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ostiario

Il traliccio sbucò  improvvisamente dietro l’ultima curva. L’erta salita lo proiettava altissimo verso il cielo. Lillo, con un ultimo forzo, lo raggiunse e vi si lasciò cadere. Camminava dall’alba ed era sfinito e senza fiato. Bevve dalla borraccia e sorrise.

“Bella scorciatoia davvero, per evitare i tedeschi!”  ironizzò. Quel vecchio sentiero abbandonato coperto di rovi e sterpaglie, poco a monte di quello più battuto, lo aveva massacrato.

Era piene di escoriazioni; la testa e il petto gli dolevano fino a esplodere.

Tastò sotto la camicia per assicurarsi che il piccolo ostiario nell’involto appeso al collo fosse al suo posto. “Gesù, ti ringrazio, che m’hai fatto arrivare.” Sospirò.

Il don glielo aveva tanto raccomandato.

“Arriva su alla Cima del Lupo e resta nascosto. – Uno dei ragazzi del Fregonese verrà a prenderti per portarti all’accampamento. Sii prudente e sta’ attento a non farti beccare dai cecchini.”

Aveva seguito quasi tutte le istruzioni, tranne l’ultima. Adesso era lì. Il sole pioveva tra gli abeti con chiazze di luce e d’azzurro.

L’odore del sangue gli suscitò un conato di vomito e nessun pensiero. Svenne.

“Bravo, il ragazzo.- Stava dicendo una voce roca. – Un vero soldato. È riuscito a portarci il codice grazie all’ingegnosa idea del prete: copiato con l’aceto su dischetti di carta confusi tra le ostie.”

“E fortunato, pure.”

Lillo girò la testa verso le voci e il comodino.

Trapassato da un proiettile di mitra c’era il piccolo scudo d’oro di Don Luigi.

 

Raccontino scritto qualche tempo fa…. col vincolo delle 1500 battute.
Ogni tanto ne spunta fuori qualcuno…