La Sacra Sindone Passio Christi Passio Hominis

Ciao a tutti.

Venerdì scorso, 16 aprile, sono stata a Torino in occasione dell’ostensione ai fedeli della Sacra Sindone, che si tiene in Duomo dal 10 aprile al 23 maggio 2010.

Emozione indicibile davanti a questa testimonianza del divino che crea un naturale spartiacque tra chi ha fede e chi non ce l’ha.

È un qualcosa che va oltre l’individuo, il singolo. Oltre ciò che uno pensa, o prova o sa.  È proprio un dialogo, un rapporto che si crea.

Certo, io non faccio testo. Da sempre considero la Sacra Sindone il lenzuolo che ha custodito il corpo di Cristo dopo la deposizione, all’atto della sepoltura. Anche se mi rendo conto che questo atteggiamento è sbagliato per principio e per niente scientifico, tengo nell’intimo la profonda incidenza emotiva che ha questo “incontro” per me.

Consideravo questo pellegrinaggio come  “un appuntamento” al quale non potevo mancare. Io ci sono stata insieme a mio marito con un pullman organizzato dalla Parrocchia di Mezzocorona.

Dodici ore di viaggio tra andata e ritorno, tre ore di fila all’esterno  e poco più di 15 minuti in Duomo per  non più di tre, quattro minuti davanti alla grande teca del Sacro Lino , in penombra, dove risplende l’immagine di un uomo martoriato di ferite e col petto ferito, con i segni della  coronazione di spine e della crocifissione con chiodi.

È uno “spettacolo” forte.

Ti apre l’anima passando attraverso la bocca dello stomaco. Ti toglie ogni parola riempiendoti di emozione. Non ho neppure recitato la bella preghiera che viene data ai pellegrini in visita scritta per l’occasione dal Card. Poletto. Ero tutta assorta da quell’incontro col Dio vivente, che fa ogni sforzo per “rimpicciolirsi” “ridimensionarsi” secondo i canoni umani a solo scopo di “rendere noi, come Lui”.

Ero già stata a Torino nel 1998 con la mia figlia più grande,  ma si era un po’ assopito il ricordo di quell’esperienza. Forse perché allora non la vidi così bene e così bella come adesso o forse perché non ero ancora “ abbastanza cresciuta” in consapevolezza per coglierne il messaggio intrinseco.

In omaggio ai pellegrini che giungono qui da tutte le parti del mondo viene dato gratuitamente un numero speciale de La Voce del Popolo (una quarantina di pagine) che dicono sinteticamente tutto quello che c’è da sapere sull’evento e sulla Sindone un depliant con la preghiera nelle principali lingue europee e un’immaginetta del negativo del Volto dell’Uomo sindonico.

Soprattutto, questa giuda è di supporto e aiuto per tutti coloro che, preparati o meno, si accostano al Mistero della Sindone. Quattromila volontari si danno un gran daffare per accogliere e accudire il gran fiume di persone che pazientemente, anche se non sempre in silenzio e in preghiera, percorre il tragitto predisposto che conduce davanti al Sacro lino.

Nell’ultimo tratto c’è una breve sosta in un tendone oscurato dove vengono proiettate diverse immagini della Sindone in HD che aiutano il pellegrino a distinguere bene, a individuare le varie parti del corpo.

Da LaVoce del Popolo mi piace riportare questa frase del Beato Sebastiano Valfrè, grande devoto della Santa Sindone:

“La Sindone è un segno di Gesù paragonabile alla croce, ma con questa particolarità:

la croce ha accolto Gesù vivo e ce l’ha restituito morto, la Sindone invece lo ha accolto morto e ce l’ha restituito vivo”.

Ecco, sono passati solo pochi giorni  dalla Settimana santa, da quando siamo stati convocati a contemplare e a incontrare Gesù, giudicato da tribunali umani, rifiutato dal suo popolo sottoposto a indicibili torture, crocifisso e morto in croce,

ma soprattutto, RISORTO, dopo tre giorni.

Il fatto è che per poter dire in modo convinto, con fede e amore sincero “Gesù è il Signore” bisogna fermarsi  a celebrare la Pasqua.

CREDERE CHE DIO HA TANTO AMATO IL MONDO DA DARE IL SUO FIGLIO UNIGENITO,

SOSTARE IN CONTEMPLAZIONE DAVANTI A QUESTO AMORE INCARNATO NELLA PERSONA DI GESÙ SOFFERENTE NELLA SUA PASSIONE,

CROCIFISSO, MORTO E RISORTO E PERCIÒ

VIVO E PRESENTE IN MEZZO A NOI.

Vuol dire guardarsi dentro con sincerità e lasciarsi toccare da questo Dio che ama la persona, che ci fa risorgere e vivere insieme a lui nella luce del Bene e della Virtù.

Vuol dire accostarsi ai Sacramenti di Confessione e Eucarestia.

Insomma, celebrare bene la Pasqua per ricevere questo immenso dono della Vita nuova che Gesù Cristo ci offre.

Anche se devo ammettere che ho fatto molta fatica a passare dalla sofferenza della Passione all’esultanza della Risurrezione.

Perché, se ti fermi a pensarci, la Passione di Cristo ti rinnova dentro una sofferenza indicibile che la Sindone ti getta in faccia in tutta la sua brutale realtà.

La Sindone è Mistero che nessuna prova scientifica riesce a spiegare. Più si scava per cercare le prove della sua falsità più il Mistero si fa fitto e insondabile. Più è legittimo e saggio cercare di sapere e di capire più l’intelligenza è sfidata, messa alla prova.

Per me la Sacra Sindone è, una volta di più, un veicolo, un mezzo usato da Dio per comunicare con l’Uomo. Per insegnargli la potenza e al contempo la misericordia.

Questo Dio onnipotente che si è fatto Bambino, che si è consegnato come Agnello sacrificale per i peccati del mondo, ci insegna a fare come Lui per essere come Lui, degni figli  e non gli schiavi del peccato e di Satana.

La Sindone ti colpisce, ti sconvolge per la sofferenza di cui è intrisa.

Quell’uomo, col dorso e le gambe coperte da un reticolo di frustrate, con la colatura di sangue dal fianco sinistro, con i segni delle inchiodature al polso destro, ai piedi non può che rimandare il discorso a Gesù e alla sua vicenda nel momento della sua massima esperienza di dolore.

Di fronte  a quest’uomo torturato in modo indicibile, con una sofferenza che penetra dentro le nostre stesse membra, le domande si fanno disperate e senza risposte.

Non c’è desiderio di morte nelle parole di Gesù sulla croce; è solo l’atto finale, supremo del suo continuo tendere a un’unione sempre più totale col Padre.

E qui, diventa inevitabile parlare della morte come del momento in cui l’uomo consegna il proprio destino al Padre Celeste, perché è proprio nel destino del corpo che si estrinseca la “solidarietà” dell’uomo comune col “Figlio”: la partecipazione allo stesso destino di eternità.

Il destino del Corpo di Cristo glorificato dalla Passione  s’interseca col destino del corpo dell’uomo nella sua condizione di asservimento al peccato  e lo fa partecipe di quella gloria che ha vinto il peccato.

 Ma non è magnifico?

Ecco perché lo spettacolo di quella morte rappresentata dalla Santa Sindone “Non ti lascia in pace”: perché quando scegli di calpestare i comandamenti devi pensare che Qualcuno è morto in quel modo perché tu potessi essere mondato col Suo Sangue.

Il pellegrinaggio verso la Sacra Sindone può essere la prima tappa di un percorso di ricerca e di ascesi interiore, la risposta a un richiamo, a un bisogno , a un interesse.

A tutti dico: se non ti interessa, bene, va bene lo stesso. Non sei e non devi sentirti obbligato. È per questo che esiste il libero arbitrio.

Ma se senti dentro il tuo cuore anche solo una piccola fiammella di desiderio, un moto anche piccolissimo dell’anima che ti muove verso, non esitare, vai. Potresti avere delle sorprese meravigliose che non ti aspetti. Perché Lui è lì, sempre pronto ad accoglierti, ad abbracciarti, a perdonarti.

AMARTI, LO FA GIÀ, DA SEMPRE.

 

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