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 Oggi era  il giorno del mio Compleanno… Auguro a tutti voi che mi leggete (e anche a coloro che non mi leggono) le stesse cose che auguro a me stessa: Una Vita piena d’Amore e di comprensione, piena di gentilezza e di armonia. Semplice  ma piena di progetti, ricca di momenti d’ozio ma anche di fibrillante attività creativa. La Vita, per modesta e dimessa che sia, è unica e  irripetibile. Ogni giorno è lì, pronto a lasciarsi spacchettare  come il più bello dei pacchi dono.  Apriamo con stupore ogni giorno che ci è dato: potremmo trovarci dentro la realizzazione del nostro sogno più importante. Il mio è di continuare a sentirmi amata come sono già.

1.  IL MAGO – IL BAGATTO

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 Mercoledì, 29 dicembre 2010 ore 18.30 

“Anche noi dobbiamo poterci sposare e vivere serenamente i nostri rapporti di coppia. I benefici che spettano ai coniugi eterosessuali devono essere estesi anche alle coppie omosessuali. Solo così potrà essere raggiunta una vera parità tra…”

Prima che l’uomo seduto nella poltroncina accanto a lei potesse terminare la frase, la conduttrice del talk show pomeridiano PARLIAMONE! lo fermò con un perentorio: “Sono d’accordo.”

L’ospite aveva tenuto la scena fin troppo a lungo ed era giunto il momento di zittirlo.

“Pienamente d’accordo con te. Ecco, io vorrei che tutti sapessero che io mi batto con tutte le mie forze per la causa dei diritti omosessuali…”

Un sorriso largo, d’intesa, si era aperto sul suo viso levigato e, come un segnale, alle parole io mi batto l’insegna APPLAUSI aveva lampeggiato, scatenando lo scrosciante battimani del pubblico.

“Con quest’ultima testimonianza, molto forte, chiudiamo il programma di oggi, cari amici. Salutiamo Paul, che coraggiosamente è venuto nei nostri studi per raccontare la sua storia, Ciao Paul, arrivederci, – gli aveva stretto sbrigativamente la mano e si era dimenticata di lui – e noi ci diamo invece appuntamento a domani, per altre storie di vita vissuta. Qui, a PARLIAMONE! con la vostra Barbara B. Clarck, sulla nostra televisione preferita: ONE FORCE TV. A domani.”

Mentre sui monitor correvano i titoli di coda e il pubblico abbandonava lentamente lo studio, Barbara B. Clarck era ricaduta pesantemente sulla sua poltroncina sfilandosi gli eleganti sandali tacco 12 ricoperti di strass che l’avevano torturata tutto il pomeriggio.

“Accidenti! Accidenti! Accidenti!” Massaggiandosi i piedi doloranti controllò che non ci fossero vesciche.

“Violet? Violet? Dove ti sei cacciata?” Le segretarie non sono mai dove dovrebbero essere, pensò.

“Sono qui, Miss Barbara, cosa le serve?”

“Vai in camerino a prendermi le servette. Svelta, che ho un appuntamento col Capo.”

Chiamava servette una calzatura di riserva molto morbida, alta non più di cinque centimetri, aperta sul tallone e con la soletta in gel, che usava quando i piedi si rifiutavano di sopportare altre scarpe. Mentre aspettava si fece dare una ritoccatina al trucco e sistemare i capelli neri, lunghi e fluenti.

Era partita dal niente ma, nell’arco di pochi anni, poteva dire che ce l’aveva fatta.

Aveva cominciato come galoppino in una televisione privata. Poi il bel viso, le generose scollature, la palestra per risollevare il sedere e una certa disponibilità allo scherzo avevano aperto le porte di camere da letto che portavano a studi televisivi.

Sapeva esattamente dove voleva andare e aveva imparato che, se non vai troppo per il sottile, la strada può essere più facile. Così, stringendo i denti e cercando d’imparare dalle migliori aveva, in breve, affinato il suo stile. Getta la pietra e nascondi subito il braccio. Le sue interviste si erano fatte, nel tempo, più spregiudicate e taglienti. Il suo pubblico, voyerista e acritico, si fermava impietrito ad ascoltare i risvolti più crudi e feroci dei fatti di cui erano protagonisti i suoi ospiti, e lei era abilissima nel far sempre emergere i sentimenti e le sensazioni più intriganti.

Col tempo era diventata quasi insensibile alle atrocità che la vita spesso le poneva davanti. Era diventata cinica e arrivista. Le interessava solo attirare l’attenzione su di sé per alzare lo share e conquistare le più ampie fette di pubblico della Prima Serata.

Lo sapeva bene che certe storie, trattate con maestria e manipolate ad arte, erano la chiave del suo successo.

Gli occhi verdi, la bocca grande e una dentatura perfetta le conferivano un aspetto aggressivo e misterioso; il corpo, sapientemente rimodellato, guidava lo sguardo sul florido décolleté.

“Sono una gran gnocca, questa è la verità. E ci so anche fare.” si disse guardandosi con ammirazione, mentre si specchiava nelle porte a vetri del quinto piano.

Era talmente presa da sé e in ritardo che si scontrò con una giornalista della Cronaca che stava uscendo in quel momento da un ufficio. Il faldone di carte che quest’ultima teneva in braccio si rovesciò sul pavimento foderato di moquette blu del corridoio.

“Imbranata!” le gridò contro, seccata per l’inconveniente che lei stessa aveva provocato.

L’altra, senza rispondere, soffocando per l’indignazione, si era inginocchiata per raccogliere in fretta l’incartamento.

“Scusi.” aveva detto piano, ma un lampo d’odio le aveva acceso lo sguardo in un fugace moto di stizza.

Barbara B. Clarck era certa che in poco tempo sarebbe diventata un’anchor woman di Prima Serata. PARLIAMONE! con lei aveva praticamente triplicato l’audience e, cosa più importante, erano aumentati gli inserzionisti. Questo implicava, ovviamente, una promozione.

Prima di varcare la soglia dell’ufficio del boss Barbara slacciò un bottoncino della camicia e fece salire la gonna che metteva in mostra le sue lunghe e ben tornite gambe.

Billy Shark Blackstone era, poco segretamente, soprannominato Mister Force e la cosa lo lusingava.

Reduce da tre matrimoni e altrettanti divorzi, sceglieva le segretarie con la stessa cura con cui studiava la tattica per annientare un avversario. Delle due cose, allo stesso modo, godeva.

Lei lo sapeva. Tuttavia era anche consapevole della propria avvenenza e della propria determinazione. Lui non era che un uomo, bastava saperlo prendere lì dove gli uomini sono più fragili, l’ego.

Bussò con decisione.

(2. Continua )

Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2016/12/27/dal-matto-al-mondo/

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