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Ciao a tutti i miei amici.

Quest’inverno ho partecipato a una conferenza sul Bene Comune.

Condivido con voi gli appunti che presi in quell’occasione sperando  che offra buoni spunti di riflessione e di meditazione.

Buona lettura.

Prima Parte

Il Bene Comune

Il tema del bene comune è molto dibattuto e confuso.

Popolarmente s’intende per bene comune il bene concreto in cui si vive.

Più c’è bene comune e più si sta bene.

S’intende quindi per bene comune il benessere, oppure la condizione di beni garantiti dalla società.

IL BENE COMUNE É IL METRO CON CUI SI MIUSURA LA DEMOCRAZIA: prendersi cura del cittadino, ascoltarne i bisogni.

Nell’opinione pubblica, il bene comune è riconducibile ai beni personali di cui un cittadino può godere, ma ciò non è vero, perché non è vera l’equazione che se crescono i beni materiali cresce anche il bene comune.

Per bene comune s’intende un benessere diffuso, “spalmato” su tutta la società e non soltanto su pochi cittadini, anche se costituiscono la maggioranza.

Il bene comune guarda ai servizi offerti a tutti i cittadini, al sistema pensionistico  ecc.

Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che rendono possibile, ai singoli e ai gruppi, affermarsi come persone, stare e trovarsi bene.

I beni materiali possono essere letti come uno strumento utile al bene comune.

Oggi abbiamo una visione individualistica del bene comune: i beni concreti risultano utili per me, ma non per tutti.

Il BENE COMUNE crea le condizioni affinché TUTTI possano vedersi riconosciuto il diritto a goderne.  (Es. i Contratti di solidarietà)

La CULTURA è il vero motore del vero bene. Tutti sono coinvolti.

Per raggiungere il BENE COMUNE serve l’impegno di tutti.

L’INDIVIDUALISMO È IN ANTITESI COL BENE COMUNE.

In politica, il bene comune deriva dal giusto significato di democrazia.

Lo Stato  è democratico quando

LE PERSONE COSTITUISCONO LA VITA DELLO STATO  E NON IL CONTRARIO.

Tutti, al 100% devono lavorare per questo.

In sociologia, questo non è possibile.

La realtà dice che ciò non è possibile.

Per cui si crea una SITUAZIONE TAMPONE grazie alla quale anche pochi riescono ad assorbire le mancanze di altri. Se una società è “buona”, in virtù delle persone impegnate le mancanze possono essere tamponate.

In condizioni di democrazia CIASCUNO DEVE FARE IL PROPRIO DOVERE.

Lo Stato deve chiedersi COSA PUO’ FARE LUI PER IL CITTADINO e non il contrario.

Il bene comune è una teoria, un pensiero, una condizione.

La matematica del bene comune è sempre una sommatoria.

Il valore portato dal cittadino c’è sempre. Tutti devono avere l’intento di portare bene nella società, tutti devono impegnarsi.

Il BENE COMUNE È LEGATO A VALORI RICONOSCIUTI COME LA SOLIDARIETA’ ,

LA FEDELTA’,

LA PACE, ECC.

 

Occorre che noi portiamo i nostri desideri sul piano della realtà.

Il bene comune è invece sul piano naturale.

Il piano della realtà è più alto quindi occorre un “motore” per salire, la coscienza.

Occorre un DESIDERIO DEL BENE COMUNE, occorre energia e fatica per raggiungerlo.

Già NEL 1950 nell’introduzione all’Humani Generis (TERZO COMMA)

http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis_it.html

Pio XII  spiega come, con facilità si capiscano le cose buone ma che sono poche quelle che si fanno se non portano al proprio piacere e al proprio bene.

Ciò che è interessante è vedere come mantenere l’uomo nella sua dignità passando dal desiderio alla realtà.

Ci vuole sacrificio e abnegazione per raggiungere il bene comune, ma l’onda della modernizzazione, dell’emancipazione,  nega tali verità.

Tutta la realtà umana è toccata dalle conseguenze del peccato originale.

Avviene che gli uomini si persuadono che sia falso ciò che non vogliono che sia vero.

Col peccato originale anche se si vede il bene non si vuole che sia vero. Capacità di decidere in modo contrario. NEGARE IL BENE.

Ecco perché bisogna coltivare in noi propositi sinceri: perché sono l’occasione di esprimere l’intenzione virtuosa.

LE COSE BUONE DIVENTANO VIRTUOSE QUANDO C’E’ L’INTENZIONE DI FARE SEMPRE IL BENE.

(Come diceva San Paolo “Gareggiate tra voi nel fare il bene”)

L’impegno politico è la forma più alta di carità perché asseconda il desiderio, l’ambizione di poter sempre dare il meglio di sé.

Invece, al giorno d’oggi vige l’uso di

NON FARE NIENTE DI PIU’ DEL PROPRIO DOVERE.

Nell’enciclica Caritas in veritate, al capitolo terzo vengono ribaditi i concetti di fraternità e gratuità.

Una società solidale non è fraterna ma

Una società fraterna è solidale perché c’è un vissuto virtuoso che porta a una società più buona.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html

Dalla Gaudium et spes di Papa Paolo VI del 1965 si evince:

30. Occorre superare l’etica individualistica.

La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più urgenza, che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al corso delle cose e intorpidito dall’inerzia, si contenti di un’etica puramente individualistica. Il dovere della giustizia e dell’amore viene sempre più assolto per il fatto che ognuno, interessandosi al bene comune secondo le proprie capacità e le necessità degli altri, promuove e aiuta anche le istituzioni pubbliche e private che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini. Vi sono di quelli che, pur professando opinioni larghe e generose, tuttavia continuano a vivere in pratica come se non avessero alcuna cura delle necessità della società.

Quest’etica relativistica in sostanza ha tolto forza e potere al diritto quando lo si usa per affermare una verità.

Bisogna guardare e vedere gli altri nelle loro necessità. Passare dalla virtuosità del singolo a quella della società. I teorici, gli studiosi, i sapienti del giorno d’oggi non vedono le necessità della società.

Per raggiungere gli obiettivi del bene comune bisogna seguire delle strategie di sacrificio e di abnegazione. Non c’è la dignità di ammettere certe verità scomode.

Ad esempio non si è capaci di criticare apertamente, deplorare con tutte le forze, un certo tipo di mentalità errata  che si diffonde sempre di più: perseguire il proprio interesse a dispetto di tutti e tutto. (L’evasione fiscale, la disonestà intellettuale, la ricerca smodata del profitto, ecc.)

Bisogna rileggere il passato che ha prosciugato i beni delle generazioni future perseguendo un comportamento folle e irragionevole.

Bisogna recuperare valori come la famiglia, la verità.

Bisogna assolutamente passare attraverso la verità antropologica, fare lo sforzo di vedere la verità oggettiva.

Facciamo un esempio sotto gli occhi di tutti.

La bioetica ha fatto enunciati di principio generali ok.

Sul valore della vita. Ok!  Poi lo strumento scientifico, con l’ecografia, evidenzia una malformazione e allora si passa all’aborto. L’aborto è ok! 

Non c’è una capacità di conformarsi alla verità oggettiva. Non c’è una capacità di scelta dei valori.

I valori non sono più visti come valori.

L’80% della spesa sanitaria di una persona avviene negli ultimi mesi di vita, ed è in questa fase che si è resa più necessaria l’eutanasia.

Stiamo andando incontro alla morte spirituale!!!!!!!!!!

Sopravvive soltanto l’interesse personale.

Ci vuole virtuosità nella stesura e nell’interpretazione delle leggi.

Sono i politici che fanno le leggi ma se le leggi non si conformano alla verità

GLI STRUMENTI GIURIDICI NON HANNO PIU’ LA CAPACITA’ DI ATTUARE LA VERITA’.

Se le leggi sono fatte da individualisti non guardano più al bene comune.

IL BENE COMUNE ESIGE UN IMPIANTO METAFISICO.

S’impone la riflessione su coloro che vogliono beneficiare di servizi destinati alla famiglia perché tali servizi hanno un peso economico troppo elevato per la società.

Parlando di bene comune non si può assumere una visione esclusivamente pragmatica.

C’è un’unica condizione virtuosa:

TUTTI DEVONO CONDIVIDERE LA VISIONE OGGETTIVA DELLA REALTA’  E TUTTI DEVONO FARE LA LORO PARTE.

Altrimenti, si attua il PRINCIPIO DEL CEDIMENTO DELLA DIGA: Buona progettazione ma poi, se ci sono forze che vanno

contro, esplode.

(Continua)

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