Ciao a tutti i miei amici.

In particolare a Leo, che mi scrive spesso, a Roberto, Emilio, Skay Rose… per citare solo alcune delle persone che, “vista” la mia latitanza, mi  “tengono d’occhio” sul guest book, inviano mail, chiedono e s’informano sulla mia salute.

Rompo finalmente  questo mio silenzio perché, anche se il corpo non sta bene, l’anima, finalmente ha ritrovato, “come dire?”, la strada.

E poi perché l’aneddoto è proprio da raccontare.

 

Come molti di voi sanno, malgrado acciacchi e impedimenti vari, sono impegnata in varie attività: un circolo culturale (appena nato ma vivace, proprio come un neonato), la Caritas e l’Azione Cattolica e il Banco Alimentare, e… ecc.ecc.

Sono entrata in A.C. l’anno scorso, come “osservatore”. Con tutta la libertà di conoscere e frequentare il gruppo, partecipare a tutte le iniziative proposte, agire e muovermi secondo coscienza.

Quest’anno non ho avuto esitazioni a metterci dentro entrambi i piedi, perché, da buona astuta quale sono ho capito subito quanto avrei avuto da guadagnarci.

In sostanza, poi, ci sono tre incontri al mese, (se si lasciano un po’ da parte tutte le manifestazioni specificatamente religiose):

uno di spiritualità, il 2° sabato e due quindicinali il 1° e 3° giovedì del mese.

Purtroppo il giorno scelto da tutti per gli incontri è il GIOVEDI’, così devo sempre scegliere tra tutti l’incontro più importante.

LO SONO TUTTIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Da tempo le mie giornate sono intensissime così, spesso, arriva il sabato senza che neppure mi sia accorta del tempo trascorso.

Ieri sera, alle otto, subito dopo cena mi sono sdraiata un momentino sul letto, per dare un po’ di “tregua” alla mia schiena.

Così, sul letto fatto, visto che poi dovevo alzarmi per riordinare la cucina.

Quello che doveva essere un “riposino” di qualche minuto è diventato un sonno di piombo. Alle 20.53 mi sono svegliata di colpo.

AAAAAAAHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!! È GIOVEDI’!!!!!!!!!!!!!!!!

Sono schizzata dal letto e precipitata in cucina. Sembrava una piazza d’armi… dopo la battaglia.

E il dilemma: è tardi, troppo tardi, tardissimo. E poi: giovedì non sono andata perché ero in Caritas, vabè, tanto almeno vado agli incontri del 1° giovedì che tiene Don Agostino…. Questi sono solo incontri di confronto e di meditazione, di testimonianza e di dibattito…. Oh no! È anche l’ultimo, per quest’anno, perché già domenica 29 è la 1^ domenica d’Avvento.

Non so neppure io la ridda di pensieri che mi ha attraversato la mente, ma quelli che lo hanno fatto lo hanno fatto in fretta, perché non ci ho messo molto a decidere.

15 minuti. Mi ci sono voluti solo 15 minuti per vestirmi, uscire e arrivare alle 9 e 9 minuti nella sala dove si teneva la riunione. Compreso il parcheggio e piccolo tratto a piedi.

Altro che Bolt. Altro che figli del vento. 15 minuti.

Quando normalmente ce ne avrei messo almeno il doppio. Forse di più.

Il confronto languiva.

Alle domande “Se anch’io ho incontrato il Cristo e l’ho riconosciuto”, in riferimento ai dubbi sollevati da Giovanni Battista,“ e, se si, “quanto questo incontro ha cambiato la mia vita”, pareva che nessuno avesse niente da dire.

C’era un silenzio imbarazzante,quasi colpevole, che non potevo certo “lasciar lì”.

“Vedete” ho esordito,  “io sono qui solo per testimoniare questo incontro.”

Sono certa che chiunque, qui dentro, stasera, potrebbe farmi una lezione eccelsa su Bibbia e Vangelo. È un percorso di conoscenza che, personalmente, ho iniziato da poco, consapevolmente. È una conseguenza dell’Incontro, ma tutto parte da lì appunto, dall’incontro con Cristo.

Mi vedete. Non sono niente di speciale. Un mucchietto di acciacchi e di “lasciami stare”, eppure so che mi è accaduto qualcosa che mi ha cambiato la vita. Ha cambiato il mio modo di pormi e di approcciarmi nei confronti della vita e delle persone.

Ha cambiato IL MIO PUNTO DI VISTA, me stessa, nel rapporto intimo tra me e me e pubblico tra me e gli altri.

La conoscenza di Cristo è un dono, il rapporto con lui un Mistero.

Non è qualcosa che puoi razionalmente spiegare.

Se trovi Cristo nella tua vita quotidiana, se lo incontri per la strada, se cerchi di riconoscerlo in ogni uomo o donna che ti passa accanto, allora lo puoi vedere e riconoscere di più e meglio nel Vangelo e nella Bibbia.

Ma se pensi di leggere la Bibbia e il Vangelo senza scendere in strada, non so se troverai Gesù, o Dio in Persona.

Ci vuole semplicità di cuore, docilità, umiltà in questa ricerca.

Lo capite perché molte attività di volontariato spesso franano subito, naufragano miseramente dopo qualche tempo?

Perché ci si stanca, ci si stufa se non c’è una “risposta” dell’altro.

Ma noi, non dobbiamo avere bisogno di risposte, di corresponsioni da parte dell’altro. Non abbiamo bisogno di gratificazioni dall’altro (che se poi non arrivano ci deludono), perché operiamo in risposta a “qualcosa” che abbiamo già, che ci è stato dato da Dio. CRISTO.

Perché, prima di fare la carità agli altri dobbiamo farla a noi stessi.

Il dono di noi stessi agli altri non è che il surplus di un dono che noi abbiamo già ricevuto da Dio. Non è altro che il

“fai agli altri quello che è stato fatto a te”.

Fare il bene non è altro che riconoscere un bene già ricevuto. E non da Marco Papparella, ma da DIO. DIO STESSO.

Quando noi pensiamo di fare la carità, di essere caritatevoli, non facciamo altro che restituire ciò che ci è stato abbondantemente elargito.

Vi sembrerà sciocco ma poter essere caritatevole, spendermi gratuitamente mi… esalta. Mi fa star bene.

Ancor più capire chiaramente che sono uno strumento (piccolo e insignificante, ma uno strumento) in mano al Signore.

Chiaro. Non sono mica una santa. E anch’io, sovente e spesso, non ho proprio tanta voglia di lasciarmi “usare”, ma Lui ha delle armi di persuasione così… irresistibili…

Perché la felicità che ti lascia dentro, la soddisfazione che provi… non ha eguali.”

Questo, più o meno, il senso del mio intervento.

Si è scatenato un putiferio…

Dalle mie affermazioni sono scaturite domande e richieste, spiegazioni…

Ma io l’ho detto all’inizio. Non sono in grado di fare una lezione di dottrina cristiana, di catechismo… posso solo dire quello che è capitato, quello che capita a me, ogni giorno.

Qualcun altro, dopo,  ha raccontato la propria esperienza, testimoniando, a sua volta, che l’incontro con Cristo non è riservato a pochi eletti.

Che non è Cristo che sceglie le persone a cui mostrarsi, ma che è l’occhio di chi lo cerca, a trovarlo, a riconoscerlo.

Uno degli interlocutori, osservatore per amicizia, ha volutamente fatto la parte del diavolo, con domande d’impronta teologica.

Al termine dell’incontro, mi ha chiesto: “Ma lei dov’era, dov’è stata finora che non l’avevo mai vista? È una pasionaria. È bello ascoltarla perché c’è tanta passione, tanto entusiasmo in quello che dice. Meglio del parroco. L’altra volta durante la lezione mi è venuto l’abbiocco.”

Ho riso. Io invece dalle lezioni di Don Agostino imparo sempre tantissimo.

Soprattutto imparo a interpretare nel modo corretto quello che vedo, che accade intorno a me.

Le sue lezioni piene di ragionevolezza mi insegnano a comprendere il mondo e le persone, a vivere meglio e con più ricchezza quello che sento dentro.

Ecco perché essere cristiani, autentici cristiani ha una marcia in più.

Non perché siamo più bravi e belli, più simpatici e raccontiamo meglio le barzellette.

Perché avere Cristo dentro, vivere con Cristo dentro, da, se non una luce diversa agli occhi, un cuore nuovo, generoso disinteressato.

E se un po’ di questa Luce vi arriva, è solo perché Lui, LUI RISPLENDE.

 

Quando sono tornata a casa erano le 11 passate, e non ho fatto più tardi solo perché in strada, era freddo e gelavano i piedi.

Alcuni dei miei lettori rideranno pensando che io ho dato un significato tutto mio ai meccanismi della serata, ma se anche solo una persona presente, ieri sera, ha compreso per certo, inequivocabilmente, che Cristo è vivo e vero, che Lo puoi incontrare davvero per la strada, ogni giorno, valeva la pena arrivare.

Anche in ritardo.

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