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Le Regole della Felicità  1 L’atteggiamento

Ciao e un abbraccio fortissimo a tutti i miei lettori.

Ai fedelissimi, agli occasionali, alle persone che, ora e mai più capiteranno su queste pagine.
Questi appunti su come creare la propria felicità sono raccolti e raccontati per voi e per me.
Personalmente riconosco che sia difficile pensare alla propria felicità senza lasciarsi toccare dall’infelicità altrui e dall’altrui miseria tuttavia noi dobbiamo fare ogni sforzo per spargere intorno a noi petali di rosa e non puntine da disegno… rendere soffice soffice il posto dove posare il cuore…
Un’ultima, piccola raccomandazione, prima di iniziare: non alzate subito riserve su quanto leggete, siate docili e, per quanto possibile, arrendevoli. Sperimentate prima.


LA PRIMA REGOLA
L’ATTEGGIAMENTO


La “Regola aurea” della Felicità è molto semplice:

SI E’ FELICI NELLA MISURA IN CUI SI E’ DECISO DI ESSERLO

In parole semplici, quello che conta di più per essere felici è

L’ATTEGGIAMENTO.


Molto spesso noi pensiamo che sono le cose a renderci felici.
Vincoliamo la nostra felicità all’esaudimento di un desiderio. Un lavoro, un’automobile, un amore, una casa. Pensiamo che se “avremo quella cosa” che vogliamo, saremo felici.
La verità è che NOI POSSIAMO SCEGLIERE DI ESSERE FELICI.
Il problema è che nel corso della vita spesso acquisiamo atteggiamenti negativi che sono i veri responsabili della nostra infelicità.
Uno di questi, ad esempio, è costituito dalle aspettative negative nei confronti della vita.
Ci è stato insegnato al aspettarci il peggio, perché in tal modo non verremo delusi.
In realtà questo modo di pensare, pur se molto diffuso è falso, perché distrugge i sogni e ci impedisce di sperimentare la felicità.
Certo, può sembrare che, se uno si aspetta il peggio e questo accade, non resterà deluso mentre se il peggio non accade resterà piacevolmente sorpreso.
SE CI SI ASPETTA IL PEGGIO, SI SPERIMENTERA’ INVARIABILMENTE IL PEGGIO E VICEVERSA.


Se in una stanza, devo individuare e memorizzare degli oggetti di un colore, poniamo il verde, difficilmente individuerò e memorizzerò oggetti blu.
Così facciamo nella vita: cerchiamo il peggio e quello vediamo, lasciando sfuggire tutto il meglio.
Aspettarsi il peggio fa perdere di vista tutte le cose buone della vita.
Concentrarsi su ciò che non si ha piuttosto che su ciò che si ha significa vedere solo ciò che manca. Il famoso bicchiere “mezzo vuoto”. Peccato che, facendo così, ognuno crea la propria infelicità.
Tutto ciò che è esterno a noi – denaro, automobili, proprietà, fama e fortuna – è irrilevante.
È il nostro atteggiamento verso la vita che determina la nostra felicità nella vita,
ergo DOBBIAMO SOLO CAMBIARE IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO
La fontana della gioia deve sgorgare dalla mente: se non si cambia l’atteggiamento, invano si sprecheranno sforzi ed energie.
Se uno agisce aspettandosi un fallimento, subirà sentimenti di inadeguatezza, imbarazzo, vergogna… si lascerà trascinare dagli atteggiamenti negativi che egli stesso ha creato. Sarà più nervoso e sfiduciato. Andrà sicuramente verso un fallimento.
Ma se una persona guarda alla vita con occhio fiducioso, si sforza di guardare “il bello” della vita, sicuramente da alla sua giornata una possibilità in più di essere magnifica

CIASCUNO SCEGLIE QUALI SENTIMENTI PROVARE.


Certo la tragedia, la sofferenza e il dolore , possono affacciarsi nella nostra vita, ma un modo per affrontarli è trovarvi dentro qualcosa di positivo, di significativo.
Anche di fonte al dolore più grande, l’unico modo per superarlo, questo dolore, è


CREARE QUALCOSA DI POSITIVO

Non vi è nessuna esperienza di vita che non porti con sé un dono, qualcosa che può essere di giovamento alla nostra esistenza e a quella di coloro che ci circondano: dobbiamo solo scegliere di cercarlo.
È il significato che attribuiamo agli eventi della nostra vita – e non gli eventi in quanto tali – a determinare i nostri sentimenti nei loro confronti.
In sostanza.
È possibile reinterpretare la maggior parte delle esperienze della nostra vita, attribuendo loro un significato positivo.
Qualcuno dirà: “Fosse facile”. Non sempre lo è.
Ma se non riusciamo a vedere un lato positivo, generalmente questo significa che non ci stiamo sforzando di trovarlo. Non riusciamo a porci domande positive.
“Che cosa posso imparare o in che modo posso trarre beneficio da questa esperienza?”
Durante la giornata, il nostro subconscio si pone continuamente domande a cui deve dare risposte. In questo consiste il pensiero. Domande, risposte, sentimenti.
Se siamo infelici o depressi vuol dire che ci stiamo ponendo le domande sbagliate.
Ci chiediamo cosa non va invece di soffermarci sui lati positivi.
Bisogna allora
PORSI DOMANDE POSITIVE, PER AUMENTARE IL NOSTRO POTERE ED ESSERE IN GRADO DI PRODURRE SENTIMENTI POSITIVI
Ma quali sono queste domande?

1) Qual è il lato positivo di questa situazione? Quale potrebbe essere il lato positivo? Bisogna cercare il rovescio della medaglia all’interno di qualunque circostanza. Qualsiasi cosa può essere reinterpretata. Abbiamo il potere di arricchire la nostra vita attraverso qualunque esperienza attribuendole un significato positivo.

2) Che cosa non è ancora perfetto? Una domanda come questa presuppone un evolversi positivo delle cose e genera un sentimento ben diverso da quello generato dal chiedersi: “Che cosa c’è che non va?”.

3) Che cosa posso fare per cambiare le cose nella direzione che desidero, e contemporaneamente per divertirmi? Una domanda come questa aiuta a delineare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per porre rimedio alla situazione e inoltre per rendere gradevole l’intero processo.
Non mi dilungherò nel fare esempi, perché le situazioni a cui sono applicabili queste domande sono pressoché infiniti, e ognuno può applicarle nella sua vita come meglio crede e trovare le risposte più adatte, più giuste per lui. O lei.
L’essenza di un atteggiamento sano e felice nei confronti della vita può essere riassunta in un’unica parola:


GRATITUDINE


Sembra incredibile ma una tra le più infallibili Regole della Felicità consiste semplicemente nel coltivare un atteggiamento di gratitudine, cercando motivi per essere grati.
E basterebbe pensare a certi malati, a certi disabili che, pur nelle loro infermità e privazioni, sono grate per il dono della vita. Si sentono vive.


La differenza tra una persona che vive una vita magica e chi vive una vita banale non risiede negli avvenimenti della loro esistenza: risiede negli atteggiamenti.
L’atteggiamento è il pennello della mente con cui coloriamo la nostra vita.
E possiamo scegliere qualsiasi colore.
A me piacciono molto tutte le tinte pastello…