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Il grano e la zizzania

« Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. » (Matteo 13,24-30)

Ciao ai miei amici… Un abbraccio fortissimo a tutti, anche a quelli perduti ormai da tempo nel web.
Oggi parlerò di… Vangelo. Precisamente di quello di Matteo, che al capitolo 13, versetti 24-43, riporta la parabola del grano e della zizzania.
È la prima volta che scrivo un post partendo direttamente dal Vangelo ma lo scopo è fissare anche per me consapevolezze importanti per l’interpretazione del mondo.
Una di queste consapevolezze è data dal fatto che sia la Bibbia che il Vangelo sono libri vivi.
Il loro contenuto è sempre lì, da centinaia di anni, ma i messaggi e i significati sono attuali e mirati per ciascun lettore. È come se, ogni volta che ti accosti a qui “libri” tu incontrassi Qualcuno che vuole parlare proprio con te. Che vuole dire qualcosa proprio a te. In quel momento, magari in risposta a domande che tu non sai a chi fare.
Pare incredibile. Leggendo, trovi le risposte che cerchi.
Quante volte, di fronte al male che impera, alla cattiveria che dilaga, di fronte alla sofferenza degli innocenti noi interroghiamo Dio:
“Perché, perché ci hai abbandonato?
Perché, se ci sei, permetti tutto questo orrore?”

Nelle parabole con cui ci ammaestra, Gesù ci insegna a conoscere il Padre. Attraverso di esse possiamo cominciare a farci un’idea dell’amore e della giustizia divina, del Suo modo così differente dal nostro di amare ed essere giusti.
Il Padre di cui parla Gesù è facilmente contestabile dalla logica moderna, rapida e giustizialista, egoista e vendicativa.
Se analizzate parola per parola,alcune delle storielle raccontate da Gesù non hanno senso. Per noi, adesso.
Figurarsi nella sua epoca. Perché?
Basta pensare alla parabola “del seminatore”. http://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_del_seminatore

Un buon seminatore non si comporta certo come il seminatore di cui parla Gesù. Dissoda il terreno, lo concima, insomma circoscrive e prepara la zona destinata alla semina AFFINCHÉ NESSUN SEME VADA PERDUTO e possa dare frutto. E allora perché Gesù fa questo?
Perché nella parabola del grano e della zizzania quest’ultima non viene estirpata da subito ma bisogna attendere la mietitura?
L’insegnamento è molto profondo e sottile.
Partendo da un dato di fatto (che ci sono varietà di zizzania che si palesano soltanto a piena maturazione) Gesù ci da prova della infinita misericordia di Dio perché non punisce i peccatori indistintamente, inesorabilmente ma attende fino alla fine della vita (la mietitura, il Giudizio finale) il pentimento e la conversione.
Ed è facile comprendere che questa attesa, altro non è che la piena maturazione dell’uomo a Dio. Il raggiungimento della pienezza della vita e giustizia di Dio.
E a tale maturazione in bene e in amore dei figli di Dio corrisponde quella in odio e cattiveria, avidità ed egoismo dei figli del Maligno.
Ma fino a “quel giorno” ogni seme deve fare lo sforzo di crescere, raggiungere la pienezza e maturare al fine di poter dare frutto. È lo sforzo del vivere.
Ogni seme. Anche i semi del male, accanto a quelli del bene. La zizzania in mezzo al grano.
Ognuno, ovunque si trova, in qualsiasi angolo del mondo, in qualsiasi situazione esistenziale è seme di Dio, e gli renderà conto per il bene o il male che ha fatto.
Fino all’ultimo respiro a ognuno è data facoltà di “tornare indietro” dal peccato, di “cum vertere se” di volgersi a di Dio. Sono le nostre scelte che determinano il nostro destino.
Tutti gli appelli mariani mirano a questo.
Come se Dio, dall’alto dei Cieli vedendo l’abisso di dolore e di crudeltà in cui sta precipitando il genere umano chiamasse tutti attraverso Maria e dicesse:
“Smettete di lasciarvi imbrogliare da satana. Guardate a me che sono Carità e Amore. Venite a me figli miei… Amatevi tra voi e lasciatevi amare da me…”
“Confidate in Me. Abbandonatevi alla mia Misericordia…”
Questo, per dire che il giorno del Giudizio non sarà un semplice colpo di spugna indistinto e indistinguibile che cancellerà ogni cosa, ma un vero atto di giustizia perfetta.
Chi avrà perseverato nell’amore sarà grande nell’amare Dio, e chi avrà perseverato nel seguire il demonio sarà grande nell’odio verso Dio. La scelta individuale sarà rispettata nella vita ultraterrena come lo era stata prima in quella terrena.
La zizzania utile solo per il fuoco sarà raccolta separata dal grano e legata in fascine per essere bruciata, il grano sarà raccolto nei granai perché così deve essere.
La vera giustizia che i cristiani auspicano continuamente con il Padre Nostro: “Venga il Tuo Regno”, “Sia fatta la Tua Volontà” avrà a sua volta pienezza, compimento.

Pensando a questo, non ho più paura:
Mio Padre mi ama. Sempre. E non aspetta altro che io torni da Lui per fare festa.

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