per dedicarsi alle sue ricerche era troppo stanca per farlo. Il microfilm con l’elenco dei clienti di Dominique Sandèr era dimenticato nel portacenere di cristallo sulla scrivania, sepolto da caramelle e cioccolatini. Ma la fortuna aiuta gli audaci.

A fine maggio, Mina  era andata dalla Sandèr per un colloquio, con un’esca cui la vecchia non aveva saputo resistere: un reportage sui suoi Centri benessere in esclusiva per la rivista Salute e Bellezza.

Felice fatalità, aver colto un alterco tra la Sandèr  e il banchiere Alexander Maxin.

Non era riuscita a capire  quasi niente della discussione ma il nome di Nadine era stato fatto più volte alimentando in lei i sospetti su Maxin.

Con lui in cima alla lista dei possibili colpevoli, Mina aveva dato un’efficace svolta alle sue ricerche, scoprendo parecchie cose. Che era un abile finanziere dai traffici non troppo puliti, spregiudicato e senza scrupoli. Che era socio di Dominique Sandèr. Che aveva un pied-a-terre appena fuori città dove s’incontrava con una certa Brenda Brook, nonostante fosse sposato e con un figlio.

“Brutto figlio di puttana. Non penserai di cavartela così a buon mercato.” Pensava Mina.

Le era tutto chiaro. Maxin era il ricco porco con lo smoking che aveva sequestrato Nadine e forse l’aveva uccisa. “Ti spedirò dietro le sbarre, Maxin. Sta’ sicuro. Non so ancora come, ma ti faccio finire dentro. Parola di Mina Dike.”

Aveva scoperto che Nadine e Brenda si conoscevano e questo aumentava l’attenzione su Maxin. L’ipotesi più accreditata  era che quest’ultimo, ricattato da Nadine per la relazione con Brenda, l’avesse fatta sparire. C’erano solo vaghi indizi, sospetti ma nessuna prova. Non ancora.

Il quindici dicembre, con qualche giorno di ferie a disposizione, Mina era andata da Anghelika.

In un linguaggio approssimativo e sgrammaticato, l’amica di Nadine le aveva detto di Ivan, il figlio che Sonia aveva lasciato a Odessa dai suoi, e delle difficili condizioni economiche della famiglia.

“Ma di poco tempo, lei aveva molto denaro, da. E anche promessa di altro denaro e lavoro in mondo di spettacolo, da. Era concertista, Sonia sa? Suo sogno di fare violinista, adesso sembrare vero.”

Anghelika aveva sorriso debolmente.

“Era molto contenta, da. Io non crede lei farebbe sciocchezze. Lei forse in pericolo. Io paura… lei adesso, morta.” La voce rotta e bassa si era piegata in un lamento.

“Io visto lei con uomo molto alto, elegante, una volta. Ma non conosce. Lei parla poco con tutti. Anche con me. Io paura per mia vita, se dico che visto lui.”

Mina era già sul pianerottolo quando Anghelika si ricordò: “In Parco grande, di città, davanti a banca di aquila, lavora uno Street musician. Io visto lui discutere con Sonia tanto tempo fa, ma non sa motivo. Tu trovi lei, da?”

Mina l’aveva rassicurata, ma adesso era ancor più confusa. Maxin, col suo metro e sessanta, non poteva certo essere definito  molto alto.

Chi aveva dato il denaro a Nadine? E che fine aveva fatto? Chi era l’uomo elegante? E l’altro? Nadine aveva un segreto da nascondere e forse non era solo sparita: era stata uccisa.

(8. Continua)

Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2017/02/20/dal-matto-al-mondoil-carro/

 

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