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Ciao a tutti…

Domenica 21 agosto 2011  sono stata sull’altopiano di Vezzena (di cui è famosissimo l’ottimo formaggio) per una commemorazione alpina…Giornata assolata, caldissima, emozionante.

Una marea di gente convenuta qui, con gli alpini, per festeggiare la pace  che migliaia di soldati hanno pagato in passato con la loro vita.

Cerimonia vibrante di patos all’ombra di decine di labari e gagliardetti, di cappelli alpini sfoggiati con amorevole dignità e onor patrio.

È stata deposta una corona d’alloro alla memoria ai piedi del Monumento alla Pace

 eretto proprio davanti alla cappella

Tra essi anche la mia metà,

 con lo stendardo del Comune di Giovo, religiosamente riposto nella sua custodia dopo la sfilata, la messa e i saluti e i ringraziamenti di rito.

Poi, dopo il pranzo a base di pasta e pane annaffiato da ottimo e abbondante vino bianco e rosso, offerto dalla protezione civile di Trento (mi pare) un attimo di sosta nella fresca cappella di Santa Zita.

Non saprei proprio come spiegare come e quanto ci stavo bene.

Le voci dall’esterno vi entravano come ovattate; come se la voce del Mistero, più potente, le arginasse.   Il benessere fisico che derivava da quella quiete giungeva placido fino all’anima. O era il benessere dell’anima a dare sollievo al corpo? Sono rimasta lì, seduta su una panca fino a quando il buon senso non mi ha schiodata perchè mio marito, all’auto, mi stava aspettando.

La presenza di Dio, in chiesa, si manifesta proprio in questa piacevolezza, in questo quieto godimento del silenzio attraverso il quale Lui comunica con noi e noi con Lui.

Una comunione, un legame senza parole che è, per sua natura, preghiera. Un colloquio che appaga senza parere, che suscita desiderio e lascia nostalgia.

Sensazioni che esprimiamo con frasi del tipo: “Sono stato proprio bene” “Era proprio bello”, “Il tempo è volato”.

Esperienze, però, sempre troppo brevi, che la vita quotidiana e frenetica ci fa dimenticare.

Forse dovremmo soffermarci di più e meglio su questo “nuovo” concetto di benessere, che è alla portata di tutti e che spesso ci coglie a tradimento, quasi a volerci dimostrare, concretamente che, se sappiamo abbandonarci, se ci fermiamo e usciamo da noi stessi, Lui è lì, sempre pronto a “raccoglierci”. E non dobbiamo fare nessuno sforzo perché, ovunque siamo, ci trova.

Fantastico.

Non è Lui ad essere irraggiungibile e nascosto ma noi sempre troppo chiusi impazienti.

Non contenti, abbiamo proseguito la nostra gita fino ad Asiago, in visita al Sacrario.

La statale 349 si snoda attraverso boschi d’abeti e larici aprendosi in ampie vallate e verdi prati.

Qui si possono ancora vedere, dal vero, le mucche al pascolo.

Vere mucche che fanno vero latte, per un ottimo (e vero) formaggio di malga.

Ragazzi di città… Non sapete proprio cosa vi perdete…

Il Sacrario invece è un luogo solenne e austero dove sono tumulati i resti di oltre 54 mila soldati della Prima guerra mondiale, tra italiani e stranieri, noti e ignoti.

http://www.vecio.it/cms/node/115

Un lungo viale alberato sale dolcemente verso l’altura che domina la città.

Vi si respira serenità e silenzio. Come se quel monumento funebre, innalzato a perenne memoria, nella sua algida sobrietà sottolineasse, con più forza, insieme alle terrene vanità, gli appassionati sacrifici, il coraggio e l’abnegazione.

 Monumento all’amor patrio che trasformò uomini in eroi e che tutti abbraccia, in ordine alfabetico.

Luogo della memoria che sollecita la coscienza e vibra d’orgoglio patrio.

Alle 17 suona il Silenzio.

I militari che presidiano il Monumento invitano cortesemente il pubblico a raggiungere l’uscita.

Le ombre, testimoni della follia umana, tornano nel sacello.

Il riposo eterno e l’eterna Luce tutti contiene i sui figli e tutti, amandoli, abbraccia.