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Primavera
Due righe sull’arrivo della primavera stasera voglio scriverle anch’io.
Dopo l’abbondante nevicata tra domenica e lunedì scorso, (30-40 centimetri in collina e poco meno in città) il bel tempo di questi ultimi tre giorni sta, di fatto, allontanando il ricordo di quest’inverno interminabile.
I rimasugli della neve corrono in mille rivoli mentre il cielo scintilla in tutto il suo terso splendore.
Alcuni arbusti, lungo la recinzione del cortile, si sono coperti di piccoli fiori gialli ancor prima della nevicata e ora ravvivano coi loro colori i rami spogli di un lillà e qualche stelo spinoso.
L’aria è frizzante. Il sole ha modificato vistosamente la sua traiettoria e con tutta la sua potenza ha fatto svanire la coltre bianca dai tetti delle case.
C’è un gran desiderio di luce. Di un abbraccio che sciolga la voglia di segregarsi in casa, di nascondersi al freddo e alla tramontana.
La vitalità della primavera spacca con gentilezza le cortecce e le prime gemme bucano i rami del rododendro.
Tutte le piante di casa e in ufficio hanno ripreso gagliardamente a fogliare con un’espressione d’incontrollabile vitalità.
C’è un fermento, neppure troppo nascosto, che al primo, vero, caldo esploderà in tutta la sua prorompente energia.
Non è magia. È vita.
È l’amore del Creato per noi che si rigenera e si espande, per rammentarci la nostra rigenerazione e il nostro rinnovamento intimo e fisico.
Un’interconnessione col Tutto che spinge il nostro sguardo in alto, il nostro corpo avanti, la nostra anima Oltre.

Chiedimi perché amo Primavera.

Lei mi trascinò via dalla nebbia
dalle piogge della solitudine.
Con un mazzolino di violette
carezzò i sensi e, con la sua brezza,
sciolse l’ultima neve sul cuore.

Tra le sue braccia
ti dissi “Sì”
e, da allora, è sempre primavera.

A primavera
nascono i poeti,
i bambini e le speranze.
Esplodono
le gemme dei fiori,
gli amori e le rivoluzioni.

Non puoi seppellirmi
a primavera

perché risorgo nuova.
Arbusto, erba. Idea.
Ogni volta
più forte e bella.

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