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Klimt Madre con bambino[1]


Donne nel cuore


“Papà, posso chiederti una cosa?”
“Certo cara, dimmi pure.”
“La maestra ci ha detto di scrivere dei pensierini per la Festa delle donne, ma io non so proprio cosa scrivere. Tu avresti qualche idea da darmi?”
“Non saprei. Io ho conosciuto donne diverse nella mia vita, e in qualche maniera tutte mi hanno dato qualcosa.
Una mi ha fatto piangere, una mi ha fatto felice, un’altra mi ha reso immortale, ma tutte mi hanno DATO QUALCOSA.
La prima era bellissima. Aveva una gran treccia bionda e gli occhi più azzurri che avessi mai visto.
La vidi davvero, un giorno, mentre stendeva il bucato sui fili tesi ai margini dell’orto. Cantava una nenia dolce di paese e la sua lunga gonna svolazzava nel fresco venticello di marzo.
Io, seduto in un angolo l’ascoltavo e sognavo.
Sentivo le sue braccia sode stringermi teneramente, e ancora è vivo il ricordo del battito regolare del suo cuore, quando poggiavo la testa sul suo seno. Aveva un seno grande, sai?”
“Ma papà cosa mi racconti? Non le voglio sentire queste cose”.
“Perché? non c’è niente di male. Mi raccontava un mucchio di storie, e qualche volta, anche bugie.
A fin di bene, ho scoperto poi, per non farmi soffrire.”
“Ma papà, tu dici sempre che bisogna dire la verità.”
“Pensa che una volta ero caduto nel rigagnolo che corre dietro casa e mi salvò la vita.
Mi fece rinascere per la seconda volta e io neppure la ringraziai.”
“ Mi prendi in giro. Non ci credo.”
“Per non contare le volte che mi ha consolato quando ero triste e solo, e mi sentivo infelice e incompreso.”
“Ma se sei sempre allegro! Tu m’imbrogli. Se era così affettuosa e dolce, se tu le volevi così bene, perché dici che ti ha fatto piangere?”
“Perché quando una mamma muore ti si strappa sempre dentro un lembo di anima. Si riprende il pezzetto che ti aveva dato con la vita, per tornare a Dio in tutta la sua integrità.”
“Ma allora parlavi della nonna. Non avevo capito, scusa.”
“Non scusarti piccola, non ne hai alcun motivo.
Anche la seconda era, ed è, bellissima.
Tanto piccola da stare nel taschino del gilet, come una bambolina mignon.
Piccola si, ma testarda, ostinata come io non sono mai stato. Rivo determinato e costante nello scavare la roccia delle avversità.
Il suo sorriso splende ancora come un sole e rischiara ogni giorno della mia vita.
È indomita, coraggiosa, un vero soldato. Sa fare tutto tranne le scarpe e l’astronauta.
Al pari, è gentile e fantasiosa invadente e chiacchierona, disordinata e instancabile.
La mia piccola ape operaia, ma anche farfalla, rondine, aquila.
Oh sì, con lei mi sono proprio divertito. Mi diverto davvero.
Abbiamo giocato insieme il gioco dell’Amore e della Felicità.”
“Papà, smettila. Smettila subito. Non voglio che mi racconti porcherie.”
“Ma bimba, non ci penso neppure. È bellissimo questo gioco. Si sceglie un posto dove stare insieme e ci si scambia continuamente doni, pensieri, sogni. Tutto il buono, come le parole gentili e le attenzioni, i pensieri e i sorrisi si moltiplica e, tutto l’amaro, come le difficoltà e le solitudini, le tristezze e i mali fisici si spartiscono.”
“Come facciamo io con mia sorella?”
“È molto, molto di più.
E più il tempo passa, più il gioco è avvincente e vorresti giocarci. Semplicemente non vorresti smettere mai. Non ti stanchi e non ti annoi, vinci sempre. Perché in questo gioco si vince in due. Sempre dalla stessa parte.
Questa donna mi ha dato una vita nuova con tanti motivi dentro per viverla. Tanta tenerezza e futuro, e poi colori e melodie, profumi e sensazioni. Ha creato tanto spazio in me e l’ha riempito, e ancora e ancora crea e riempie, e mi fa ricco e felice.”
“Ma allora questa donna è la mamma?”
“Sì bimba mia, è lei.”
“E tu gliele dici queste belle parole?”
“Le vivo con lei. Ho imparato da lei a dirle: “Ti amo.”“
“E com’è la donna che ti ha reso immortale?”
“ È una donna piccina piccina. La più impertinente e scavezzacollo con la quale abbia mai avuto a che fare. Mi ha insegnato, più di chiunque altro a preoccuparmi per lei. Con lei torno bambino, fantastico di castelli incantati e di draghi, di avventure e di magie. Per lei guardo con più attenzione verso il futuro: lo vedo carico di promesse ma anche irto di insidie e prego di poter essere il braccio su cui poggerà la mano,quando, cresciuta, andrà alla conquista del mondo. È lei il mio gancio nel Tempo e la mia Speranza.”
“Come parli difficile papà. Non capisco niente di quello che dici. Una donnina “piccina piccina”? Come Pollicina… allora … Sono io?
“Sì, figlia mia, sei tu, proprio tu. Quando ti vedo fiorire, mia piccola donna, vedo tutta la bellezza dell’Eterno, tutta la grazia del Creato. Tocco, con le mani, il Mistero della Vita.”

 

 

Ciao a tutti…
Posto stasera un raccontino scritto nel 2010 per la Festa delle donne…
Niente di che…
Solo piccoli pensieri scritti per le donne e dedicati agli uomini che le amano invece di possederle….”