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Una storia avvincente ispirata dagli Arcani Maggiori

Una storia avvincente ispirata dagli Arcani Maggiori

Ciao ai miei amici lettori…

Rispondo con un post al quesito di Leo sui progressi della mia campagna editoriale….

Non ho venduto ancora neppure un libro….

Ma la soddisfazione di sapere che piace a coloro che lo hanno letto non ha prezzo.

E non solo. Qualcuno lo ha già prestato ad amici e conoscenti.

Lo so. Chi lo ha ricevuto in dono non rinuncia a far leggere la dedica “personalizzata”.

A far sapere che, non solo mi conosce, ma che ha un posto nel mio cuore.

La famosa “sdraietta sotto l’ombrellone, in riva al lago del mio cuore, con tanto di bibita fresca”.

Ecchissenefrega se il Mondo, scritto con la M maiuscola, non conoscerà questo capolavoro della letteratura italiana versione mignon. Nel mio mondo, nel mondo dei miei amici, dei miei parenti…. Nel mondo che amo e nel quale mi sento amata, il mio “royal baby” cartaceo ha già trovato zii e zie, nonni e nonne, amici e cugini…. È già stato accolto e voluto bene… gira nelle case come uno di famiglia.

Cosa potevo volere di più?

Ma non è finita qui.

Grazie all’interessamento di un “lettore eccellente” io, la sua mamma, ho già rilasciato la mia prima intervista. INTERVISTA. Con tanto di fotografia (del baby) pubblicata sull’Intranet aziendale di TELECOM ITALIA E rivolta a tutti i colleghi.

Vi viene in mente una soddisfazione più grande?

Io sono senza parole. E già questo la dice lunga.

Così l’ho detto, lo ribadisco e lo sottoscrivo.

Se questo mio pargoletto avrà il carattere di “battersi” a mani nude e non avrà paura di camminare da solo sono certa che potrà fare strada. Perché io ci credo, il lui. E lo accompagnerò sulla via, soltanto fin dove sarò in grado di farlo.

Ogni scrittore ha i lettori che si merita. E i miei, di lettori, sono proprio di un’altra categoria. Sono AMICI.

11 Luglio 2013

Stefania si schermisce, lo definisce un racconto, perché si tratta di un’opera di poco più di 100 pagine, ma in realtà è molto orgogliosa di lui, perché si tratta della sua prima opera, che, come spiega la quarta di copertina del libro, descrive “una storia avvincente in cui i personaggi prendono le caratteristiche degli Arcani Maggiori dei Tarocchi e gli eventi si vestono di mistero. Ma non è magia, è solo vita.”

Ma a raccontarci la genesi dell’opera, sarà proprio lei Laura, che lavora come centralinista a part-time nella Sede Telecom Italia di Trento.

Laura, come hai avuto l’idea di partecipare ad un corso di scrittura creativa intitolato Sulla strada del Matto?

Mi sono sempre occupata di scrittura ma è solo dopo la laurea che ho avuto più tempo per farlo seriamente.

Nell’autunno del 2008 avevo partecipato a un corso di scrittura creativa e da quell’esperienza è nato il romanzo collettivo Pochi silenzi.

L’amicizia nata tra noi autori si è concretizzata con la creazione di un gruppo letterario a San Michele all’Adige che ha prodotto varie pubblicazioni di racconti, soprattutto in occasione della festa della donna, e bene si inserisce nelle attività culturali locali.

Come sai, scrivere è un po’ come mangiare ciliegie: se cominci non riesci più a smettere.

È nata la voglia di riprovarci con qualcosa di più interessante.

Quando la scrittrice trentina Anna Tava ha proposto un corso di scrittura ispirato agli arcani maggiori dei tarocchi per la stesura di un libro individuale, non ho avuto dubbi.

Che cosa hai pensato quando ti è stato richiesto di scrivere una serie di racconti brevi ispirati ai tarocchi?

L’ho considerata un’ottima opportunità narrativa. Un modo nuovo di giocare che non conoscevo.

Il corso è stato un pretesto per mettermi alla prova.

La provocazione della conduttrice era quella di sviluppare la capacità di costruire personaggi usando gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, che sono molto dettagliati e ricchi di simbologia e pertanto rispondevano pienamente allo scopo. Niente di occulto, anzi, un’azione molto concreta.

Il percorso si svolgeva completamente on-line. Ogni settimana, si riceveva la descrizione di un Arcano su cui si doveva costruire un personaggio e una storia. Il racconto breve (intorno alle 5000 battute) doveva essere accompagnati da un’illustrazione che avrebbe dovuto anch’essa stimolare le idee attraverso l’uso di un altro linguaggio espressivo.

Si sarebbe così composto anche un mazzo di carte personalizzato.

Durata del corso 22 settimane, più un mese per correzioni, revisioni varie, impaginazione, ecc… Molto impegnativo!

Hai trovato delle difficoltà a scrivere condizionata a dei vincoli così precisi?

Ammetto che, da subito, alcune regole mi sono state un po’ strette. I tempi, soprattutto.

E poi volevo andare oltre il racconto breve, fine a se stesso.

Mi intrigava di più lavorare su una trama più complessa, che costringesse me e chi mi legge a uno sforzo di creatività.

Mi affascina l’idea di interazione scrittore-lettore.

Il vincolo delle tre-quattro paginette (A5) per capitolo non è stato problematico.

Era dettato essenzialmente da questioni tecniche, di tempo e di lunghezza del libro finito ad esempio, ma anche dall’esigenza di un testo pulito, essenziale, veloce da leggere.

Credo che in un corso di scrittura si impari proprio questo: se un personaggio è forte, ben delineato, basta uno spunto ed è lui stesso a raccontarti la sua storia.

La vera difficoltà è stata quella di far scorrere la vicenda rispettando la collocazione dei personaggi/carta e riuscire a tenere il lettore fino all’ultima pagina. Per questo ho scelto il genere letterario del giallo. I lettori diranno se la sfida è vinta.

Come se la sono cavata gli altri partecipanti al corso?

Eravamo in sei, compresa la conduttrice. Ci sono altrettanti libri stampati.

Io però sono stata l’unica a imbarcarmi in un racconto lungo, collegando le carte. Gli altri si sono attenuti alle regole e hanno scritto racconti singoli. Per questo ho faticato di più. Fra le altre cose, questa sfida ha palesato la mia testardaggine.

Quali sono state le storie più facili da scrivere e quelle dove hai trovato le maggiori difficoltà?

A dire la verità, alcune storie si sono scritte… da sole.  Soprattutto quelle dove è l’interiorità a esprimersi. Più complicato inventare un mondo aristocratico, dare spessore a personaggi immaginari per renderli veri, attuali. Penso all’Imperatore, L’Imperatrice, Il Diavolo e La Morte… Ma è lì che il gioco diventa interessante.

E quelle che ti sono più care?

Alcuni personaggi li ho cesellati con vero affetto, come L’Appeso e La Temperanza, La Giustizia e La Stella, La Luna…. ma tutti, anche i personaggi negativi, sono stati un banco di prova che non ho cercato di aggirare. Le sfide fanno crescere solo se si accettano e… si superano. Dici che dopo questo libro dovrò andare dallo psicanalista?

Questo romanzo dove è ambientato?

È ambientato in una grande città europea … inventata. Inizialmente avevo pensato a Milano, poi, per mimetizzare alcuni nomi, Mina Dike, (La Giustizia), Faith Paladini Rocca (La Temperanza), La star, Katarina Vertova (La Stella), Selene Flaherty (La Luna) e altri ho preferito dare alla mia metropoli un respiro più internazionale…

Appartiene ad un genere letterario preciso?

 Sì, è un giallo.

Oltre a scrivere sai dipingere, perché i Tarocchi presenti nel libro sono stati fatti da te.

Ho realizzato le mie carte ad acquerello, rielaborando liberamente immagini prese da internet. È da lì che mi è tornata la voglia di riprendere i pennelli in mano.

Come hai scelto il titolo dell’opera?

Per opportunità. Dal Matto al Mondo, Racconto in 22 carte.  Il Matto e il Mondo sono la prima e l’ultima carta degli arcani maggiori e dall’una all’altra si sviluppa il racconto. Semplicemente questo.

Nella prefazione si parla di un romanzo diversamente altro, perché?

“Diversamente altro” perché, a differenza del romanzo classico, non c’è un eroe, un protagonista che emerge e a cui il lettore può affezionarsi o odiare.

Tutte le carte hanno lo stesso peso narrativo, ognuna è importante all’interno del suo capitolo ma nessuna lo è completamente all’interno del romanzo.

E, purtroppo, ne costituiscono il limite.

Un modo per dire che quando tutti sono speciali, nessuno è più speciale. Per i tarocchi, come nella vita, l’unicità è tutto. Nessuna carta è simile ad un’altra ma tutte concorrono equamente alla storia.

E la storia può essere bella, bellissima lo stesso.

In fondo al libro ci sono tre paginette dove “completi” le storie. Era previsto dal corso o ne hai sentito la necessità?

Le considero un atto di rispetto nei confronti di chi è arrivato fino alla fine. Hanno solo lo scopo di “chiudere” questa sessione della storia. Niente ci dice che “qualcosa” d’altro non potrebbe ancora accadere….

Le storie inventate hanno questo dono…. E no, non era previsto. Sono personalizzazioni in cui ognuno rivela le proprie peculiarità di pensiero.

Che cosa hai imparato da questa esperienza?

È bello creare e lavorare intorno a un progetto. Condividerlo con altri che fanno lo stesso percorso per crescere insieme. Scrivere è sempre un’avventura. Viverla insieme agli altri è renderla meravigliosa.

Cosa hai in mente per il futuro?

Ci sono un paio di libretti che vorrebbero vedere la luce: una raccolta di poesie, naturalmente, e una di racconti. Magari solo per me e i miei familiari. E poi… chissà in quali guai potrebbe cacciarsi Mina Dike, se non la tengo d’occhio….

Grazie Stefania

Grazie a te, Andrea. E buona vita.