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Ciao ai miei… lettori

Dopo aver parlato della dieta Montignac, dopo averla applicata, condivisa, pubblicizzata, condivido con tutti  questi due articoli sul cibo spazzatura… perchè?

Perchè mi rendo conto che Montignac ha, una volta di più, ragione.

Noi abbiamo dimenticato i  sapori dei cibi naturali e genuini… L’abitudine di fare la spesa al supermercato ci ha un po’ tutti… anestetizzato. Si gira (più velocemente possibile) tra gli scaffali, acquistando quasi alla cieca e senza metodo i prodotti della lista (cartacea) e della LISTA (mentale) dei desideri. Visto che qualche volta, anch’io faccio ancora  così ho cercato di mettere a punto delle “strategie” per contrastare l’aggressività che traborda da ogni parte.

Mandarci mio marito ad esempio, non vi sembra un’idea geniale?

Dai manifesti del supermercato che ti propongono panini al prosciutto due metri per due, ai cartelli con le offerte scritte in caratteri cubitali.

É vero: ci vedo poco. Ma non per questo devi subissarmi di scritte extramegagalattiche per costringermi a comprare quello che vuoi tu. Non ci vedi? Adesso si. Ben mi sta.

Comunque non è andata poi così male.

A furia di lamentarmi che non riuscivo a leggere le etichette sulle confezioni (e forse non ero l’unica!!!!!!!!!!!!)  il nostro Supermercato ORVEA DI MEZZOLOMBARDO ha dotato i carrelli di una lente d’ingrandimento per poterlo fare. EUREKA!

Lo ammetto. l’idea è buona. Intelligente e utile.

Anche se penso che abbiano poi confidato nel fatto che la gente segue le sue abitudini, che ha fretta e non il tempo per farsi una cultura alimentare mentre fa la spesa… ma concedo il beneficio del dubbio: avranno davvero pensato a chi non ci vede bene?

Insomma, è una strategia come un’altra (ma furba) per potersi difendere da leggi che dovrebbero essere a favore del consumatore mentre invece lo confondono.

Perchè dico tutto ciò?

Perchè cercando al supermercato gli alimenti consigliati da Montignac, ho potuto farmi un’idea a proposito delle enormi responsabilità che hanno le imprese agroalimentari nei confronti dei loro clienti, di una popolazione intera e della sua salute.

Certo. Aziende diverse responsabilità frazionate. Ergo: nessuna responsabilità.

Ma in Italia dovrebbe esserci addirittura un Ministero che si occupa di questo. O no?

La  domanda da un migliardo di migliardi di euro è: Al Ministero delle pulitiche industriali, in concerto col Ministero della salute, c’è qualcuno che si occupa della cosa? O si pensa che la questione si risolverà da se?

NESSUNO SI É ACCORTO CHE IN NOME DELL’INTERESSE PRIVATO, IN UN MODO O NELL’ALTRO, MILIONI DI PERSONE SONO MANIPOLATE, GIOSTRATE E RAGGIRATE E IMBROGLIATE?

E la cosa più preoccupante è che il gioco non è circoscritto, ristretto, arginabile.

Chi c’è dentro c’è dentro e chi è fuori muore di fame.  Ecco perchè il mio stomaco si contorce. Per il disgusto.

Certo che nessuno si aspetta che questo interesse parta da lontano. Da una volontà precisa di far andare le cose in un certo modo.  Pilotando abilmente i gusti e i consumi di milioni di persone.

Vogliamo parlare dello zucchero? É presente in quasi tutto quello che mangiamo. Aggiunto per arrotondare il gusto.

Dei grassi? Sono presenti in un sacco di alimenti di uso quotidiano e comune.

E la frutta. Dappertutto l’aroma, il profumo, il gusto di frutta. Dagli yogurt agli shampoo, dalle merendine al detersivo per i pavimenti. Ma la frutta, la FRUTTA quella vera, una merendina all’albicocca o uno yogurt alla pesca l’ha mai vista da vicino?

Come fa l’olio extravergine di oliva costare 4 euro al litro quando le olive ne costano 10 al kg?

Garantisco che, se qualcuno sicuro e convinto di quello che vuole entrasse in un supermercato a fare la spesa, comprerebbe ben poco.

Nessuna informazione, (o scarsissima) sui luoghi di provenienza del pesce (sta cominciando a diventare un bene preziosissimo, se si guarda alla provenienza e all’inquinamento dei mari… Altro che Filetti Findus…) Idem  o quasi sulla carne. Ti devi fidare di AIA o AMADORI e simili. Nessuna informazione su tipi di allevamento, mangimi…

Piccolo aneddoto: Qualche anno fa abbiamo trovato un latte di mucca… cattivo. Dal gusto poco meno che disgustoso.

E mio marito: “sa di pesce”.

Ma non è possibile. E invece si. Se dai alle mucche un mangime che contiene derivati del pesce invece di erba e fieno.

E non aprirò qui la parentesi sui conservanti, coloranti, gli additivi, gli sbiancanti e chissà quant’altro. Li chiamano correttori. Ma correttori di cosa?

Personalmente ho sperimentato che sarebbe meglio fare la spesa a stomaco pieno: la fame altera indicibilmente la percezione del vero e gonfia, fino a farlo straripare il carrello della spesa.

Un sistema infallibile è quello di andare a fare la spesa con i contanti in tasca, lasciando a casa la carta di credito: SOLDI MISURATI SPESA MISURATA. Che dico? perfetta. Se devi calcolarti i soldi che hai da spendere, non compri niente di superfluo. Niente di cui poi non debba pentirti. Questa cura farebbe bene a tanti, perchè l’uso della carta di credito fa perdere di vista il denaro e il suo valore.

Se proprio non si riesce a fare un bell’elenco PRIMA di ciò che serve, almeno chiedersi  lì, al momento: MI SERVE PROPRIO?  COSA POSSO PRENDERE IN ALTERNATIVA, DI PIU’ SANO?

Vi stupite se vi dico che quando ho fame, ma proprio proprio, una bella mela è come un toccasana? (Mica per niente i nostri avi ci si sono giocati il Paradiso!!!!!!)

L’ideale  sarebbe fare un programma di pranzi e cene settimanale calcolando quante volte carne e pesce, uova o salumi, sempre frutta e verdura (abbondare con la frutta).

Per chi sta facendo la dieta Montignac, l’articolo che segue sarà di sprone, perché fa riflettere sulle porcherie che il mercato industriale ci rifila.

Prima c’ingrassano con le loro porcherie (accattivanti, colorate, simpatiche e divertenti) e poi c’illudino di farci dimagrire col KILOKAL  e il chitosano.

Chi non c’è cascato almeno una volta?

Ma noi dobbiamo essere più furbi di loro. Salvare la nostra salute e il nostro portafoglio.

Grazie a Antonio Lupo per questo articolo. (che sarà rimosso su richiesta.)

GREENREPORT [ 12 aprile 2011 ] Consumi

Cibo spazzatura: in Italia e nel mondo

Antonio Lupo *

MILANO. Ritengo che il Cibo Spazzatura sia l’estrema degenerazione dell’unione fra agricoltura e produzione industriale di cibo con il modello consumista e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali.
Il termine cibo spazzatura (junk food o trashfood), comunemente riferito a qualsiasi alimento o bevanda ad alto contenuto calorico ma di scarso valore nutrizionale (calorie vuote), fu coniato nel 1972 da Michael Jacobson, direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington.

In questo tipo di alimentazione c’è una mancanza assoluta dei fattori di prevenzione, come afferma il Prof. Umberto Veronesi (putroppo sostenitore anche del nucleare e degli OGM!), che non si stanca mai di richiamare il nesso tra tumori e cibo, spiegando che ” i carnivori si ammalano di più e spesso muoiono a causa del loro tipo di alimentazione ” ( Repubblica 28 gennaio 2011) e che “in futuro la ricerca dovrà cercare i principi preventivi del cancro nei cibi, perché molti principi naturali protettivi sono contenuti nei vegetali e nella frutta (Repubblica 8 dicembre 2010).
E se l’Università di Oxford ci dice che prendere un’Aspirina al giorno per 5 anni riduce l’incidenza dei tumori del 20%, il professor Berrino, illustre epidemiologo, osserva che non è necessario prendere l’Aspirina, che può provocare emorragie, perché il metabolita dell’Acido Salicilico è presente in molti cibi vegetali, basta consumarli regolarmente.

Come ci ha ricordato il dott Michele Riefoli, nutrizionista: ” Noi siamo anatomicamente e fisiologicamente strutturati come animali che metabolizzano meglio e più produttivamente cibi vegetali, naturali ed integrali.
Il nostro apparato digerente è ottimizzato per digerire e assimilare cibi ricchi di enzimi, vitamine e minerali oltre che di fibre e macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) di provenienza vegetale.
Siamo una macchina biologica che va a carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto provenienti da fonti prevalentemente vegetali; utilizzare carburanti diversi o sbagliati non faranno altro che rovinare nel medio e lungo termine la macchina stessa (infarti ictus, ipertensione, tumori all’intestino, al seno alla prostata, allo stomaco, malattie degenerative del sistema nervoso come Parkinson, Alzheimer, ecc.. , ma anche allergie, asma, malattie della pelle, alterazioni ormonali…). Si consideri che l’80% dei tumori all’intestino è stato messo in relazioni con l’abuso di carne e salumi, una eventualità piuttosto diffusa come testimoniato dal continuo aumento dei casi di questa malattia.”
Il consumo eccessivo di Merendine, patatine, snack, panini, bibite gassate è la prima causa di sovrappeso e obesità (secondo l’indagine “Okkio alla Salute” del Ministero della Salute, più di un bambino su tre di età compresa tra i 6 e gli 11 anni pesa troppo).
Molte popolazioni sono sopravvissute per secoli mangiando per tutta la vita solo due/tre pietanze e non conoscevano Colesterolo, obesità, diabete. Nel 1960 un italiano mangiava 18 kg. di carne l’anno, oggi ne mangiamo 90 kg (negli USA 120!). Questo aumento non fa bene alla salute ed è del tutto insostenibile per l’ambiente.

Il fenomeno obesità, che è una malattia in sé, è più marcato in Nord America e in Europa: negli Stati Uniti il 65% della popolazione è soprappeso, e la percentuale di obesi raggiunge il 32%.
Per questo il termine cibo spazzatura è nato lì, purtroppo è poco conosciuto in Italia, dove è soprappeso solo (!) il 34% della popolazione adulta, di cui il 9% obesa. Nel Vecchio Mondo i sovrappeso sono 400 milioni, 130 milioni gli obesi.

In Europa sono permessi più di 300 additivi , dai coloranti, anche artificiali fino agli esaltatori di sapidità, come il glutammato e l’aspartame, eccitotossine presenti in moltissimi alimenti.
A proposito di Cibo Spazzatura ricordiamo anche l’Acrilamide, scoperta nel 2002 da alcuni ricercatori svedesi e cancerogena ad alti dosaggi, che è stata trovata in gran quantità nella carne del fast food; essa si sviluppa quando si gira l’alimento su entrambi i lati per raggiungere l’effetto “crosticina croccante”: più è alta la temperatura, più l’alimento diventa croccante e più acrilamide si sviluppa.
(continua)

* Medico, Comitato Amig@s Sem Terra Italia  

[ 13 aprile 2011 ] Consumi

Cibo spazzatura: il marketing dell’industria alimentare (2)

Antonio Lupo *

MILANO. Aumento dell’obesità infantile e marketing del “cibo spazzatura” sono legati a filo doppio. L’ Institute of Medicine statunitense afferma che, a partire dai 2 anni di età i bambini americani ricordano il nome dei prodotti, preferiscono gli spot del junk food, e consumano junk food in proporzione all’intensità della pubblicità.
E i genitori sanno che nei supermercati il junk food è sistemato alla portata dei bambini o vicino alle casse!

La televisione, soprattutto le reti commerciali, sono un forte veicolo di induzione al consumo di junk food, ma ci sono altre forme di pubblicità che stanno prendendo sempre più piede: sulla stampa, a scuola, nello sport, su internet, nascosta nei video giochi, giocattoli, canzoni, cartoni animati, film e materiale educativo.

Oltre i 12 anni, le strategie pubblicitarie tendono a legare gli adolescenti al “brand”, attraverso la promozione di stili di vita, mostrando personaggi famosi che usano quella marca, con gli sms, o attraverso gruppi di coetanei pagati dalle aziende per diffondere informazioni sui prodotti senza che si capisca che si tratta di pubblicità (il “marketing virale”).

Vi sono state invece diminuzioni del consumo di junk food nei Paesi, tra quella cinquantina dove si è legiferato in materia, con norme più rigorose: in Australia (proibita la pubblicità di alimenti per i minori di 14 anni), Olanda (bandita la pubblicità dei dolci per i minori di 12), Svezia (non è permesso usare personaggi dei cartoni animati per la pubblicità) e Norvegia (proibita qualsiasi forma di pubblicità rivolta ai bambini). Queste limitazioni non decollano nei paesi emergenti, alcuni dei quali (Cina, India, Brasile, ecc.) non solo rappresentano il far west per le multinazionali del junk food e del marketing, ma presentano anche le più alte velocità di crescita dell’epidemia di obesità.

I prezzi stracciati
Nei Paesi in via di sviluppo l’innalzamento del reddito e la migrazione massiccia verso le città permettono a persone fino a ieri vissute di agricoltura nel proprio villaggio di acquistare grandi quantità di cibo, scadente e a buon mercato, nei supermercati delle metropoli. Si pensi al Messico, all’Argentina, al Brasile, alla Cina e all’India.

La grande distribuzione attua una politica di prezzi estremamente aggressiva, con l’abbattimento dei costi tramite salari bassissimi ai lavoratori e margini altrettanto miseri per i produttori.

L’aumento dell’obesità, con percentuali elevatissime prossime a quelle degli USA, si sta registrando proprio nei Paesi con un basso livello di istruzione e nelle fasce sociali basse.
La vendita di prodotti trasformati ( pietanze già pronte, bibite gassate, hamburger, dessert preconfezionati) nei paesi a reddito medio-basso aumenta del 30% ogni anno. I grassi saziano lo stomaco a basso prezzo.

Anche le mense, sia quelle scolastiche che quelle aziendali, l’imperativo per vincere gli appalti è abbattere i costi. Dunque sovrabbondanza di oli, burro e altri grassi per mascherare cibi e verdure senza sapore, uova, formaggi e carni provenienti da allevamenti intensivi, disumani in molte realtà del mondo.

Il palato si fa dunque ingannare, il portafoglio pure, soddisfatto dal risparmio spesso sorprendente: pacchi di biscotti e merendine a 1 euro, polli a 2 euro, uova e carne sempre più a buon mercato.
(continua.2)

* medico, Comitato Amig@s Sem Terra Italia 

[ 14 aprile 2011 ] Consumi

Cibo spazzatura: anche in Italia servono nuove leggi

Antonio Lupo

MILANO. Cosa spinge a ipernutrirsi di cibo spazzatura? Una ricerca svolta presso l’Istituto Scripps di Jupiter (2010). “Dopamine D2 receptors in addiction-like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats”.Nature Neuroscience ) ha dimostrato che il junk food agisce come una vera e propria droga sull’organismo, inducendo in chi ne consuma abitualmente una dipendenza paragonabile a quella di una sostanza stupefacente qualsiasi.

Il Professore David Kessler, ex commissario della Food and Drug Administration statunitense, ha scritto un libro “Perché mangiamo troppo (e come fare per smetterla)” ed. Garzanti (“The End of Overeating” ed. Peguin), in cui denuncia l'”iper-palatabilità”, una nuova e amplificata sensibilità ai gusti arricchiti, cioè cibi per creare dipendenza, arricchiti di sali, grassi e zuccheri “così buono che se ne vuole ancora”, in inglese si dice flavour “moreish”.

Esiste quindi una strategia del super-consumo, i chimici e ricercatori lavorano per spingere i consumatori a ricercare non solo la gioia del gusto, ma quella di un’esperienza innaturale, chiamata da Kessler della “iper-palatabilità”.

I cibi arricchiti

Per raggiungere lo scopo vengono utilizzate tecniche diverse. La prima e più comune è quella di “aumentare” gli ingredienti delle pietanze con sali, zuccheri e grassi per renderli più appetibili al palato.

La seconda è quella di creare una nuova esperienza di masticazione: se i cibi sono facili da masticare e deglutire, si avrà voglia di buttar giù velocemente un secondo boccone, diventando un popolo di “ruminanti, come Matthew Difrisco, analista dei consumi, ha definito qualche anno fa gli Americani, che masticano snack dalla mattina alla sera, saltando i pasti e senza sedersi più a tavola.

Questi accorgimenti stimolerebbero i nostri recettori nervosi esattamente come avviene con l’assunzione degli oppioidi (come la morfina), causando la dipendenza da cibo e conseguente sovrappeso. Lo confermano alcuni studi sull’uomo che hanno visto che il naloxone, sostanza usata per trattare la dipendenza da eroina bloccando il release di oppioidi a livello cerebrale, può ridurre il desiderio irrefrenabile di cibo.

L’aumento delle porzioni e delle calorie

L’epidemia di obesità da Cibo Spazzatura è legata soprattutto alla quantità di calorie ingurgitate, mangiando fuori casa e in branco (fast food), ma anche a quello in confezioni (snack, merendine, bibite, ecc.), mangiato compulsivamente da soli (ne consumano di più i figli unici!), sdraiati davanti alla TV o con un videogioco in mano.
In America le dimensioni di un hamburger da fast food sono cresciute del 600 per cento nel corso degli ultimi trent’anni, e una bibita grande sfiora oggi i due litri e le 800 calorie.
Un pasto completo al fast food (cheeseburger, patatine, bibite e dessert, in porzioni maxi) può arrivare a 2.400 calorie e circa 120 grammi di grassi.
Da anni le associazioni dei consumatori chiedono che i fast food espongano in evidenza i contenuti nutrizionali dei cibi
Gli hamburger contengono carne (in genere meno della metà del peso del panino, con salse e formaggio, con un apporto di grassi, in maggioranza saturi, che può superare l’11% del peso del panino.
Nel nostro Paese, nelle grandi città oltre il 30% della popolazione sostituisce il pranzo a casa con uno spuntino a base di panini e bevande gassate (il 58% degli italiani ne consuma regolarmente), poco in linea con una corretta alimentazione che deve essere ricca e variata.
Proprio il contrario dei cibi-droga, come possiamo anche chiamare il cibo spazzatura.

Anche in Italia abbiamo bisogno di nuove leggi per difenderci dal Cibo Spazzatura

Nella recente Legge Sanitaria degli Stati Uniti, Obama è riuscito a fare inserire l’obbligo, per le grandi catene di ristorazione (fast food, ristoranti e take away con almeno 20 locali, in tutto circa 200mila esercizi), di indicare accanto a ogni pasto le calorie totali.
La regola dovrebbe applicarsi anche ai distributori automatici ( presenti anche in qualche scuola italiana!) e la misura entrerà in vigore nel 2012, prontamente copiata dal sottosegretario alla Salute inglese Andrew Lansley.
Queste informazioni si trovano solo sul sito www.persapernedipiu.info
L’introduzione in Italia e in Europa di una norma simile sarebbe certamente utile e dobbiamo lavorare per questo.

Si devono introdurre anche norme per limitare la pubblicità televisiva di certi prodotti almeno in certi orari.

Infine dobbiamo parlare molto e con coraggio di cibo spazzatura, far entrare questo termine nel linguaggio comune, denunciare con nome e cognome questi prodotti, a costo di essere denunciati, come è avvenuto in Gran Bretagna.

Infine dobbiamo ribadire chiaramente, sui media e nelle scuole, parlando con la gente, che l’obesità è una malattia in sé, che genera invalidi ed esclusi, e che chi produce e vende questo tipo di cibo, anche in assenza di leggi limitanti, ha una responsabilità morale negativa enorme.

La salute non è una merce, e anche il cibo non deve essere considerato una merce qualsiasi.
(fine.3)

* medico, Comitato Amig@s Sem Terra Italia