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Ciao a tutti i miei amici…

Un abbraccio di benvenuto  a tutti coloro che,  tanti o pochi, s’imbatteranno in questo spazietto di rete.

In questo periodo sono abbastanza preoccupata per quanto sta accadendo nel mondo, grande e piccolo, che mi circonda.

Archiviate, in un certo senso, le ansie legate ai referendum, (è magnifica la sensazione  che provo quando qualcuno mi dice “ce l’abbiamo fatta!” ) aprendo internet, accendendo la tivù, mi sento letteralmente aggredita dalle brutte notizie.

Per non parlare di quelle che circolano “a voce” tra amici e conoscenti.

È un vero uragano che mi fa star male, perché tende a minare col tritolo, con la dinamite, il mio futuro e ancor più il futuro di chi amo.

Ma voi, chiedo ai miei lettori, pensate mai al futuro, quando fate qualcosa?

O magari, dopo aver fatto qualcosa, ci pensate alle conseguenze?

Una delle sensazioni più sgradevoli che provo sempre più spesso è quella dovuta all’incertezza. Non tanto quella che riguarda la sicurezza patrimoniale o affettiva quanto più, invece, quella che si riferisce  ai rapporti  interpersonali, alle informazioni culturali, sociali e di attualità.

In poche parole, l’epoca contemporanea che, secondo le premesse di fine Novecento, doveva rivelarsi come una rinnovata età dell’oro per il Pianeta, si sta rivelando come la peggiore, dal punto di vista umano,  di tutta la storia.

E poiché, come dice il proverbio, “al peggio non c’è mai fine” non oso proprio pensare “quale peggio si possa preparare per il futuro”.

Di sicuro gli scienziati, gli ESPERTI, con le adeguate premesse , affermano di essere in grado di  illustrarci vari scenari possibili ma, sempre, PARTENDO DA PREMESSE CERTE, INCONTROVERTIBILI.

Salvo poi doversi smentire di fronte a situazioni impreviste o imprevedibili.

Non c’è dubbio che la “situazione” più imprevedibile di tutte sia proprio l’uomo: la creatura più controversa, ambigua e molteplice nella sua unicità di qualsiasi altra.

Una mosca è una mosca. L’elefante si distingue dall’aquila, la scimmia dal coccodrillo. L’uomo (e la donna, naturalmente) col tempo si è paludato di sovrastrutture così pesanti e complesse  che a malapena si riesce a distinguere.

Così i due generi di un’unica specie hanno finito per contrapporsi sempre più ferocemente fin quasi ad annientarsi.

I preziosi caratteri distintivi dei vari gruppi etnici sono stati (e sono) motivo di guerre e genocidi; ma anche gli eterni motivi dell’arricchimento smodato e del potere (di vita e di morte) sui propri simili ha fatto sì che via via, la razza umana, abbia sempre trovato al suo interno ottimi motivi per autodistruggersi.

Penso  che mai, complici il progresso e la tecnologia, siamo stati così vicini all’autodistruzione come oggi e, tuttavia,  da cristiana, confido in Dio,  nella potenza della Sua azione,  del suo Magistero,  e delle Sue promesse, in virtù di quel legame che rende gli uomini suoi figli.

L’autodeterminazione umana ha avuto almeno due conseguenze importantissime per la situazione attuale:

Da un lato l’emancipazione da Dio Padre:

Adesso sono grande e faccio come voglio

dall’altra la piena autonomia nella gestione dei rapporti con i propri simili  e col creato.

Adesso comando io”.

Gli effetti di queste due affermazioni umane stanno producendo nel tempo effetti sempre più  gravi e visibili.

Naturalmente il carattere dell’uomo singolo non è migliorato, nel tempo.

Nonostante i numerosi appelli del Padre ad un “riavvicinamento” e al dialogo,

malgrado una legge d’amore insita nel cuore, la scelta di un popolo con cui rendere vivo e concreto questo rapporto,

malgrado l’invio del proprio Figlio, dell’Erede che ci ha resi Figli e Fratelli,

malgrado i ripetuti messaggi mariani che a tutt’oggi ci invitano alla preghiera e alla conversione del cuore, insomma, nonostante  tutto  l’UOMO, imperterrito, ha continuato a battersi e a lottare per svincolarsi da Dio, ottenere questa liberazione, questa sua emancipazione da Dio Padre.

Ok! Il demonio non si è tirato indietro. Gliel’ha messa proprio tutta per  aiutarci a ottenere i risultati eclatanti che stiamo vedendo.

Ha insegnato al genere umano a ragionare proprio come lui. In modo egoista e profittatore. Ha spacciato per verità falsità lapalissiane, ha indicato altre deità ma soprattutto… ha MENTITO.

Il demonio fin dall’inizio ci ha mentito: sempre e su tutto. Ha illuso l’uomo facendogli credere che potesse essere e comportarsi come Dio, e in qualche occasione ha stipulato  veri e propri contratti unilaterali i cui i codicilli a suo favore erano tanti pericolosi  e scritti piccoli piccoli.

L’aspetto curioso e tragico della questione è che mentre l’uomo può vivere solo una manciata d’anni su questa Terra e ha poi tutta l’eternità per pentirsi delle cattive scelte fatte, (se gli va bene),  il demonio non ha fretta. Lavora su larga scala, su vari fronti e senza correre.

Tanto il genere umano continua a rigenerarsi e a produrre progenie!

E poiché, la pianta della cattiveria è assai longeva e i suoi frutti, dall’odio alla gelosia e dalla malevolenza alla menzogna, copiosi e gratuiti, ecco che ampia schiera del genere umano (sempre lui!!!!!) se n’è nutrita, senza fatica e quasi con piacere.

Salvo poi scoprirne il retrogusto amaro e putrescente.

Ma tant’è. La storia non fa scuola, la memoria dell’uomo è corta e l’orgoglio non accetta lezioni. Ogni generazione fa per sé convinta di saperne di più di quella che l’ha preceduta e lasciando nell’oblio i saperi che s’erano stratificati nel passato.

Così gli errori si moltiplicano, i bastioni crollano e il Nemico avanza.

Piacerebbe!!!!!!!

E invece no.  No. Non è così.

Questo Dio tanto bistrattato, denigrato e rifiutato non ha accettato di lasciare i suoi figli e la sua creazione all’avidità e alla cupidigia invidiosa  del demonio.

Ha compiuto IL GESTO D’AMORE più grande che si potesse immaginare: un gesto così grande e sconfinato che noi, esseri umani, proprio non riusciamo a considerare ragionevole.

Dio si è ridotto a uomo in Gesù Cristo, è sceso negli abissi della carnalità per comprenderne i limiti e le debolezze e da uomo è tornato a se stesso perché tutti gli uomini, da Cristo in poi potessero sperimentarne l’infinita grandezza ed eternità.

Gesù non ha patito la sua Passione così,  tanto per compiacere un Padre crudele e malvagio.

Gesù con la sua Vita, la sua Passione e Morte, ma soprattutto con la sua Risurrezione ci dice, CI DIMOSTRA che Dio Per capire l’Uomo si è fatto Uomo, e affinché potesse sollevarsi dalle sue miserie si è precipitato nella miseria più cupa per risollevarla con sé.

Magnifico. Non ci sono parole umane in grado di esprimere la bellezza di questo fatto. DI QUESTO FATTO.

Affinché noi potessimo donarci tutti a Lui, Lui si è donato tutto a noi. In uno scambio reciproco di amore che conduce alla perfezione e alla felicità.

Ecco perché credo in Dio, in Gesù e nel Santo Spirito.

In questa Divina Trinità che nella sua totalità è Tutto, e tutto può.

Anche farmi sua figlia nonostante le mie indegnità.

Divina Trinità, la cui Misericordia è divina e senza limiti perché è Dio stesso  divino e senza limiti, ma che  trova il suo confine nella libertà e nella volontà dell’Uomo.

Allora penso che se la Volontà dell’Uomo può arginare la Misericordia di Dio

QUELLA VOLONTÁ CONCEDE ALL’UOMO Dl PORSI  FUORI DA DIO. Di essere altro da lui.

Allo stesso modo allora capisco due cose.

Che l’uomo è dentro Dio ma che, allo stesso modo, può volere di essere fuori di Lui.

(Ma attenzione: voler essere fuori di Dio è una scelta individuale. La negazione, il rifiuto, sono scelte a cui si risponde individualmente. Dio ESISTE per tutti ma la relazione con Lui è sempre individuale.)

E questo consente la scelta.

Di riconoscere Dio. Di relazionarsi con Lui, comunicare, chiedere aiuto, sostegno.

Accettarlo come Padre che ama, protegge e custodisce i suoi figli.

Oppure di respingerlo, rifiutarlo, accettando solo se stesso come referente ultimo di ogni scelta, di ogni decisione. Ma questo, in quanto scelta individuale, ci lascia soli. Orfani.

Perché, la negazione di Dio non fa sparire Dio. Non lo cancella, non lo annienta. Non lo annulla. Semplicemente interrompe anche quell’esile filo di comunicazione con Lui. Come una linea telefonica disattivata. Un numero perso. Un indirizzo smarrito.

Quella scelta affievolisce, spesso sempre più, la fiammella iniziale, fino a spegnersi.

Come accade in ogni rapporto, tra le persone… Ci si allontana prima fisicamente, poi col pensiero, sempre più, finché l’altro scompare nei recessi della mente.

L’Altro continua a esistere, ma è il legame che è interrotto.

Certo, ci vuole una buona dose d’umiltà (e di semplicità di cuore) per ammettere che siamo solo uno “sputo” di Dio. “Un niente di cui non si sa e non si capisce la ragione”.

Ma che sputo, ragazzi!

Guardando al Creato, sconvolge il pensiero che quello “sputo” nel fango sia la scintilla divina donata all’uomo non solo per vivere ma per Amare. Per riconosceLo. Perché è qualcosa altro da noi ma non altro da Lui.

Rapportata a Dio, ogni cosa, anche la più grandiosa, si rivela nella sua ineguagliabile miseria, nella sua finitezza.

Tuttavia, tadannnnn, Dio, con buona pace di coloro che criticano la visione antropocentrica   del creato,  al centro di quella CREAZIONE  meravigliosa e sconfinata frutto d’Amore vi ha posto l’uomo, GENERATO NELL’AMORE E PER AMORE  e  non creato.

L’uomo, che unico sulla terra e sottoterra, nei cieli e negli abissi, arde della scintilla divina.

Non mi riesce d’immaginare niente di più immenso. (scusate se è poco).

Una scintilla che grazie a Gesù e allo Spirito santo ci rende veri figli di Dio e partecipi del suo Regno d’Amore.

NO. Io non sono orfana.