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Il Libro della Gioia

Quando Lidia arrivò sul piazzale, vide il tram che stava per svoltare l’angolo e sparire. Con un moto nervoso scacciò lacrime di stizza ed entrò nella sala d’aspetto deserta. Aveva corso in bicicletta sotto la pioggia ed era bagnata e senza fiato.

Sconsolata si lasciò cadere sul sedile, senza forze.

Sulla panca di fronte a lei un piccolo oggetto la incuriosì. Era un libricino di pelle bordeaux.

Sul frontespizio, a caratteri d’oro, spiccava il titolo:  Il Libro della Gioia.

Dio solo sapeva quanto aveva bisogno di  un po’ di equilibrio e serenità: tra Lucio disoccupato, il suo contratto di lavoro in scadenza e Cristina, che non andava bene a scuola, tutto pareva crollarle addosso.

Lo aprì. In un elegante corsivo c’era scritto:

“Questo libro è tuo fino a quando non avrai trovato la felicità. Allora scriverai il tuo nome nell’ultima pagina e lo abbandonerai”.

Un brivido la scosse. Lei, davvero felice, non era mai stata. Ansie e difficoltà l’avevano resa dura e insensibile come un grumo di cemento.

Lo sfogliò. In fondo al libretto c’erano pagine fitte di firme.

Cominciò a leggere lentamente, emozionandosi e piangendo più di quanto avrebbe creduto possibile. Più leggeva e più piangeva, come se il grosso nodo che le attanagliava il cuore si stringesse ancora di più, prima di sciogliersi definitivamente.

Non ricordava d’essersi mai sentita così leggera e serena. Amata e piena di speranza.

Sorrise.  Adesso capiva. Mentre cercava una penna il sole la carezzò, gentile.