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La mattina è sempre la solita storia. Ti alzi più stanca di quando sei andata a letto e ti getti sotto la doccia per lavar via malumori e delusioni. È lunedì e vorresti che fosse già venerdì. Una tragedia insomma.

Accendi la radio perché la musica ti fa compagnia, anche se i Metallica, a quest’ora, proprio non ci volevano e scegli una camicia dai colori delicati: oggi c’è riunione con l’avvocato e devi essere in tiro.

Manca un quarto alle sette. Prepari la moka e mentre aspetti il caffè ti infili i collant contenitivi. È la prima volta per quelli. La pancetta, finora tenuta sotto controllo,  adesso deve anche  essere arginata. Non c’è tempo per elucubrazioni sul tempo che è passato. Sta passando, ora, e sei già in ritardo.

La gonna, la giacca, un velo di make up  per ricompattare la pelle del viso, ancora soda e liscia ma spenta. Ti sorridi nello specchio per cancellare quella maschera che neppure le labbra ben disegnate oppongono alle parentesi che le contengono. Ti sforzi di sorridere per memorizzare la tua faccia più bella di com’è e offrirla a chi ti incontrerà. Il sorriso è il velo che usi per nasconderti, per chiuderti, per sfuggirti.

Non ti curi dei vicini, scendendo le scale di corsa, con i tacchi che scandiscono tutto il nervosismo della fretta. Anche il motore dell’auto ruggisce, due, tre volte prima che il silenzio torni nel cortile.

Ecco. Un’altra settimana è partita. Con gli stessi appuntamenti, le stesse persone, sempre negli stessi corridoi, gli stessi uffici.

Il lavoro non è male, lo stipendio decente. Otto, dieci ore al giorno per cinque giorni e poi Roberto.

Roberto che vive e lavora con i suoi, a Brescia.

State insieme da otto anni. Una vita. Una vita piccola, importante, preziosa. O forse un’abitudine che non hai in coraggio di spezzare perché dietro c’è il nulla.

Non vuoi ammetterlo ma sai che è così. Anche se le tue serate sono pianificate come un’autostrada.

Stasera il cineforum, martedì e giovedì palestra, venerdì  la spesa perché arriva lui.

Il mercoledì era destinato a un buon libro o a due chiacchiere fra amiche davanti a un gelato, ma ha finito con l’essere sera di bucato e pulizia di casa. Ti va bene qualche volta, che finisci presto e puoi tornare a casa a farti due spaghetti. Non l’avresti mai detto. Una volta mangiare fuori era il massimo della vita adesso non vedi l’ora di poterti fare anche solo una bistecca, ma cotta come vuoi tu. Hai sperimentato tutte le tavole calde del centro, dalle più sfiziose alle più economiche ma in fondo sei di gusti semplici e te la cavi con un panino o un trancio di pizza.

“Dany? Vieni a pranzo con me, oggi?”

“Sì, ma all’una. Ho ancora quella pratica, la  Renzi/Martinelli ricordi? Da portare in Cancelleria. Ti raggiungo al Glenda, da lì.”

Non hai voglia di dire a Patrizia che hai mal di stomaco e che le sue storie ci aggiungeranno il mal di testa.

E non le dirai che ti sta sulle scatole per tutte le scemate che dice. Che è solo per stanchezza che non la mandi a quel paese.

La giornata scorre piuttosto veloce, con le seccature e i contrattempi di sempre. Mai una giornata che fili liscia e senza discussioni. La settimana scorsa, ad esempio c’è stata una fuga di informazioni riservate e solo per un capello è stato possibile salvare una causa. Ergo: riunione degli avvocati in seconda per la strigliata. Tu non c’entri ma devi andarci lo stesso. È la prassi. Quando uno sbaglia è tutto il gruppo che ci va di mezzo. “Una volta – pensi – ti avrebbero preso da parte, per non umiliarti, adesso invece è proprio quello che vogliono fare”.

In un paio di occasioni hai anche pensato di andartene ma, all’indipendenza che ti da quel lavoro, proprio non vuoi rinunciare.

È il motivo per cui tu e Roberto, a fasi alterne, litigate da un paio d’anni.

Lui vorrebbe  che tu ti trasferissi dalle sue parti. La casa c’è, i soldi non mancano. Lui è titolare della piccola impresa che gli ha lasciato suo padre e tu un’avvocatessa in carriera. Lui ti ama tantissimo e lo sai, ma tu spesso ti chiedi se lo ami davvero o solo ti piace da morire. Perché Roberto è bello. Alto, snello, con gli occhi scuri e i capelli un po’ lunghi, lucidi e neri. È elegante anche con un asciugamano in vita, e ha classe da vendere. È gentile premuroso. Praticamente perfetto.

Ma allora cosa c’è che non va?

Forse è troppo perfetto e non ti sembra neppure di meritartelo.

I tuoi ti hanno insegnato che non si ottiene mai niente per niente, e tu la lezione l’hai imparata benissimo.

Pensi che, senza un lavoro, varresti di meno. Anche ai suoi occhi. L’idea di dipendere economicamente da lui ti fa star male, anche se ti ha ripetuto mille volte che in azienda c’è posto anche per te.

O forse sono i cinque anni di meno che te lo fanno sentire irraggiungibile.

Lui la fa facile. Ti prende fra le braccia, ti bacia e fa sparire tutto il mondo intorno.

Lo sapeva che da qui non vuoi andartene. Ci sono le tue montagne, l’aria pulita, tutta la tua famiglia. Così grande e importante che ti spaventa lasciarla per fartene una tutta tua.

Quando ne parlate, lui tace sconfitto. Invece d’impuntarsi, di controbattere per la tua testa dura si limita a stringerti forte, a carezzarti più dolcemente. Sussurra parole tenere, che tu sola puoi sentire.

Scrive, telefona quasi ogni giorno, viene ogni fine settimana cascasse il mondo.

Ormai ci sei abituata a lui. In questi anni, non hai mai preso in considerazione un abbandono.

Ad un certo punto della vostra storia eri convinta che avrebbe mollato, ma adesso non più.

E anche tu vivi tutta la settimana aspettando il venerdì sera. Qualsiasi seccatura passa se pensi a lui.

Cerchi di non farlo perché non è serio aggrapparsi a qualcuno così, come se la tua vita dipendesse da quello. Pensare a Roberto però, a lui come persona, scardina le tue sicurezze e tu, questo non puoi proprio tollerarlo. A costo di soffrire, per dimostrare che hai ragione. D’altra parte, molti ti conoscono come La Grande Berta perché finora hai sempre raggiunto gli obiettivi prefissati. Diventare socio associato nello studio  legale Bregantini-Scarpa prima dei quarant’anni è stato uno degli ultimi paletti che ti sei imposta.

E ci manca tanto così.

Stanotte hai dormito malissimo. Quel sugo piccante sugli spaghetti non l’hai proprio digerito.

L’urto del vomito e un incubo terribile ti scaraventano fuori dal letto.

Hai sognato che Roberto andava a schiantarsi con la sua Lancia proprio all’uscita dell’autostrada.

L’immagine dell’auto accartocciata sullo spartitraffico e il sangue dappertutto non si cancellano neppure dopo che ti sei alzata e cerchi di svegliarti con delle abluzioni di acqua gelata. Ti senti strana, inquieta.

L’acqua per la doccia ci mette un’ora per scaldarsi, il caffè è cattivo come la peste e rompi due paia di calze nel tentativo di infilarle. Puoi farcela a rallentare il tremito delle mani ma non così tanto da riuscire a truccarti. Hai freddo e caldo, vuoi uscire e vuoi restare ma una paura senza ragioni ti inchioda al pavimento del salotto.

Lì Roberto ti ha baciata ieri mattina alle cinque. Senti ancora sulle labbra le sue, al sapore di caffè.

Senza sforzo senti le sue braccia che ti stringono rassicuranti. I suoi capelli sono morbidi e il suo sguardo innamorato.

“Ho deciso. – Ti ha detto  sottovoce. – Questa volta mollo tutto e resto con te. Per sempre.”

Tu invece non hai ancora avuto il coraggio di dirgli che sei incinta. Hai dovuto combattere con te stessa, prima di tutto, per decidere se tenerlo o no, questo bambino. Ma adesso non hai più dubbi.

Quel grumo di vita che ti sta facendo sballare tutti gli ormoni è il nodo che ti lega a Roberto più di quanto lui stesso non avrebbe voluto. E tu, così precisa, non puoi e non vuoi chiamarlo errore.

Vacilli…

Pensi che, per una volta, in tanti anni, potresti darti malata…

Per distrarti accendi la tivù. Una leggera vertigine ti fa sedere al tavolo di cucina.

   La notizia è tagliente, precisa come un bisturi:

“Giunge in redazione, in questo momento, la notizia di un grave incidente stradale avvenuto all’alba sull’Auto Brennero. Un giovane imprenditore bergamasco, Roberto Cortesi, è andato a schiantarsi con la sua auto, in fase d’uscita, sulla colonnina spartitraffico di Trento sud… Si pensa a un colpo di sonno…