Ciao a tutti e affettuosissimi auguri di Buona Pasqua.

Concludo con questo intervento la lunga meditazione sulla Santa Pasqua del Signore di Don Giussani. 

Scopo? Dare un vero senso di rinascita a questa ricorrenza ma soprattutto aiutare me stessa a rinascere donna nuova, creatura integra e felice.

Mi sarebbe tanto piaciuto condividerla con tutti voi, soprattutto con coloro che, troppo spesso, sento piegati, sfiduciati, vinti.

Talvolta mi pare di essere una delle poche persone che hanno trovato la chiave d’oro della felicità (o almeno il sentiero che pare segreto, che vi conduce). Ma il segreto è che… non ci sono chiavi d’oro né sentieri. Solo Cristo.

Tuttavia queste riflessioni restano qui, ad uso e consumo di qualcuno oltre me che, in una sera un pò triste, in un momento buio della vita cerchi risposte che è convinto non esistano, carezze che pare nessuno possa dargli, una speranza che invece è lì, davanti e che basta afferrare, come un salvagente.

Non so come trasmettere meglio questo messaggio… come condividerlo.

Semplicemente cerco di amare. Proprio così, semplicemente.  

 

Un’esperienza nuova della propria umanità (4)

Nel cuore di ognuno risplende una luce eterna: è l’esigenza d’infinito con la quale deve confrontarsi la nostra finitezza, continuamente insoddisfatta, quando, vista almeno una volta, sola e sempre s’accende d’amore.

Se poi, qualcos’altro ci attrae, non è che un’immagine, un segno mal interpretato di questo amore primigenio.

Dentro ad ogni cosa c’è un punto di fuga quindi, per cui essa è in rapporto con l’infinito. La prendi, la possiedi (o credi di possederla) eccetto nel punto in cui essa diventa veramente se stessa, cioè fino al punto in cui quella luce d’infinito ti attrae, ti attira.

E, quella luce d’infinito è la verità delle cose che risplende.

Tutto consiste in Cristo. Quest’uomo risorto è il grido con cui il Mistero eterno della Trinità grida a tutto l’universo, a tutto il mondo, a tutta la storia che quell’uomo, il Verbo fatto carne, è ciò di cui tutto è costituito.

Se tutto è costituito di Lui, vogliamo strappare persone e cose, tempo, spazio e progetto, da ciò di cui sono costituiti?

Dio, grande e misericordioso, in Gesù risorto riporta l’umanità alla speranza eterna.

Ogni cosa ha un punto di fuga verso l’infinito, verso l’eterno, ed è quello che attira, perché è sulla misura del cuore.

Se non riusciamo a stabilire dei rapporti con le persone e con le cose senza una speranza eterna, li perdiamo: avendoli li perdiamo, stringendoli li sciupiamo.

È il dono della fede che illumina le tenebre della notte; è la verità che appare agli angeli di Dio, al cuore di un bambino, al povero di spirito.

Là, dov’è la vera gioia, si fissi lo sguardo dei nostri cuori. Si tratta di affermare l’intelligenza del vero, di amare la verità dell’affezione, che è resa possibile soltanto riconoscendo e immergendoci nel Mistero di Cristo.

La Risurrezione è stata di certo un fatto nuovo e originale per Lui (come sarà per noi) perché lo ha sottratto alla forma naturale dell’esperienza; quando Gesù è risorto ha fatto un’esperienza nuova della sua umanità.

Fino a che punto è comprensibile la straordinarietà di questo?

Questo “essere sottratti alla forma naturale dell’esperienza” rende vero anche il nostro rapporto con Lui, tra noi con le cose, con il tutto.

È la forma vera dell’esperienza vera, eterna, perché ciò che è vero è eterno.

La Risurrezione è un fatto nuovo e originale che ha sottratto Gesù alla forma naturale dell’esperienza; è un rapporto con un distacco dentro, che è verità del presente dove il punto di fuga non è evitato occluso, eliminato.

L’essere sottratto alla forma naturale dell’esperienza, nell’esperienza di Cristo risorto, continua nella storia, nella storia dell’uomo, come verginità:

il punto di fuga ancora vibrante, ferito, spalancato in attesa, in corsa, in supplica e in domanda dell’Eterno.

Tuttavia, attenzione, la resurrezione ha sottratto Cristo alla forma naturale dell’esperienza

LASCIANDOLO ANCORA PIÙ PROFONDAMENTE NELLA NOSTRA STORIA –

con noi fino alla fine del mondo.

Il Risorto appartiene al mondo celeste (che non è un luogo astratto chissà dove che ci sovrasta) ma che è LA VERITÀ DI QUESTO MONDO, LA VERITÀ DI TE AI MIEI OCCHI, ALLA MIA INTELLIGENZA E AL MIO CUORE.

La Resurrezione e la signoria di Cristo sono fatti nuovi e originali: per i discepoli e per noi. In virtù di questo è possibile vedere Gesù stesso e il mondo in una luce rinnovata, scoperti nella loro vera identità cui è più facile aderire senza ondeggiamenti.

Ma c’è qualcosa di più straordinario.

L’esperienza fatta da Gesù con la Risurrezione, l’essere stato sottratto alla forma naturale dell’esperienza implica una cosa affascinante comprensibile se inquadrata nelle categorie di spazio e tempo.

Infatti, se spazio e tempo permettono l’espressione dello spirito e della coscienza  diventando esperienza visibile, tangibile e udibile, cioè se sono strumenti espressivi che consentono alla coscienza di realizzarsi nella storia, sono al contempo dei limiti, perché non consentono altre realizzazioni di me al di fuori di “quello spazio” e di “quel tempo”.

La forma nuova dell’esperienza che Cristo risorto, come uomo ha provato, vissuto e vive è che EGLI VIVE, VIVE FINO ALLA FINE DEI SECOLI dove spazio e tempo non sono più un limite ma solo fattori espressivi.

Per questo egli può essere qui e in ogni altro luogo adesso e in ogni altro tempo.

Questo sarà di noi alla fine del mondo, dove tutto sarà espressione, strumento espressivo, realizzazione completa.

Allora, se noi partecipiamo all’esperienza nuova di Cristo che, risorto da morte vive,  noi partecipiamo inizialmente, “incoativamente” di questa sua signoria sul tempo e sullo spazio.

E questo esalta la nostra vocazione alla verginità. Nella verginalità di una vocazione tempo e spazio non sono più mura o barriere: i gesti che si compiono e si offrono a Cristo morto e risorto “arrivano là dove sono destinati” realizzando subito una comunione irrealizzabile altrimenti.

Non lo sai, ma tu, quanto più fai così, quanto più cresci in questo, tanto più sperimenti, vivi la tua esperienza di uomo in quest’ora come esperienza di signore, di intelligenza del destino del mondo, di amante del mondo.

Vivi sempre più il tuo momento come affermazione amorosa del tutto;

di fronte a tutto vivi un’esperienza che ti dà la signoria su tutto, partecipi della signoria di Cristo, come coscienza di te, di te in azione, di te in esperienza, esistente.

 

Non c’è alternativa tra Cristo risorto e la decadenza verso il nulla.

Non c’è niente che possa eliminare la differenza tra la verità e la menzogna, l’adesione all’una o all’altra nelle nostre relazioni.

Il rapporto più amato diventa eterno perché in esso traluce qualcosa che tu riconosci.

Così abbracci ciò che ami con quel distacco che ti fa riconoscere il grande Altro, Cristo.

Amo te come Cristo, amo Cristo come te, amo te in Cristo. Meraviglioso.

Cristo è “risorto nella carne”, questa è la realtà, nelle cose così come sono.

Non esiste più l’estraneo ma tutto appartiene a me, con quel sollievo che mi dà la percezione del punto di fuga che è in tutto e che raccorda tutto al Destino ultimo, al Mistero ultimo che si è rivelato: Cristo risorto.

Da una cosa sola tutto, da una sola realtà tutto e questa cosa sola che tutto grida è ciò che parla anche in te, che coincide con l’attrattiva ultima che costituisce il tuo cuore.

Tutto il mondo grida: “Amor, amore”. Tutto.

Questo è ciò per cui ci alziamo tutte le mattine: è un orizzonte e un destinoè un vivere e un possedere perché si è posseduti.

Noi siamo posseduti da Lui. Tutto parte da questo essere posseduti da Cristo risorto, “immersi nel grande Mistero”.

La mattina ci è data per recuperare questa verità elementare, originale del nostro essere creature chiamate, elette.

Apparteniamo alla generazione che Lo cerca …. 

Che cerca il Tuo Volto, Dio di Giacobbe.

La nostra esistenza deve parlare di fronte al mondo.

 

Gioiosa Santa Pasqua nel Signore

a Tutti voi