Ciao a tutti i miei amici di blog…

È parecchio che non scrivo… presa da mille incombenze, scarsa soprattutto di idee e di tempo.

Così, oggi approfitto di alcuni minuti a disposizione per tornare  a fare due chiacchiere con chi ha  (o avrà) la pazienza di leggermi.

Si tratta di una piccola riflessione sulla parabola del “Buon Pastore”.

È semplice da capire, tutti la conoscono quindi non servono preamboli.

La parabola parla di un pastore che, accortosi che manca una pecora nel gregge, abbandona quest’ultimo e parte per andarla a cercare.

L’attenzione  è posta  solo sull’angoscia del pastore che pensa alla sua pecorella in difficoltà. Magari  ferita  e incosciente.

Prevale la cura e l’amore del pastore  per la sua creatura . Non pensa a una fuga, a un volontario abbandono, a un rifiuto, un rinnegamento.  Gli sembrerebbe assurdo il respingimento del suo amore  e della sua cura.

Quante volte , tuttavia, abbiamo riflettuto sul fatto che eravamo noi, quella pecora smarrita, sola, ferita ?

E che Dio è sempre alla nostra ricerca?

Che si preoccupa per noi , perché sa che da soli siamo fragili e vulnerabili inchiodati dalle mille spine  della realtà quotidiana.

Lasciamo allora che il nostro cuore  “beli” al Signore.

Lasciamoci trovare.

La sulle sue Spalle, dove posa lo Spirito Santo, sarà più facile trovare la via di Casa.