Ciao a voi tutti, miei carissimi amici.

Sto tentando lentamente di superare lo schock provato ieri per il terremoto che ha sconvolto l’Aquila e i paesi limitrofi. Allo sgomento che squassa l’anima per tanto dolore e tanta devastazione si sommano l’angoscia e il senso d’impotenza. Ma anche l’ammirazione: per la forza morale delle vittime e per l’abnegazione dei loro soccorritori.

C’è dentro di me un coacervo confuso di sensazioni e sentimenti che spaziano dal muto sconvolgimento alla rabbia sorda.

Senza qualsi volerlo ti accorgi di avere sulle labbra Dio. Per un silenzioso ringraziamento per la vita dei sopravissuti e dei salvati, per una silenziosa preghiera di pace e di abbraccio per chi la vita l’ha lasciata lì, sotto le macerie.

Così ti accorgi che la disperazione e il dolore ti spingono verso di Lui, alla ricerca di un conforto che senti di poter trovare solo presso di Lui.

E, nella settimana Santa, è il dolore vero per i tuoi simili che soffrono è una spina che punge il fianco, un richiamo ad abbassare lo sguardo per rispetto di chi sta vivendo nella sua carne la Pasqua di Cristo.

Viviamo allora con il massimo profitto agli occhi di Dio questa sofferenza, con preghiere e carità umana, con tutti i mezzi, spirituali e materiali, di cui siamo capaci.

Aiutiamo il Signore a "far lievitare" i nostri sforzi, consapevoli del fatto che tutto ciò che mettiamo nelle sue mani darà più frutto di quanto noi non potremmo mai immaginare.

Rispondere con generosità alla richiesta di chi soffre è per ognuno conferma di un cuore che, se chiamato, palpita.

Che la Luce del Signore rischiari le nostre strade.

 

 

 

Il riconoscimento è una grazia da chiedere. (2)

 

Come abbiamo visto in chiusura dell’intervento precedente, è soltanto in virtù della grazia che noi possiamo riconoscere Cristo risorto e immergerci nel suo grande Mistero.

Senza la Risurrezione di Cristo tutto sarebbe vano: la nostra fede, il nostro messaggio di felicità e salvezza.  Saremmo ancora nel peccato e nella menzogna, e il Niente sarebbe l’unica alternativa.

Al di fuori della Risurrezione di Cristo è tutto illusione.

Quando diciamo “io” per affermare un nostro pensiero, una nostra misura, un nostro istinto una nostra voglia di avere, noi non facciamo altro che vantare un preteso, illusorio possesso.

Proprio nell’affermazione accanita e presuntuosa del pensiero che viene o dell’istinto, noi possiamo vedere e sperimentare meschinità e grettezze in cui l’Io, che pretende di afferrare e possedere quella cosa che lui ha deciso essere piacevole soddisfacente e utile, si smarrisce totalmente.

Se si guarda come vive realmente la gente, le persone, si può notare che è proprio così. Questa è l’umanità che incontriamo ogni giorno.

Allora è facile capire il senso dell’invocazione

“Custodisci la tua famiglia, o Dio,

con la fedeltà del tuo amore

e sostieni sempre la fragilità della nostra esistenza

con la Tua grazia , unico fondamento della nostra speranza”.

 

La “Tua grazia” come fondamento della nostra speranza, come sostegno delle nostre fragilità umane.

Questo significa che senza il Mistero di Cristo risorto, non solo sarebbe vana la nostra fede, ma saremmo ancora nel nostro peccato, cioè in una realtà che è destinata a dissolversi e a omologarsi nella cenere ultima, nel nulla.

Tutto ciò che “vibra” nella nostra vita, tutto ciò che eccita i nostri nervi, i nostri desideri , i nostri pensieri… sarebbe un’illusione.

Non c’è alternativa a Cristo risorto che questa illusione della vita.

Noi dobbiamo, con le nostre fragilità, accettare questa “affermazione amorosa del reale” con cui siamo creati, affettività al reale vero che, per quelle stesse nostre fragilità, si corrompe, imputridisce sfoca e svanisce.

Allora, appare del tutto chiaro che BISOGNA CHIEDERE!

Mai come di fronte a Cristo risorto la nostra domanda deve intensificarsi, la nostra insistenza deve farsi pressante.

Mai la parola chiedere, pregare domandare diventa così decisiva come in questo caso:

chiedere “la fedeltà nell’affermazione della Risurrezione: La Tua Risurrezione, o Cristo!”

Come l’intelligenza più grande è affermarLo, così l’affettività più ricca, il realismo più intenso e drammatico  è domandarLo.

Se la nostra libertà è nella decisione dell’istante (presente), cosa  possiede la nostra libertà? Il bisogno, l’esigenza, il desiderio.

La verità del desiderio è soltanto nel diventare domanda:

la libertà è il desiderio originale che diventa domanda, riconoscimento positivo del disegno di Dio.

Nella domanda è il riconoscimento, timidamente iniziato e imperfetto, del Mistero che è tra noi.

CHI DESIDERA, anche se tace con la lingua, CANTA CON IL CUORE. (Sant’Agostino)

“Signore, davanti a te è ogni mio desiderio” immergimi nel Tuo Mistero; non davanti  agli uomini ma davanti a Te, davanti al Signore va ogni desiderio, perché Lui solo che vede nel segreto, lo esaudirà.

Il nostro desiderio è la nostra preghiera, e se il nostro desiderio è continuo, anche la nostra preghiera lo deve essere.

Facile domandarsi allora : dovrò sempre stare in ginocchio o prostrato davanti al Signore con le mani levate, per pregarlo?

Perché allora si pregherebbe ben poco.

C’è in verità un’altra preghiera, un’altra domanda che si può fare al Signore, la preghiera interiore, che è senza interruzione (è una “posizione” del cuore) ed è il desiderio.

Continuo è il tuo desiderio e continua la preghiera. Se non smetti di desiderare, non smetti di pregare.

Tacerai solo se smetterai di amare. La freddezza dell’amore è il silenzio del cuore.

Il gemito del cuore non è nascosto al Signore; se è davanti a Lui, allora, neppure il desiderio Gli è nascosto.

Se c’è il desiderio c’è pure il gemito, che non sempre arriva alle orecchie degli uomini, ma non cessa mai di giungere alle orecchie di Dio.

 

Continua

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