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Ciao a tutti…
Torno, dopo oltre due mesi, a parlare di felicità. Ce n’è così tanto bisogno, che condividere queste “regolette” con voi mi fa sentire  quasi “in obbligo” di parlarne. La felicità rende migliori le persone, impreziosisce i rapporti tra loro e rende più bello il mondo. La felicità accresce la fantasia, aiuta a trovare soluzioni, abbellisce le persone e illumina l’aura che le circonda. Personalmente credo  possa rappresentare “visivamente” l’aspetto trascendentale degli esseri umani. La felicità interiore, la vera gioia, sono l’effetto percepibile della pace del cuore, che deriva anche dal   

LA SETTIMA REGOLA: IL PERDONO.

Leggendo e raccontando delle regole della felicità, mi sono resa conto di una cosa che mi è capitata spesso in passato e che continua a capitarmi, in tante occasioni.
DI RIMANDARE.
Di rimandare a domani o in futuro, di dire, fare  e/o realizzare qualcosa. Poi il tempo passa e quella cosa finisce nel “dimenticatoio”, senza che poi mi si renda  veramente conto degli effetti, che questo comporta.
Mi consolo pensando che questo accade anche agli altri e che sono in buona compagnia.

Quasi sempre si vive semplicemente, alla giornata, seguendo gli eventi che si susseguono, senza stilare prima l’elenco delle cose da fare, senza darsi ordinatamente delle priorità. Molto spesso  sono gli altri a gestire parte della nostra vita, e quando tocca a noi, siamo impreparati.
Si segue l’onda che immediatamente precede, senza pensare che noi stessi siamo un’onda “dotata di volontà”.  Così, può capitare che, anche per quanto riguarda la felicità, pensiamo
che anche se non siamo felici adesso, LO SAREMO IN FUTURO.
Poichè per raggiungere i vari obiettivi della vita guardiamo in  quell’ unica direzione senza goderci la bellezza del viaggio, non badiamo alla felicità che ci passa vicino, che ci attraversa la strada… perchè pensiamo che LEI sia lì, al traguardo.
Poi si scopre che i successi e i trionfi per i quali abbiamo lavorato e vissuto non hanno in sè la felicità che noi ci vedevamo dentro.  Si scopre, con amarezza, di non essere mai stati davvero felici. La cosa terribile è ,che molto spesso, questa iperattività, questa sfida ad oltranza a se stessi  nasce da un’insoddisfazione, da un dolore intimo, da una “mancanza” che si cerca di colmare a tutti i costi.
Scavando nell’ animo si possono trovare sacche spaventosamente piene di risentimento e di rancore, quando non si tratta di vero e proprio odio. Guardandosi dentro solo un pochino più a fondo si possono trovare  mari tempestosi di rabbia e ira malamente nascosti. 

E’ DIFFICILE, DIFFICILISSIMO, ESSERE FELICI QUANDO SI COVANO NELL’ANIMA IRA E RISENTIMENTO.

Tante volte siamo così egoisti ed egocentrici che vediamo solo il “nostro” dolore.  Non riusciamo a staccarci dal nostro punto di osservazione e a essere obiettivi, realistici, umani.
L’odio chiude l’animo a riccio. Chi si sente ferito pensa solo alle proprie sofferenze, erge barriere e scava trincee. Soprattutto tende a giudicare, condannare ed eseguire la sentenza. E, se la cosa è già grave in sè per le conseguenze disastrose che produce, si aggrava ancora di più se si pensa all’ulteriore dolore che provoca.
Odiare produce odio, lo alimenta, dentro e fuori l’anima.
Odiare qualcuno per i suoi errori è una delle cose più facili da fare. Scontato. per certe persone, inevitabile. Ciò a cui non si pensa è che l’odio macera l’anima. La consuma, la disintegra, l’annienta. L’odio uccide la vita e la felicità.
Che fare, allora?   PERDONARE.

Il perdono è un’ottima medicina che cura, se non tutti, TUTTI I DOLORI DELL’ANIMA.
Il perdono cambia le prospettive, stende ponti invece di bruciarli, apre  porte invece di chiuderle, cura invece di uccidere.
Abbandonare le nostre inflessibilità per inchinarci alla vita, e al dolore, all’amore e al mondo può spalancare un universo di indicibile felicità.
Non c’è vendetta che ripari alcun torto, perchè odio e vendetta viaggiano nella stessa carrozza. Certo, bisogna fare un bell’esercizio di immedesimazione. Voler provare a “entrare” nell’altro. Siamo sempre così sicuri che noi non  siamo come l’altro! Che NOI AVREMMO FATTO SCELTE MIGLIORI.
Il fatto è che, se anche questo fosse vero, noi non siamo perfetti e anche a noi, PRIMA O POI, toccherà di dover chiedere perdono.
OK! L’orgoglio ci si metterà di mezzo per impedircelo, ma lo sappiamo benissimo che ne ha uccisi più l’orgoglio che il petrolio………..

Quello che voglio dire è che, pedonare gli altri fa bene prima di tutto a noi stessi. E, anche se i torti subiti, le angherie e le vessazioni  sono imperdonabili, per quel misterioso equilibrio che regge l’universo, preferisco lasciare a Dio la vendetta.
Scelgo di pensare a una giustizia perfetta che consente a me di  aver libero il cuore da rancori e risentimenti per far posto all’amore…. di entrare.
Se il mio cuore fosse una poltrona, vorrei essere io a decidere chi far sedere.

Tutte le religioni del mondo parlano del perdono, ma quello che non si deve perdere di vista è la sequenza di causalità-effetto legata al concetto di perdono: Se non perdoniamo, noi soli continuiamo a soffrire, frustrando i nostri desideri innati di felicità.
Due paroline ancora sull’inconsapevole capacità che abbiamo di autopunirci.

Lo sapevate che… la persona più difficile da perdonare siamo noi stessi? E’ così.
Quante volte ci è capitato di pentirci per degli errori commessi o delle azioni sbagliate?
Il pentimento è un sentimento sacro, perchè ci consente di rielaborare l’esistenza alla luce della coscienza. E la coscienza, anche se viene zittita, continua a raspare, come una grattugia. Pentirsi è un sentimento magnifico, perchè permette di “risintonizzarsi” sulla nostra umanità. Siamo esseri umani e non Dio. Riconoscere gli errori commessi ed accettarli ci pone sul primo scalino della perfezione, perchè ci consente di RIPARARE e RICOMINCIARE.

Se Dio può perdonarci, possiamo farlo anche noi.
Perdoniamo i nostri figli quando sono piccoli, perchè ne percepiamo le debolezze e le fragilità…  Cosa ci differenzia da loro, nell’ottica del mondo?
Di tanto in tanto, faremmo proprio un bell’esercizio mettendoci in disparte  a osservarci come se fossimo ancora bambini.
Corrono, cadono… Si sbucciano un ginocchio, piangono un po’, e poi….
SI RIALZANO. OGNI VOLTA.

Ah! Magnifiche lezioni di vita ci danno i bambini. Una bella litigata, quattro urla e poi di nuovo amici.
E, gli amici, i veri amici, sono uno specchio della felicità. Anche quando si piange.