Ciao a tutti.

Torno volentieri in questo piccolo
spazio virtuale dal quale manco da tempo.

Tempo di vacanza (per altri), tempo
di riflessioni e consuntivi (per me).

Tempi, comunque, difficili per molti,
che non lasciano mai l’animo in pace.

Perché, inutile nasconderlo, nonostante
il sole, il caldo, chi vive in difficoltà, chi è disoccupato da mesi affronta
“soltanto” qualche problema in più.

Allora, mi sono chiesta, se questo
contatto con chi è ai margini, con chi soffre, tra gli altri mali dell’ignoranza
e della grettezza, mi fa star così male, perché continuo a cercarlo?

Ho riletto gli appunti presi
quest’inverno durante un incontro sulla caritativa, perché avevo bisogno di una
risposta, di ripeterla a me stessa, con gli stessi effetti rinvigorenti e rassicuranti.

Cosa spinge me e gli altri come me verso
la caritativa? 

Il desiderio di un incontro con
un’umanità affascinante.

La ferita aperta dalla mia inadeguatezza
verso chi aiuto può aprirsi o chiudersi al Mistero di Dio, ma resta comunque
“un passaggio” che si è liberi di percorrere.

L’incontro con gli altri è percepito
come un bisogno interiore da soddisfare, è una legge dell’esistenza.

Riflettere sulla propria impotenza
spinge verso Cristo.

Così diventa vivificante recuperare il
significato di ciò che si fa.

Non ci si occupa di carità per motivi
altruistici e basta.

Ci si dedica agli altri per ritrovare se
stessi,  per guardare se stessi con occhi
diversi.

Dentro la commozione, dentro la
corrispondenza con l’altro c’è l’indicazione che è ACCADUTO QUALCOSA, che mi
spinge a FARE qualcosa.

Mi scopro DIVERSA, con uno sguardo
diverso sia per me stessa che per gli altri.

Soprattutto, DOPO, è più facile
comprendere che, lo scopo della vita non è essere contenti ma TROVARE CRISTO IN
CHI SI HA DIFRONTE.

Un gesto di carità è l’inizio di un
lavoro che rende felici, perché

LA CARITA’ È UNO
STRUMENTO EDUCATIVO CHE PORTA A GESU’

che mi fa capire che io sono una
“poveretta” che vuole solo essere felice;

che mi fa rendere conto che Dio mi ha
preso, e che solo Lui può rendermi “davvero” felice,

che mi fa rendere conto della Grazia che
ho avuto.

Dio ci ha fatti con lo scopo di fare il
bene.

Lo scopo è vivere come Cristo:

NON DEVO: NE HO BISOGNO.

Bisogna guardare l’altro come Dio ti
guarda.

Lo scopo è diventare più uomini, più
umani; essere liberi dalla soddisfazione del bisogno dell’altro.

Noi non possiamo rispondere al nostro
bisogno, figurarsi rispondere al bisogno dell’altro, tuttavia questo ci
fa capire quanto siamo piccoli, e come Dio ci ama.

IL GUADAGNO, È LO SGUARDO DIVERSO che
noi proviamo per gli altri.

La sfida è capire che la vera
soddisfazione è trovare Cristo.

È Cristo che muove verso la caritativa e
non viceversa.

Cos’è che CAMBIA IL MIO SGUARDO?

Cercare
l’incontro con Cristo, con il Mistero, tutti i giorni. Quindi ben venga questa
ferita.

È sano realismo.

In un mondo come quello attuale, che
cerca di trasformare la realtà, è importante sapere che

ANCHE DENTRO LE COSE CHE NON CAPIAMO
SIAMO IN RAPPORTO CON QUALCUN ALTRO.

La carità deve essere un gesto della comunità,
deve farci sentire uniti all’interno di un grande progetto pensato più in alto
di noi.

CRISTO ACCADE: DOVE, COME QUANDO VUOLE.

Un gesto di carità aiuta me, mi fa
capire la mia fedeltà a Cristo, perché è una legge dell’esistenza inscritta
nella  mia Coscienza.

Il Cristianesimo si “comunica” per
invidia: per la gioia di cui è intriso.

Cos’è, in fondo, ciò che ci rende
contenti?   GESU’.