Tag

, , ,

divisori3

Ciao a tutti.

Io non ho moltissimi abbonati  a questo blog, ma mi piace pensare che chi viene tra le mie pagine cerchi, per qualche attimo,  una “fuga ragionata” dai clangori del mondo.
Mi piace scrivere  in un certo modo  e  mi rende immensamente felice  l’apprezzamento di chi viene  volontariamente o “cade” tra le mie paginette virtuali, ma deve essere chiaro che io  non cerco un pubblico.  Desidero incontrare amici  con cui  condividere  sentimenti e sensazioni, perle di saggezza e di bontà  e sa goderne; soprattutto sa trarne giovamento per l’anima.
Scrivere e fare della scrittura un dono, appunto.
Tra il resto mi piace fare tantissime altre cose. Negli ultimi mesi, ad esempio, ho rifatto le fodere del divano e delle sedie del soggiorno. Ho “creato” una poltrona, e ho realizzato un  leggio da letto. Per non dire di alcuni quadretti dipinti su vetro. Attualmente sono attratta dalla creazione di fiori  e oggetti realizzati con  la plastica delle bottiglie. (posterò le foto di tutto: promesso.) Il tutto, a latere di una languente produzione poetica.
Perchè vi racconto “tutto ciò”?
Perchè, a proposito di questa ottava regola,quasi tutti gli oggetti che creo diventano  oggetti regalo.
Ok! apparentemente può sembrare una bella scusa  per risparmiare denaro.
Lo è. In realtà, sì, si risparmia qualcosina, se non si calcola il valore intrinseco  del tempo impiegato per la realizzazione, ma il dono prodotto artigianalmente ha in sè una valenza insostituibile. E’ un dare qualcosa di sè attraverso l’oggetto, che diventa sintesi concreta di un pensiero, sempre inversamente proporzionale  per grandezza, all’affetto che l’ha generato.

Fine della predica.

L’OTTAVA REGOLA. IL DARE

Chissà quante volte nella nostra vita abbiamo incontrato  il detto ” Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se  poi perde se stesso?”  Quante volte nelle nostre ascese verso la vetta, trascuriamo e ci lasciamo alle spalle ciò che davvero conta? Un affetto, gli amici, i figli? Spesso il lavoro,il successo, l’ambizione ci avviluppano  dentro ai loro lacci, scavano trincee intorno a noi, alzano cortine impenetrabili di solitudine che ad un certo punto si mostrano in tutta la loro vacuità.
Quel temerario pensiero di autosufficienza ed egoismo è davvero per cuori forti, impavidi. Peccato che purtroppo, o per fortuna, nessuno sia così forte da resistergli. Perchè viviamo nel mondo, il mondo è fatto di persone e noi siamo esseri sociali che hanno nel  DNA un bisogno insopprimibile di comunicare.
(Apro un’altra piccola parentesi che mi riguarda. Stamattina, sull’autobus ho chiacchierato per tutto il tragitto con una ragazza che si chiama Ele. Non è la prima volta, e nel tempo si è quasi instaurata una piacevole amicizia. Quando siamo scese, mi ha detto:
“Sai? l’altro giorno parlavo di te col mio moroso. Gli ho raccontato che, dopo aver parlato con te, mi era rimasto addosso il buonumore e mi sentivo contenta. E’ bello trovare ancora qualcuno che ha questo dono.” Chi riesce a indovinare la contentezza che ho provato io a quelle parole? ) Spesso, pensiamo che sia il possesso delle cose a renderci felici, ma gli oggetti creano un’abitudine  al possesso, e dopo un po’, ci accorgiamo che la felicità suscitata è logora, sdrucita. E’ una felicità effimera e superficiale che non si stratifica.
La felicità, per essere considerata “di casa” dall’anima, deve andarci spesso e restarci a lungo.
Più la polverina glitter della felicità cadrà nel nostro cuore, più il nostro cuore ne sarà pieno. Dicevamo…
E’ un classico. Con le nostre scelte e le nostre rigidezze (non ultime quelle ideologiche)  sempre più spesso noi siamo artefici della nostra infelicità, e in momenti “topici” come Natale o Pasqua essa emerge annegandoci. Perchè?
Tutto l’anno  cerchiamo la felicità nel possedere  e /o nell’ottenere delle cose, ma il Natale, la Pasqua  sono lì a ricordarci che la

VERA FELICITA’ SI TROVA NEL DARE E NEL SERVIRE.

Provare per credere.  E’ incredibile pensare che la cosa che desideriamo più ardentemente è anche quella che possiamo ottenere più facilmente…. dandola agli altri.
E’ una legge di Natura: più si da e più si riceve.
E’  come seminare: da ogni seme piantato ne otterremo migliaia.
La bellezza di questa regola è proprio nella sua…magia. Come si può dare felicità se non la si possiede? Semplice

POSSIAMO OTTENERE LA FELICITA’.. DANDOLA.

Quando diamo gioia agli altri, immediatamente la riceviamo.
Come quando si spruzza del profumo: qualche goccia cade anche su di noi.
Come un sorriso, che ne attira subito un altro.

La FELICITA’ E’ COME UN BOOMERANG: RITORNA SEMPRE INDIETRO.

Non si può negare la piacevolezza, il benessere che deriva al nostro spirito dal fare qualcosa per i nostri simili, aiutare un altro essere umano.
In fondo, noi, non siamo egoisti per natura. Basta pensare all’amore genitoriale.

E ora dirò una cosa… controcorrente. Che non troverete in nessun libro. (neanche in questo di Adam Jackson, che è politically correct… ) La felicità è un sentimento divino… un sentimento che Dio vuole vivere con noi.  (ricordate il canto  “Dio si è fatto come noi per farci come Lui?” ) la felicità esprime perfettamente questo concetto. Dio è gioia. Tutto ciò che lo riguarda è gioia perchè LUI vuole la nostra felicità e il nostro bene e le leggi che ci ha dato non hanno altro scopo che questo: renderci perfetti come Lui nell’Amore perchè l’Amore  ci renda felici.
Senza Dio non si può essere davvero felici, perchè tutto ciò che non è di Dio è di Colui-che-non-deve-essere-nominato. (E io non sottovaluterei l’attività e l’interesse di quest’ultimo per noi. Il Diavolo è di bocca buona e non va tanto per il sottile: siamo noi che abbiamo fretta… lui ha tutto il tempo, fino alla fine del mondo.)

Naturalmente ognuno di noi ha delle potenzialità di dono incredibili. Basterebbe lasciarsi guidare dallo Spirito santo per capire qual’è il dono migliore che ciascuno è in grado di dare. Un primo passo è sm ettere di pensare al DARE in termini materiali.
Un sorriso, una parola di conforto, un pò di compagnia, una telefonata, una carezza, un moto di apprezzamento, sono il dono più bello e tante volte più trascurato.
Certo, il mondo ci ha abituati così: a quantificare il valore di un dono dallo scontrino. Tra i miei doni preferiti ci sono preghiere, parole di speranza e di conforto, gesti di vicinanza e abbracci, sorrisi. Economici, efficaci, infiniti. E graditi.
C’è così tanto bisogno di sorrisi e gesti solidali. Per molti, anche il semplice “essere ascoltati” è  già un sollievo.
Darsi agli altri per distogliere la mente dai propri pensieri…
Darsi agli altri e lasciare a Dio tutte le nostre pene…

GESU’ pensaci tu!  E Lui ci pensa, ci pensa.

Non aspetta che questo. Il nostro abbandono nelle sue braccia….
Diventiamo noi, per gli altri, ciò che Dio vuole essere per noi, l’Amore. Lì è la Felicità.