Ciao a tutti.

È fatta.

Anche per quest’anno, la questione COLLETTA ALIMENTARE è ANDATA.

Ieri sono arrivati i risultati nazionali.

8600
tonnellate  di viveri raccolti.

In leggera flessione, rispetto alle 8800
tonnellate dell’anno scorso, ma con un’ottima tenuta se si pensa alla crisi in
atto.

Questo non fa che confermare la mia tesi
secondo la quale “gli italiani, brava gente” sono davvero migliori di quanto
non appaiano in televisione.

Parlo degli italiani in versione umana e
non in formato  “ventidue pollici”. Mi
riferisco a tutte quelle persone che sabato, andando a fare la spesa al
Supermercato di fiducia hanno messo nel carrello omogeneizzati anche se non
avevano bambini, olio anche se ne avevano già a casa, pelati e fagioli,
zucchero e pasta in sovrappiù.

Tutti questi alimenti sono stati
stoccati nei magazzini che il Banco Alimentare ha in tutta Italia, e saranno
distribuiti durante l’anno venturo ai più poveri e ai bisognosi, insieme ai prodotti provenienti dalla Comunità
Economica Europea, e dalle eccedenze della Grande distribuzione.

Tuttavia, in questa sede, non voglio
fare né autocelebrazioni né sviolinate celebrative.

Desidero semplicemente ringraziare.

E qui, il gioco si fa duro.

Bisogna stringere alle corde l’emozione
e il Mistero.

 

Cominciamo con “Lo sguardo”.

 

Cosa vede “chi va a fare la spesa”. Poco
in realtà.

 

Dei manifesti, che pubblicizzano la
Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (l’ultimo sabato di novembre), un
banchetto con dei volontari che indossano il caratteristico davantino giallo che
pubblicizza la Colletta, e tanti scatoloni, aperti e chiusi, che contengono gli
alimenti raccolti.

I più attenti notano, in strada, i
camion e i furgoni della Protezione civile e dei Nu.Vol.A. che portano i pacchi
ai magazzini.

Quasi tutti sanno già, dopo tredici
anni, cos’è la Colletta, anche se non ci pensano fino a quando non si trovano
davanti i volontari e vedono in movimento questa immensa macchina solidale.

 

Cosa vedono i volontari. Molto.

La gente. Le persone.

Molti prendono la borsetta e il depliant
volentieri. Sanno già. Sono contenti di poter partecipare.

L’altr’anno non c’erano loro.

Non c’era la colletta in quel
Supermercato lì, ma ne hanno sentito parlare.

Si sentirebbero esclusi, diversi a non
dar niente.

Essere solidali fa bene. Li fa sentire migliori,
più umani, veri, parte di una grande famiglia generosa.

Qualcuno prende automaticamente la
borsetta e il depliant distribuiti all’ingresso del supermercato, pensando che,
per l’ennesima volta, qualcuno sta cercando di spillargli dei soldi.

Qualcuno, distratto, finge di non sapere
“di cosa si tratta”, ascolta le spiegazioni e poi accetta borsetta e depliant.

Qualcuno entra di corsa per non essere
fermato dai volontari.

Qualcuno “tenta” di entrare di corsa, ma
non è abbastanza svelto da evitare la frase: “Vuole partecipare alla Colletta?”
oppure “Vuole contribuire a fare la spesa per chi è più povero?”

“Vuole?” È difficile sfuggire alla
propria coscienza, di fronte ad una domanda così diretta. Vuoi o no. Sei tu e
solo tu a scegliere.

I volontari sono lì, in tanti magari, e
tu sei solo, unico a decidere se lo vuoi o no.

Così qualcuno rifiuta la borsetta e il
depliant, come se questo gesto bastasse a cancellare il pensiero di quella
donazione negata.

“Anche solo una scatola di pelati, o di
fagioli.” Ripete il volontario, come a ricordare che non è necessario riempire
la borsetta per fare la propria donazione. Che una sola scatoletta vale tutti
quei rifiuti e quei no.

Eppure c’è ancora chi preferisce tenersi
quel sotterraneo rimorso piuttosto donare una scatoletta di tonno.

Qualcuno invece, facendo la spesa per
sé, pensa. La coscienza, ancora viva, lavora. Non litiga con la ragione che
richiama alle difficoltà economiche, alla congiuntura, alla crisi. La coscienza
sa che quel gesto generoso non resterà inascoltato. Non passerà sotto silenzio
agli occhi del Mistero.

Perché È un Mistero, appunto.

Così capita che qualcuno che non aveva
voluto la borsa della Colletta, offra, dalle proprie borse della spesa, pasta o
riso, farina e omogeneizzati.

 

Cosa vede il Capo equipe? Moltissimo,
Tutto.

I volontari, la gente. Il Mistero.

Vede i suoi volontari con un sorriso
particolare negli occhi. Con una gioia grande per quel servizio agli altri che
stanno facendo. Vede l’iniziale imbarazzo trasformarsi in interessata
partecipazione. Vede concretizzarsi la collaborazione, l’affiatamento. I suoi
volontari diventano una squadra generosa ed efficiente. Sono lo specchio di un
“Qualcosa di grande, e bello” impossibile da ignorare.

Vede le persone “spogliate”. Vede gesti
meravigliosi accanto a gesti meschini, piccoli miracoli di bontà che testimoniano
la presenza del Mistero.

Il Capo equipe vede “l’elemosina della
vedova” e si prende, immeritatamente, il merito e i complimenti per la
“lodevole iniziativa.”

Vede la macchina gigantesca muoversi
agile, senza sforzo, come se  tanta
leggerezza le fosse naturale. Non sente fatica (se non dopo), non desiste
davanti alle difficoltà. Tutti,anche se distanti e non conosciuti  si aiutano, si sostengono, si sorridono.

“Complicità” è la parola d’ordine che
tutti unisce, tutti sostiene.

Cosa vede il cuore. La Meraviglia e il Mistero.

Il Capo equipe riconosce il Mistero
aldilà delle coincidenze, delle casualità.

Vede un disegno, tracciato a più mani,
farsi capolavoro.

Sente, dentro l’Anima, di aver avuto
lui, a sua volta, un grande dono.

Il privilegio di aver potuto donare se
stesso e di aver portato altri con sé.

Testimone credibile e autentico. Piccolo
sasso della grande costruzione solidale.

 Per questo, e per molto, moltissimo altro:

               GRAZIE A TUTTI


 

P.s. Ecco spiegato perché, solo un
impedimento di forza maggiore (senza gambe, semi morta, morta) mi avrebbe
fermato davanti alla Colletta di quest’anno.

Perché ci sono cose che non si possono
comprare: Per tutto il resto c’è Mastercard.