Ciao a tutti…

Da parecchio non scrivo sul blog, ma sono stata piuttosto impegnata, a vario titolo e per diversi motivi… e non credo che a nessuno interessino le mie faccende private.

Argomenti   di cui parlare ce ne sarebbero, ma  a me non piace riportare idee e opinioni altrui come se fossero mie, seguendo magari l’onda del pensiero dominante. Anzi. Mi piacerebbe invece riflettere sui fatti e  sugli avvenimenti cercando di spostare il punto di vista.

Per questo intervento, ad esempio, prendo spunto da VOYAGER, SU RAI DUE, del 12 aprile  u.s.

 

In uno dei servizi andati in onda si parlava di  Pre-morte,  meglio nota  con l’acronimo inglese NDE Near Death Experience (esperienze ai confini della morte).

Per chi è interessato all’argomento, ci sono diverse pubblicazioni al riguardo, ma non è esattamente di questo che voglio parlare.

Cioè non ho una formazione medica che mi consenta di trattare, anche solo superficialmente, gli aspetti teorici o parapsicologici, metafisici e soprannaturali di questo fenomeno.

Desidero semplicemente capire, prendendo le mosse da fatti acclarati,  documentati e, per quanto possibile, studiati.

Personalmente credo che ogni conoscenza data all’uomo  (qualcuno direbbe “conquista del sapere”) nelle varie fasi della sua esistenza terrena, sia quelle del singolo individuo nella sua vita come quelle dell’umanità nella storia, abbia un suo preciso  e irrinunciabile significato nell’evoluzione  e nel perfezionamento, sia del singolo che del genere umano nel suo complesso.

Detta in parole più semplici credo che la conoscenza e il sapere siano gli strumenti che servono all’uomo per raggiungere la perfezione.

Il vero sapere (e il suo buon uso) rende migliore l’uomo e la società.

Il fatto che la nostra società non sia migliore (nel senso di “buona”) è dovuto al fatto che il sapere è usato male. Malissimo.

Dico questo perché è visibile a tutti che mai, in nessuna epoca storica passata  si erano raggiunti così alti vertici di sapere e di conoscenza, eppure mai, in passato si sono toccati abissi di abominio e miseria come gli attuali.

Allora, viene da chiedersi, qual è il valore buono di un sapere che approfitta di sè, che è autoreferenziale, e non migliora il mondo?

Se il sapere contribuisce al male, è male o semplicemente è usato male?

Il libero arbitrio dovrebbe aiutarci a trovare la risposta.

A questo punto qualcuno mi chiederà spiegazioni, date le premesse sulla pre-morte .

Tra i 4 fenomeni comuni a chi ha vissuto esperienze di pre-morte, tunnel di luce, percezione di extracorporeità, visione di parenti morti, visione della propria vita passata, quest’ultimo mi ha particolarmente colpito.

Chi racconta di questa review-life descrive come, in (quello che sembrano ) pochi secondi, riveda la propria vita e i momenti salienti che l’hanno caratterizzata, le persone che ha incontrato e con cui si è relazionato. Ma la cosa più stupefacente è che nel rivedere queste persone le percepisce secondo il grado di gioia e/o sofferenza che ha dato loro.

In sostanza, è come se, in punto di morte, si potesse avere, in un attimo, la consapevolezza della propria vita passata e del proprio operato durante essa,  

SOLTANTO ATTRAVERSO IL BENE E L’AMORE DATO O TOLTO AGLI ALTRI.

Sulla gioia donata e sulla sofferenza inflitta.

Chi ci aveva pensato, a questo?

Noi esseri umani siamo abituati a misurarci tra noi su molte nostre qualità o difetti, sulle capacità materiali visibili.

Anche quando si fa l’esame di coscienza (per chi lo fa) e si pensa ai propri peccati e alle mancanze, lo si fa in prima persona.

“Ho fatto questo e quello… non ho fatto così e cosà…” ma credo che raramente ci si ferma dicendo “Ho fatto soffrire lui, a lei ho fatto un torto, sono stato ingiusto dicendo che…”

Cioè, anche con le migliori intenzioni

NON SEMPRE CI RENDIAMO CONTO DELLE SOFFERENZE CHE INFLIGGIAMO AGLI ALTRI.

Ora, se l’ultimo atto della vita è guardarsi indietro per vedere

COME E QUANTO ABBIAMO AMATO,

ci sarà un perché.

Se qualcuno ha avuto la facoltà di poter riferire questa esperienza,

 QUALSIASI SPIEGAZIONE SCIENTIFICA SI CERCHI E SI DIA AL FENOMENO,

C’È DI SICURO UN PERCHÉ-

Certo, è difficile guardarsi dentro sinceramente e ammettere che c’è qualcosa che non va.

Che non siamo così bravi belli e gentili come vogliamo apparire o come gli altri ci vedono.

È difficilissimo. È “un qualcosa” che non ci piace, che ci mette a nudo.

Che mette a nudo le nostre fragilità.

Ma penso che sia meglio guardarsi dentro finché c’è il tempo per rimediare piuttosto che in extremis, quando niente potrà più essere cambiato.

Allora mi piace pensare che questi messaggi, che arrivano così, in maniera non ufficiale, vogliano insegnarci alcune cose.

Che saremo misurati col metro dell’Amore.

E che il metro sarà lo stesso usato da noi.

E che, se avremo avuto l’umiltà di riconciliarci con Lui, di essere Suoi amici, potremo godere della Sua Misericordia piuttosto che del Suo Giudizio.

Che non è troppo tardi fino a quando  È TROPPO TARDI.

 

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