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Ciao ai miei affezionati lettori, e a quanti capiteranno “casualmente” tra queste pagine…
Come si può constatare i miei interventi sono sempre più radi e, in una certa qual misura, mirati…
Ho poco tempo e ritengo sia giusto spenderlo nel modo migliore.
Ricordate il motto:
“Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, e… col cavolo che ve lo hanno spiegato.”?

(fine prefazione)

Il tema di questo e di altri post sarà dedicato… tadaaaannn…. Alla PREGHIERA.
Lo dico e lo scrivo subito perché così chi non è interessato all’argomento può tranquillamente chiudere tutto e divertirsi altrove.

Se invece l’argomento vi intriga, perché:
1. vorreste saperne qualcosa di più,
2. non siete abituati a pregare e/o non lo sapete fare,
3. pregate ma non vi dà soddisfazione e non ottenete i risultati sperati e voluti,
4. non la ritenete una pratica utile e vantaggiosa,
5. non pregate e basta (tanto Dio non esiste), non avete tempo, ecc.
ma soprattutto perché volete delle “dritte” per capire di più e meglio perché pregare e cambiare rotta, questo e altri post successivi fanno al caso vostro.

Senza raccontarvi la storia da Adamo ed Eva, dico semplicemente che da qualche tempo cercavo un testo come quello da cui traggo queste informazioni e consigli:
INSEGNACI A PREGARE di Louis Evely, Cittadella editrice del 1970.
Me lo ha prestato un’amica (Mirna R.), in risposta a un mio bisogno intimo e segreto: Imparare a pregare, a colloquiare con Gesù in modo più profondo e concreto, stabilire un rapporto “interpersonale” più autentico e vero, non metaforico e meccanico.
È vero. Spesso parlo a Gesù come a un amico, con confidenza e in amicizia, ma mi rendo anche conto che molto spesso non mi ci relaziono con la dovuta umiltà, con lo stesso incondizionato sentimento.
ParlarGli con rispetto filiale, fraterno, ma anche ascoltarLo, abbandonarGlisi fiduciosamente.

Il libro di Evely è diviso in 2 parti:
I) Insegnaci a pregare
• La preghiera esperienza continua
• Pregare con fede
• L’incontro con Cristo nella preghiera
• La preghiera dei laici
• Verità e illusione della preghiera e dell’azione
• La preghiera di un uomo moderno
II) Donaci un cuore di poveri
• Giovanni Battista testimone povero
• Il vero amore conduce alla povertà
• Saper dare… Saper ricevere
• La beatitudine dei poveri e dei malati nella chiesa
Per la cronaca informo che questo volumetto non è più in vendita e non so quante copie ne rimangano, tuttavia il suo contenuto è così prezioso che sarebbe un vero spreco non coglierne il contenuto e… divulgarlo.

Buona lettura.

Capitolo I La preghiera esperienza continua.

Non sappiamo più pregare. Abbiamo perduto questa scienza… Preghiamo poco, raramente e male.
E anche se siamo dispiaciuti di questo ci sembra impossibile poter cambiare, visto che siamo gente tanto occupata. Occupata anche per fare il bene, magari, ma che non ha tempo per Dio.
Restiamo così in balia delle nostre debolezze e delle nostre viltà. Troviamo sempre ottimi pretesti per non fare quello che non abbiamo voglia di fare: occuparci di Dio. Non abbiamo tempo per lui.
Abbiamo paura di fermarci, raccoglierci, pregare. Abbiamo paura di perdere tempo con Dio visto tutte le questioni che già ci assillano. Lui è onnipotente quindi può risolvere tutto in un batter d’occhio, se vuole. È insopportabile l’idea che anche Lui rivendichi i suoi diritti sul nostro tempo.
Noi abbiamo fretta. Siamo impazienti, precipitosi. Gli chiediamo qualcosa e poi non abbiamo la pazienza di aspettare la sua risposta perché il tempo incalza.
Si attiva così il circolo vizioso: difficoltà che incombono e che vengono aggirate, rimandate nell’attesa di trovare le forze per affrontarle… difficoltà che si accumulano fino a opprimerci… anche quando non abbiamo niente da fare.
Eppure… se noi avessimo l’eroismo di cominciare quella giornata sovraccarica con la preghiera, dopo ci sentiremmo così fortificati da non temere niente, e giunti a sera avremmo ancora voglia di ringraziare… e troveremmo ancora tempo per pregare.
Purtroppo spesso ci si affanna pressoché inutilmente senza comprendere che
DIO VUOLE CALMA, AGISCE NELLA CALMA E HA BISOGNO DI CALMA PER OPERARE E DI TEMPO PER CALMARCI.
Dio chiede di essere preso in considerazione. Opera e lavora solo col tempo.
La preghiera non serve a LUI, serve a noi, perché siamo NOI CHE DOBBIAMO CAMBIARE NELLA PREGHIERA, abbandonare esitazioni e lentezze (dovute al peccato) e metterci al ritmo di Dio. E per fare questo, per allentare la frenesia del vivere quotidiano, CI VUOLE TEMPO.
ACCORDARSI AL RITMO DI DIO: il nostro ritmo al suo, la nostra volontà alla sua, i nostri passi ai suoi, PER ENTRARE IN UNO STATO DI MAGGIOR RICETTIVITA’ E DISTENSIONE.
Dio è vivo e attivo: il più vivo degli esseri. Con la preghiera noi gli concediamo di riversare in noi quella Fontana d’acqua viva che ci dà forza.
La religione cristiana è la religione della presenza, non dell’assenza di Dio.
Dio, invisibile agli occhi ma che diventa visibile all’anima che prega.
Volete davvero vedere Gesù nella sua gloria, volete che si riveli e che si trasfiguri ai vostri occhi?
“Consacrategli una mattinata, mettetevi per tutta una sera in una chiesa, o state tutto un pomeriggio, col Vangelo per unico compagno, in un bosco, in una vallata tranquilla. Se lo farete, statene sicuri, (se lo avete fatto lo sapete già) che a poco a poco, nel silenzio della cappella o nella calma della natura, i vostri occhi si apriranno e comincerete a vedere chiaro, chiarissimo in voi e in lui. Conoscerete ciò che nascondete, il male che fate sapendo e rifiutando di saperlo. Sentirete salire in voi la sua voce che parla da sempre, ma che fate di tutto per non udire. La sua volontà vi si mostrerà con evidenza, la sua presenza diverrà reale e vicina al punto da opprimervi un poco […] Gli direte allora, […] “Signore, come si sta bene qui, oh! Se potessi rimanere sempre così, sempre lo stesso! Permettimi di sistemare qui la mia tenda e di abitarvi per sempre.”

CHE SIGNIFICA PREGARE?
Siamo arrivati a credere che si tratti di un’attività puramente umana. Un discorso, un appello a Dio. Ci crediamo incaricati di svegliare un Dio addormentato, di commuovere un Dio indifferente, di chiamare un Dio lontano.
“Chi di noi non pensa che poteva essere più e meglio dotato di quanto Dio non ci abbia fatto, e che si sarebbe mostrato verso se stesso più generoso, più favorevole, più misericordioso di quanto si è mostrato Dio? […] Molti di noi si sentirebbero capaci di essere anche migliori dell’idea che di Dio si sono fatta.
E invece Dio è proprio migliore di quel che non crediamo. Dio è il migliore.
“Dio vuole darci molto di più di quanto vogliamo ricevere.” Sant’Agostino.
La preghiera è soprannaturale, è un dono, un’azione di Dio in noi.
Quando si entra in una chiesa, si prega, si grida di gioia o si canta felici, Dio è all’opera. Lavora in noi. Cerca di minare la resistenza che continuamente gli opponiamo. Ha già ottenuto la prima vittoria.
Quel gesto di inginocchiarsi per pregare è un primo passo per conoscere come Dio ci ha già esauditi. Senza l’azione dello Spirito Santo e il suo aiuto siamo incapaci di fare un solo atto di vera fede, di speranza o carità di pentimento e vera preghiera.
“LO SPIRITO VIENE IN AIUTO ALLA NOSTRA DEBOLEZZA perché da soli non sappiamo pregare come si deve, ma lo Spirito stesso prega per noi con gemiti ineffabili”.
Pregare significa mettersi sotto l’influenza dello Spirito Santo, calmarsi, raccogliersi per lasciar scaturire le nostre più profonde capacità per renderci docili a un altro che prega in noi.
Significa mettersi all’unisono con Qualcuno più grande di noie lasciare che in noi si desti e si espanda la gioia, l’amore del Figlio per il Padre.
LA SOLA PREGHIERA CHE IL PADRE GRADISCE, ASCOLTA RAPITO DI GIOIA E DI COMPIACENZA E’ IL MORMORIO INCESSANTE DI AMORE, DI DESIDERIO E DI RIVERENZA DI AMMIRAZIONE E DI RISPETTO CHE SI ELEVA DAL CUORE DEL FIGLIO VERSO IL PADRE.
Pregare significa lasciar salire dal cuore alle labbra l’amore del Figlio verso il Padre: lo Spirito.
Pregare vuol dire mettersi a disposizione di Dio perché possa fare in noi almeno per un momento ciò che vuol fare da sempre e che noi non gli lasciamo mai il tempo di fare.
Come bambini testardi e capricciosi a cui i genitori vorrebbero strappare la confessione della colpa per poterli perdonare. Ma non si fidano e si ostinano nella loro chiusura, nel loro mutismo.

Dio è buono, e per questo, in generale, diffidiamo di lui. Perché è terribile e magnifico ciò che Dio può fare in noi quando lo lasciamo fare.
Niente trasforma come questa preghiera. Niente fa tanto bene, niente fa tanto male.
Se ci si innesta sulla corrente di Dio la si sente circolare in sé a una profondità vertiginosa che ci cambia totalmente.
A forza di pregare, di farlo in modo esclusivo e totalizzante, ci si immerge in una preghiera sempre più profonda che opera un distacco che prima si rifiutava.
Si passa dalla preghiera di richiesta a quella di affidamento. Dal dolore all’abbandono.
Ecco allora che bisogna pregare così: affidandosi a questa potenza trasformante. Sentiremo modificarsi, sotto l’influenza della preghiera, le disposizioni che ci avevano portato a pregare.
Eravamo entrati nella preghiera oppressi dai nostri pesi schiacciati ma montagne di risentimenti, preoccupazioni, ossessioni e paure ed ecco che, pregando, pian piano Dio arriva, opera, si manifesta.
I nodi si sciolgono, le montagne si sollevano.
Quando Dio è divenuto Dio davanti a noi, tutto è cambiato e tuttavia tutto è lo stesso: ogni domanda ha avuto risposta, ogni male la guarigione per il solo fatto che DIO HA RIPRESO IL SUO POSTO E IO HO RIPRESO IL MIO.
Dio è Dio, è buono, è sapiente, è vicino, è felicità. Quanti motivi di gioia e fiducia.
E io? Io conto ben poco, ho perduto i miei pesi insieme al primato che mi ero usurpato.
Dio fa questo in noi. Lui solo può operare a tale profondità.
E quando noi conosciamo, sperimentiamo quello che Dio può fare in noi (ricordate la parabola della samaritana che ritorna dai suoi concittadini e dice loro: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto” e dopo averlo ascoltato essi stessi lo pregarono di rimanere con loro) allora crediamo. Quando abbiamo pregato così, quando la preghiera ci avrà trasformato così potremo dire […] “Ora non è più a motivo di quel che mi avete detto che credo, ma io stesso l’ho incontrato e so che salva il mondo. Lui stesso mi ha parlato, mi ha trasformato e ho sentito che la sua forza può salvarmi.

(1- Continua)

Prossimo capitolo: Pregare con fede.

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