Ciao ai miei carissimi amici e … lettori.

Proseguo, per un intimo bisogno, questa lunga meditazione di Don Giussani sul Mistero di Cristo risorto e l’intimo legame di questo fatto con la nostra vita e i suoi significati.
Troppo importante, in momenti di dolore e di paura così intensi, ritrovare e riannodare i lacci sciolti del rapporto con Dio, con Cristo.

Troppo importante recuperare la consapevolezza e il senso della realtà, guardare e vivere la realtà illuminata dalla luce della fede, perché solo così si può continuare a vivere la speranza, ad accettare, se non capire, il “senso” della realtà.

 

 
 
 

Il reale rinasce (3)

 

Dopo aver parlato del Mistero della Risurrezione di Cristo dobbiamo chiederci cosa accade di fronte alla grazia che ci consente di immergerci in questo Mistero, cosa accade fondamentalmente, quando questa grazia ci rende credenti (affermazione amorosa del reale, affettività aperta a quello che vale).

Ebbene, è la “luce”.

Se riusciamo ad immaginare la notte, fonda e nerissima, senza stelle a romperne l’integrità e poi immaginiamo il sole, che fa sorgere il mondo dalle tenebre e lo definisce in ogni sua particolarità, possiamo dire che il mondo nasce in questa luce che si irradia; luce che irradia tutto il nostro vivere cioè tutto il nostro rapporto con il reale. (reale che nasce e si rigenera, continuamente).

Ecco, come il Battesimo è il segno di questo “nascere di nuovo”, diverso, “nuova creatura” la Pasqua di Cristo ci fa rinascere nuovi, rinnovati nello Spirito nella luce del Signore risorto.

Per “rinascere nella luce” l’essere umano (che è coscienza, intelligenza, affettività della realtà ma anche adesione e abbraccio, immersione nella realtà) deve caratterizzarsi.

In sostanza, come si immerge nella realtà deve immergersi nel Mistero di Cristo risorto e, ciò che caratterizza l’io nuovo è la verità delle cose, la verità della realtà.

È un’intelligenza della realtà nella sua verità, è un amore della realtà nella sua verità, un immergersi nella realtà come verità, nella verità come nella realtà.

Il fatto è che noi siamo, purtroppo, inclini ad essere immersi in una falsità nell’intelligenza e nell’amore alla realtà.

L’umiliazione di Croce patita da Cristo ha risollevato l’umanità dalla sua caduta, ha liberato gli uomini dall’oppressione della colpa e solo l’immergersi nel Mistero di Cristo risorto consente di vedere e amare l’altro nella sua verità, di camminare e collaborare con l’altro, insieme, nella verità.

Così la preghiera che si leva a Dio è di una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, possiamo partecipare alla felicità eterna.

 

Fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”.

“O, Dio nostro Padre,

questa partecipazione al mistero pasquale del Tuo Figlio

ci liberi dai fermenti dell’antico peccato

e ci trasformi in nuove creature.

Tutti i tuoi figli, così,

nati a nuova vita…

liberi da ogni colpa,

possiamo ereditare i beni da te promessi.”

 

I beni, cioè la realtà come ci è stata promessa nella sua fattura e purità originale, nella sua verità.

 

“Fa’ che accogliamo pienamente il dono della salvezza,

perché liberi dall’oscurità del peccato,

aderiamo sempre più alla tua parola di verità.

……….

E poiché lo hai colmato

della grazia di questi santi misteri,

concedigli di passare

dalla nativa fragilità umana

alla vita nuova.”

 

Ecco, la vita di Cristo raffigura la nostra vita, con uno sbocco sorprendente:

dall’originale fragilità umana alla vita nuova.

 

 

Continua

 

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