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Ciao

E’ appena trascorsa la giornata dedicata alle donne…
Vissuta in sordina direi, da molte, non esclusa me…
Ma io, al solito, non faccio testo…

L’uomo che ho sposato e che amo, che mi ama, mi fa festa ogni giorno con le sue gentilezze e le sue premure, le sue attenzioni…
Vivere con lui è un’esperienza magnifica che mi fa allargare il cuore ogni mattina, quando apro gli occhi e lui è lì, con la tazzina di caffè, tiepida al punto giusto.
Poi c’è il bacio del buon giorno e il cucchiaino di magnesio che mi da la sveglia.

L’amore durevole è fatto di gesti semplici, affettuosi e anonimi. Si compiace di una certa complicità e di un’intesa fatta di sguardi. Di silenzi e di ascolti. Ma te ne accorgi quando manca. Quando c’è la sofferenza di un’assenza, la trepidazione di un’attesa la gioia di un arrivo.

E’ la festa della donna, ma io festeggio l’uomo che mi ama. Ogni giorno.

Non è finita qui.

Domenica scorsa, in Sala Dallabrida a Mezzolombardo,  c’è stata la premiazione del concorso di poesia “Un fiore per Leonilda”, organizzato dall’Assiciazione Arte Futuro,  e ispirato a un fatto di cronaca nera del 1895. Una giovinetta di 15 anni, Leonilda Motes fu uccisa lungo il sentiero nel bosco  che collega Mezzolombardo a Fai della Paganella passando per la Valle del Rì in modo violento.

Sono arrivata 5^ con  Da questa altura,  anche se, lo ammetto ero fuori tema, volto alla a sensibilizzare le persone verso rapporti rispettosi fra uomo e donna.
Ho scritto per l’occasione 4 poesie.

 divisori3

Da questa altura

Da questa altura
contemplo
il mio corpo fanciullo
inanimato
e la valle, laggiù
brulicante di vita.
C’è una gran pace
e un bel silenzio, intorno.
Nessun dolore, non un pianto.
Una leggera armonia respiro.
Chissà se il mio muto perdono
arginò la tua disperazione
crescente e consapevole.
Nulla mi tocca, ora
Che non sia Amore.

 divisori3A Leonilda

Non ti soccorse un grido
non ti difese il pianto.
E le tue gambe, le tue braccia,
non smisero di urlare.
Le viscere contorte sussultarono.
Accartocciate, le mani
strinsero invano, l’aria.
Giacque, d’un tratto, inerte,
la testa.
Azzurro il cielo, in quelle lacrime.
Ignaro, nero, inutile un perdono.
Ancora non cessa il pentimento
e il dolore di chi ti disfece.
Ancora la pietà
chiede silenzio e preghiera.

divisori3Quale sonno della ragione
generò i mostri
che ti resero schiavo?
Che mi uccisero
servendosi di te?

L’ignoranza cieca?
O la superbia?
L’egoismo smodato
e la gelosia?
L’avidità e l’orgoglio?

Nessuno di essi
mi ha fatta tua.
Il tuo pugno
su di me è vuoto e livido.
Come la misera vita che ti rimane.

divisori3Bello il tuo riso, Figlio

Bello il tuo riso, Figlio.
Ti ho negli occhi fanciullo,
ma ti vedo uomo compiuto
e gentile.
Trattengo una carezza
Che non t’imbarazzi,
e una parola
Che già sai.
Come tuo padre, ti vorrei.
Come lui.
Antro di tenerezza
e di premure,
coppa di bellezza
da cui bere.
Mio orgoglio e mio amore.