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Piazza dei miracoli

Piazza dei miracoli

Ciao a tutti…

Come già qualcuno sa, il 2 e 3 febbraio 2013 ho fatto una piacevole gita a Pisa con la mia dolce metà.

Un anticipo su San Valentino ma anche un buon motivo per stare noi due, insieme, in una città d’arte di così forte personalità come Pisa.

L’occasione ce l’ha data il CRALT (circolo ricreativo della Telecom) in occasione degli ultimi giorni della mostra a Palazzo Blu su Wassily Kandinsky: Dalla Russia all’Europa.

Kandinsky

Un tuffo nel cuore del bello. Perché è impossibile negare il fascino di questa antichissima repubblica marinara, trascurarne l’importanza storica, artistica e culturale.

La nostra memoria può, deliberatamente o meno, fallare sulla storia, sulla conoscenza che ne abbiamo, sui suoi significati e i suoi trascorsi, ma la realtà, la verità è sempre lì, riaffiora quando meno te lo aspetti e ti rammenta che non puoi affossarla né ignorarla.

Dicevamo…

Partenza sabato mattina verso le otto da Palù di Giovo SOTTO LA NEVE.

(della serie: machimel’hafattofareame…)

Il pullmino proveniente da Bolzano che doveva raccoglierci è stato puntualissimo, all’imbocco dell’autostrada a San Michele all’Adige alle 8e 30, malgrado la pioggia, pigra, noiosa e bagnata.

A Padova c’è stato il raccordo con gli altri gitanti, provenienti da Trieste.

Una sosta per la colazione e una per il pranzo, in autogrill ci hanno tenuti vivi e rifocillati fino all’arrivo, verso le tre, tre e mezza.

La visita alla Piazza dei Miracoli (chiamata così da D’annunzio, per via della pendenza della torre) è stata frettolosa perché alle 17 in punto il Duomo, il Battistero e la Torre venivano chiusi ai visitatori.

La pioggia si è astenuta dall’infastidirci e abbiamo potuto fare qualche foto, nonostante la poca luce.

Al termine del giro, rientro in albergo, a San Giuliano Terme all’Hotel Granduca, per la cena e il pernottamento.

La visita al museo era prevista, per il gruppo del Trentino A.A. alle 11 e 30.

Palazzo Blu http://www.palazzoblu.org/index.php?id=1&lang=it

si affaccia sul lungarno Gambacorti. Sulla piazzetta prospiciente, a destra, si affaccia la chiesetta di Santa Cristina, dove Santa Caterina ricevette le stimmate il 1° aprile 1375.

A questo punto qualcuno si chiederà perché ho inserito questo intervento in Diario.

Perché questa è una pagina di diario di viaggio, naturalmente, ma non soltanto per questo.

Dovete sapere che uno dei miei crucci legato a questa gita era il fatto che, per le tempistiche, non avrei potuto assistere alla messa domenicale.

Poco male, avrei detto una volta, ma adesso perdere una messa, pur con tutte le scusanti, mi pesa.

Quando siamo arrivati in piazzetta, dicevo, ho pensato naturalmente di fare una capatina in chiesa.

Riuscite a pensare quanto ci sono rimasta male quando, entrando, ho visto che la messa stava per finire in quel momento? Proprio ci sono stata male.

Mentre i fedeli uscivano mi sono attardata con un signore cui ho raccontato il mio dispiacere.

“Ma non si preoccupi signora, mi ha detto. Vede, la in fondo quelle transenne? Ecco lei arriva lì, e duecento metri a sinistra c’è la chiesta di Santa Maddalena. Il parroco sta andando lì per la messa delle 11. Faccia con calma, che ci arriva tranquillamente.”

Non potevo crederci. Mio marito dice che sono sbiancata, prima di arrossire.

In realtà ho proprio avuto un tuffo al cuore.

E ho fatto così.

Sono andata nell’altra chiesa, ho assistito alla messa e sono ritornata a Palazzo Blu. Perfettamente in tempo sull’orario previsto.

Ho preso la mia candelina benedetta (il 2 febbraio è la Candelora) e la benedizione per San Biagio protettore della gola.

Ma non è né per la messa, né per la candelina né per la benedizione che vi ho raccontato tutto questo.

È per la contentezza immensa che mi è rimasta nel cuore, anche dopo la gita.

La mattina del 3 febbraio il cielo di Pisa sembrava un’acquamarina scintillante di sole.

La sua torre pendente, ripulita negli ultimi anni, pareva un ricamo al tombolo.

E il prato, verdissimo, era il perfetto tappeto di quelle meraviglie ricamate nel marmo.

Ottimo e abbondante il pranzo in un ristorante vicino alla famosissima piazza.

Bellissimo il panorama che si è srotolato ai nostri occhi durante il ritorno, della serie:

dobbiamo proprio tornare?… ancora, ancora… (come i popi, dicono i trentini)

Certe gioie  sono così: impreviste, imprevedibili, immense.

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