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Ciao. Ecco qui un nuovo capitoletto dei miei… Tarocchi. Tanti personaggi che finiranno per incontrarsi, tante storie che s’intrecceranno pagina dopo pagina… Un gioco che, come spesso accade, ti cattura solo quando già stai giocando da un po’…

2: La Papessa

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Mercoledì, 29 dicembre 2010 ore 15.00
Dominique Sandèr era una donna di classe. Alta, i capelli tinti
di biondo, portava con disinvoltura i suoi sessantasette anni
dall’alto di un paio di eleganti décolleté. Il trucco discreto la
aiutava a coprire le piccole rughe che un paio di interventi estetici
non erano riusciti a debellare del tutto e un attento controllo del
peso le manteneva una linea invidiabile.
Attraversando a passi decisi l’atrio del suo Centro benessere, il
grande specchio della reception le restituiva l’immagine di una
donna raffinata.
Il Tempio di Venere era stato il primo dei suoi tre prestigiosi
centri estetici. Circondato dalle boutique più famose, dalle
gioiellerie più note, dagli atelier degli stilisti più in voga e da
importanti istituti di credito e agenzie finanziarie, era situato in una
delle zone più esclusive del centro dorato e pulsante della città.
Vent’anni di esperienza avevano reso Dominique un riconosciuto e
rispettato punto di riferimento nel suo campo.
Il Tempio, come lo chiamavano confidenzialmente i clienti più
affezionati, era diventato con gli anni un lussuoso epicentro del
benessere per la cura e l’appagamento del corpo. Tra le pareti
ovattate e discrete dei suoi camerini era possibile, per qualche ora,
dimenticare il mondo e abbandonarsi al piacere e al relax, lasciandosi
sedurre da mani sapienti.
Certo era stata una buona idea studiare le abitudini dell’high
society e applicarvi alcune felici intuizioni. Nessuno, prima di lei,
aveva mai osato affiancare ai momenti dedicati alle cure di
bellezza e di ringiovanimento la degustazione di vini e specialità
culinarie. Aromaterapia e musicoterapia erano state
intelligentemente accostate ai più innovativi metodi naturali per
combattere lo stress. Uno spreco definirli semplicemente Centri
estetici.
Doveva ammettere, tuttavia, che senza il suo ottimo
finanziatore, ben poco di quello che aveva in mente all’inizio,
avrebbe potuto realizzarsi.
“Dominique? Dominique, ci sei?” Un discreto bussare alla porta
l’aveva distolta dal lavoro che stava facendo a computer.
“Entra, ho finito.” Si alzò per mettere in cassaforte il registro
dei conti e prendere una busta gialla su cui era scritto
semplicemente Brenda.
“Sono venuta adesso perché dopo devo andare da Alexander, e
ne avrò per tutto il pomeriggio.”
“Sì, sì, va bene. Tieni. C’è dentro anche un piccolo regalo. Ti
prendi un abito nuovo per Capodanno, se ti va. Ok?”
“Grazie, Dominique. Sei fantastica.” Lei aveva sorriso, mentre
Brenda apriva un necessaire per la manicure.
“Scegli il colore.” Prese uno smalto scuro e lo porse a Brenda
che si mise al lavoro sulle sue mani. Si lasciò andare
languidamente sul morbido schienale della poltrona.
“Oggi è il 29 dicembre… ” Sussultò.
Un ricordo le attraversò la mente.
“Ti ricordi Nadine?” chiese a Brenda.
“Quella ragazza che è scomparsa l’anno scorso? Bionda, magra,
con gli occhi chiari?”
“Sì, proprio lei. Sparì senza lasciare traccia. Come dissolta nel
nulla. Un vero mistero.”
“Sì, me la ricordo, vagamente. Ci siamo incontrate, in un paio
d’occasioni, ma avevo poco a che fare con lei. Credo che non fosse
adatta a quest’ambiente. Magari si era stancata e se n’è andata.”
Dominique assentì. Bisogna avere la pelle dura per vivere in un
certo modo. Saper restituire i colpi senza soccombere e sorridere
quando avresti voglia di piangere. Lei c’era riuscita, ma sapeva di
altre che non ce l’avevano fatta. Ricordava ancora le domande
della polizia intorno alla vita e alle abitudini di quella giovane
donna senza una storia apparente; il segreto sollievo che aveva
provato vedendo il disinteresse degli investigatori verso i suoi
Centri benessere.
C’era tutta una storia, dietro. La sua e non solo.
Catherine La Foret era nata a Parigi nel luglio del ‘43. Sua
madre era di Anversa e lì si era trasferita la famiglia dopo la fine
della guerra. Non erano stati anni facili. Lei aveva cominciato a
lavorare giovanissima come pettinatrice poi, innamorata del
lavoro, aveva frequentato un corso per diventare estetista. A
vent’anni, in guerra col padre, se n’era andata da casa in cerca di
fortuna. Abbandonata Catherine La Foret su un treno per
Amsterdam, era rinata come Dominique Sandèr.
All’inizio si era anche prostituita pur di mangiare poi, resa
scaltra dal bisogno, aveva affilato gli artigli e abbandonato gli
scrupoli.
Non si era mai lasciata sfuggire un’occasione e aveva saputo far
buon uso della sua bellezza. Di sicuro, Alexander Maxin era stato
il suo capolavoro. Lo aveva conosciuto, poco più che adolescente,
a una festa d’addio al celibato.
Era bellissimo, ricchissimo, goffo e… vergine.
Lei aveva passato da un pezzo la trentina e quel ragazzotto poco
più che ventenne era stata una preda fin troppo facile e golosa. Lo
aveva catapultato nelle meraviglie del sesso senza esitazione e lui
ci aveva sguazzato. Il tempo, gli impegni e la sua famiglia li
avevano forzatamente separati.
Lei, rapidamente abituatasi ai vantaggi del denaro facile, si era
dedicata al Fondo Sandèr, mentre Alexander era andato a studiare
Economia negli Stati Uniti.
Si erano ritrovati una decina d’anni dopo nel 1988, non troppo
cambiati. Dominique era diventata una moderna donna d’affari,
aveva un suo raffinato e ricercato centro estetico che occultava un
piccolo, ma ben avviato, giro d’escort. Alexander aveva Elenoire e
un’importante carica da dirigente di banca.
Alla vecchia amicizia avevano fatto da corollario il piacere e
l’interesse. Insieme avevano dato corpo alla loro società. Il Tempio
di Venere, I fiori del Piacere e Benessere Azzurro erano nati da
quel legame ormai pluridecennale.
“Ho finito Dominique. Vuoi anche un massaggio al collo?”
La voce bassa e sensuale di Brenda la scosse.
“No cara, grazie.” Aprì un cassetto della scrivania, prese un
pacchetto, poco più grande di una scatola di sigarette, e gliela
porse.
“Questo è per Alexander, da parte mia. A Natale gli ho fatto
solo gli auguri per telefono.”
L’idea di Brenda e Alexander, insieme, la turbava.
“Quanto può cambiare un uomo!” pensò.
“Ci vediamo venerdì sera al World, allora.” disse Brenda,
prendendo le sue cose e salutandola con un abbraccio.
“Sì, cara. Come d’accordo.”
“Ok! Vedrai che splendore. A venerdì.”
Dominique guardò l’orologio. Erano da poco passate le tre.
Solo cinque ragazze dovevano ancora passare per il loro
compenso, poi avrebbe chiuso tutto fino all’11 gennaio.
“È stata una buona annata. – pensò – Davvero buona.”

(3. Continua)

Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2017/01/02/dal-matto-al-mondo-il-mago/