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Parte seconda

IL Bene Comune e l’economia

IL 2° capitolo della Gaudium et spes http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html

parla della comunità degli uomini, dell’indole comunitaria dell’umana vocazione nel piano di Dio, dell’interdipendenza della persona e della umana società, della promozione del bene comune. Ma non solo. Parla del rispetto della persona umana, del rispetto e l’amore che si deve  agli avversari, la fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e la giustizia sociale. Ribadisce che occorre superare l’etica individualistica e parla di responsabilità e partecipazione.

Sottolinea lo stretto legame tra  Cristo, Il Verbo incarnato, e la solidarietà umana.

Noi sappiamo che il mondo l’economia ha regole e norme che rispondono principalmente a regole di mercato. Ha esigenze sue particolari che non si curano della società in senso sociale.

La tradizione cristiana invece ha, nei confronti della realtà sociale, un impegno da cui non può prescindere.

La giustizia, intesa come virtù regolatrice dei rapporti sociali è stata più volte ripresa nei documenti post conciliari.

 

Centesimus annus, http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus_it.html

Rerum novarum, http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html

Familiaris consortio,    http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html

Il concetto di Bene comune, come abbiamo visto nella prima parte non dipende, non è legato, ai beni materiali del singolo o della collettività ma deriva dalla dottrina  sociale della Chiesa.

Il Bene Comune è la condizione per raggiungere il maggior bene per tutti:

LA FELICITA’ E’ UN BENE 

 

IL LAVORO E’ IL SACRIFICIO DA COMPIERE PER OTTENERLA E IL SUO VALORE E’ DATO DALLA SODDISFAZIONE CHE SE NE RICAVA COMPIENDOLO.

Il bene comune è un bene integrale, più grande, METAFISICO e, come bene totale, è una sommatoria, mentre il bene comune è una produttoria.

Una società individualista impedisce il bene comune. 

Se la struttura di una società è individualistica c’è contraddizione, perché non si può pretendere ciò che non si può avere (realtà d’oggi).

Si pretende ciò che sarebbe possibile se… (a condizione di…)

Il bene comune non è possibile se… mancano le condizioni

La Gaudium et spes al n. 30 parla  della necessità di superare l’etica individualistica, della responsabilità di ognuno verso chi lo circonda.

 

Il dovere della giustizia e dell’amore viene sempre più assolto per il fatto che ognuno, interessandosi al bene comune secondo le proprie capacità e le necessità degli altri, promuove e aiuta anche le istituzioni pubbliche e private che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini.”

“Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, le giuste imposte o altri obblighi sociali. Altri trascurano certe norme della vita sociale, ad esempio ciò che concerne la salvaguardia della salute, o le norme stabilite per la guida dei veicoli, non rendendosi conto di metter in pericolo, con la loro incuria, la propria vita e quella degli altri. Che tutti prendano sommamente a cuore di annoverare le solidarietà sociali tra i principali doveri dell’uomo d’oggi, e di rispettarle.”

Etica condivisa, sì a impegno e virtù, ma poi, nel momento dell’azione si agisce diversamente.

In alcuni paesi non si tiene conto della dimensione sociale e si accentua l’individualismo.

Non pochi si sottraggono ai doveri cui si devono attenere.

E’ impossibile, sul piano del reale, rimanere neutrali.

C’è sempre un tentativo di autodeterminazione.

Passando dal desiderio alla realtà dove c’è sacrificio e abnegazione l’individuo volentieri mette in dubbio, ritiene falso ciò che vuole sia falso.

 

Humani Generis, http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis_it.html

Se vedo gli effetti negativi del mio agire è meglio se li nego.

E’ MEGLIO SE LI CONSIDERO UN BENE, PER GIUSTIFICARMI.

Al n. 31 della Gaudium et spes si afferma che per contrastare l’etica individualistica ci vuole responsabilità e partecipazione.

Vedi anche alcuni brani tratti dal discorso d’insediamento alla Casa Bianca di KENNEDY   del 20 gennaio 1960

(I paragrafi finali furono un richiamo all’impegno e al sacrificio della nazione. «Ora l’appello risuona di nuovo: non ci chiama alle armi, per quanto le armi siano necessarie, non alla battaglia, per quanto già si combatta, ma a sopportare il peso di una lunga e oscura lotta che può durare anni… una lotta contro i comuni nemici dell’ uomo: la tirannide, la miseria, la malattia e la stessa guerra… Pertanto, cittadini, non chiedetevi che cosa potrà fare per voi il vostro paese, ma che cosa potrete fare voi per il vostro paese». Quest’ultima frase, unitamente a quella famosa di Roosevelt – «Non c’ è niente di cui aver paura se non la paura stessa» – diventò l’espressione più ricordata di tutti i discorsi di insediamento del XX secolo.)

Cosa posso fare io per lo Stato?

Se non è un bene comune non è mio, non mi riguarda, perché offende la dimensione sociale che c’è in me.

Nell’ambito della biotetica l’autodeterminazione instaurerà una grande battaglia.

E’ REALMENTE GIUSTO FARE QUALCOSA CHE VA CONTRO LA LEGGE NATURALE?

Si parte dal n. 63 della Gaudium et spes (Vedere anche i numeri che seguono)

Anche nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo rilievo e da promuovere la dignità della persona umana, la sua vocazione integrale e il bene dell’intera società. L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale.

“L’economia contemporanea, come ogni altro campo della vita sociale, è caratterizzata da un dominio crescente dell’uomo sulla natura, dalla moltiplicazione e dalla intensificazione dei rapporti e dalla interdipendenza tra cittadini, gruppi e popoli, come pure da un più intenso intervento dei pubblici poteri. Nello stesso tempo, il progresso nella efficienza produttiva e nella migliore organizzazione degli scambi e servizi hanno reso l’economia strumento adatto a meglio soddisfare i bisogni accresciuti della famiglia umana.”

5° PUNTI sono i punti fondamentali sulle questioni sociali: Matrimonio e famiglia, cultura, economia e lavoro, politica, pace.

In questa sede, a noi interessa il 3° punto sull’economia e il lavoro, perché il più direttamente rivolto al tema che si sta trattando sul bene comune.

Non ci sono delle ricette per superare la crisi ma PRINCIPI GENERALI.

Prima di tutto sono da ONORARE E PROMUOVERE LA DIGNITA’ DELLA PERSONA NELLA VITA SOCIALE.

La persona va messa al primo posto nella sua integralità. Nel suo impianto antropologico

L’UOMO E’ UN TUTT’UNO DI MATERIALITA’ E  SPIRITUALITA’.

È materiale e immateriale,  quindi gli sono riconosciuti diritti e doveri per entrambe le componenti.

Tra i diritti naturali gli sono riconosciuti il diritto alla felicità e all’amore.

Tra i diritti sociali prevale IL GIUSTO SALARIO, cioè la quantità di denaro sufficiente a soddisfare i suoi bisogni naturali e immateriali. Quindi guarda a tutti i suoi bisogni.

L’uomo è l’autore, il centro e il fine dell’economia. SGUARDO ANTROPOCENTRICO.

Codici etici, bilanci sociali mirano a questo. Difficile, impossibile guardare al piano della realtà senza questa attenzione.

Secondo la Gaudium et spes, L’ECONOMIA NON E’ NE’ BUONA NE’ CATTIVA, dipende dall’uso che se ne fa.

L’economia è uno strumento utile per l’emancipazione della famiglia umana ma crea preoccupazione (attualmente) perché non c’è più la centralità dell’uomo.

La schiavitù umana dell’economia deriva dalla mentalità economistica.  (Peter Hane, La festa è finita.)

L’attuale situazione di crisi è stata determinata da un concetto di crescita economica indeterminata.

La mentalità economicistica ha prodotto (e sta producendo) danni enormi di regressione sociale.

Quando l’uomo non è più al centro dell’economia si producono due mostri ugualmente temibili: IL LUSSO E LA MISERIA. Temibili e pericolosi perché divaricano la forbice sociale.

Dalla Caritas in veritate

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html

apprendiamo che le ingiustizie sono frutto di un’alterazione di binomi imprescindibili come UOMO – DIO  e  UOMO – DONNA.

Togliere il senso di Dio dall’uomo equivale a produrre una scissione tra le due dimensioni, trascendente e terrena, dell’uomo stesso.

Il binomio uomo –  donna ha avuto enormi costi sociali  col divorzio (un terzo della ricchezza e della distribuzione).

I principi etici fondativi affermano che non devi arricchirti perché impoverisci gli altri.

In sostanza deve essere mantenuto un certo equilibrio tra ricchezza e lavoro.

Al fine della crisi finanziaria c’è stato un divario sempre più grande tra finanza ed economia: in salita la prima in discesa l’altra. Se le due si separano c’è il crollo dell’economia.

Se pensiamo al debito pubblico dell’Italia è impressionante il dato che, sarebbe possibile azzerarlo utilizzando il 65% dei depositi bancari. Situazione impossibile per altri paesi.

Gli squilibri economici portano a squilibri sociali che nelle nazioni più povere aprono a scenari di conflitto interno.

Nei rapporti con lo stato e la politica sono importanti le richieste di riforme economiche e sociali e i cambiamenti: sia di abitudini e stili di vita che nella mentalità.

Bisogna correggere l’atteggiamento verso lo Stato.

Le sovvenzioni statali sono sempre sostenibili?

L’osservanza delle leggi mi fa “stare a posto” con la coscienza?

(Depenalizzazione del falso in bilancio, uno sportello bancario ogni 900 abitanti, un medico ogni 1500 abitanti….) E’ eticamente corretto?

Il cristiano deve sentirsi coinvolto, interpellato.

Il credente ama Dio, ma nel rapporto con l’etica sociale è come il pagano.

LO SVILUPPO ECONOMICO AL SERVIZIO DELL’UOMO INTEGRALMENTE CONSIDERATO  E’ LA CONDIZIONE  SINE QUA NON.

Non solo beni prodotti ma beni riconducibili all’uomo.

E qui si evidenzia l’importanza del bene comune.

Riferita al Vangelo, l’economia, per fare strade di bontà deve essere guidata dalla legge morale.

L’etica in economia.

Il futuro dell’economia è legato all’ordine che sa darsi.

La CRISI è frutto di una mancanza di regole nell’economia.

L’impegno del cristiano consiste in un impegno di responsabilità.

La mia proprietà deve essere finalizzata al bene comune.

Al n. 69 della Gaudium et spes   

Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità (147). Pertanto, quali che siano le forme della proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo circostanze diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa destinazione universale dei beni. L’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri (148). Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia.”

 

In virtù del bene comune, nulla è assolutamente mio, per la regola morale nei confronti dell’uomo.

 

E’ indispensabile conoscere la legge morale inserita nella coscienza.

E’ la legge dell’amore: Amare Dio e il prossimo.

La prospettiva è dentro questa questione finalizzata al bene comune.

Concentrare ricchezza porta al blocco dell’economia.

Punto di vista morale è essere previdenti (inconciliabile col Padre Nostro, che parla di pane quotidiano.)

I 7 vizi capitali sono un’elaborazione occidentale degli 8 orientali di cui il 1° è l’ingordigia.

Immagine del bambino che succhia dal seno della mamma.

Ingordigia che si richiama al peccato originale.

Non solo la mela, ma “tutto l’albero era appetibile”.

Per rendere virtuosa la produzione di ricchezza devo darmi una regola e distribuirla.

Dove si creano squilibri è perché l’uomo non è al centro. Ci sono degli “aggiustamenti di riequilibrio”. Ad esempio il condono del debito.

Bisogna individuare l’oggettività della vita e coglierla nella dimensione della realtà.

Desiderare di meno.

Fratellanza, fraternità invece che solidarietà.

Come arrivare a una società fraterna?

Riscoprire la gratuità come valore.

Lo so, lo so, l’ho tirata un po’ lunga, ma l’argomento è interessante e d’attualità più che mai… Scriverne in un blog non basta perchè qui ci arrivano in pochi. Pochissimi.

Mi arrovello pensando a cosa possiamo fare io… e LUI. O meglio, a cosa può fare LUI con me.

Io scrivo di quel poco che so, condivido ciò che credo sia giusto far sapere…

Una cicala piccola piccola… in tutti i sensi.

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