Ciao a tutti i miei amici.

Un cordiale benvenuto ai miei rari ma preziosi lettori.

Con questo intervento inizio un brevissimo ciclo di interventi attinenti al tema della Santa Pasqua di Risurrezione di Gesù.

Si tratta di una serie di meditazioni tratte da un avvincente libro di Don Giussani, La familiarità con Cristo.

Con questi interventi desidero semplicemente accompagnare (come è stato per me) coloro che lo desiderano verso una più semplice comprensione del Mistero pasquale.

Credo che troppe volte  abbiamo ascoltato senza veramente sentirlo lo straordinario messaggio che sta alla base del nostro Credo: Cristo è risorto.

Bene, condivido con  chi vorrà farlo questo insegnamento che, per quanto mi riguarda sfonda una porta aperta ma che trovo ogni modo esemplare.

Il dono della Fede è di per sé un Mistero, ma il desiderio profondo che ne deriva di condividerlo rileva tutta la sua origine divina.

Serena e Gioiosa Santa Pasqua nel Signore

 
 
 
 
 

Cristo  risorto, la sconfitta  del nulla

 

Parlare della Risurrezione di Gesù è, in un certo senso, toccare il Mistero.

Il Mistero è l’ignoto in quanto contenuto dell’esperienza sensibile.

È un concetto molto importante, perciò si parla di Mistero dell’Incarnazione, Mistero dell’Ascensione, Mistero della Risurrezione.

“Dio è Mistero” è un’immagine intellettuale, mentre il Dio vivente è il Dio che si è rivelato nell’Incarnazione, che è morto e risorto in Cristo.

Il Dio vero è quindi Colui che è venuto tra noi, reso sensibile, toccabile, visibile, udibile.

Sarebbe forse necessario, in questa sede, parlare del “senso religioso” come autocoscienza, la coscienza della presenza del Mistero, che ci circonda, ci penetra e ci abbraccia.

Dovremmo sempre “sentire”, in ogni attimo della vita, dentro e intorno a noi, il mistero dell’Essere che ci abbraccia e ci penetra.

Trovo meravigliosa l’idea, la preghiera che il Signore illumini il suo popolo, i suoi eletti e che, quel popolo, siamo noi, che rispondiamo alla Sua chiamata e aderiamo a Lui.

 

La Risurrezione di Cristo è il culmine dell’autocoscienza cristiana.

Cristo ha reso il Mistero “sperimentabile” perché si è reso presenza nella storia dell’uomo.

Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi perché ha stabilito un giorno in cui dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un Uomo (Cristo) che ha designato, dandone la prova, col risuscitarLo dai morti.

Così, la Risurrezione di Cristo rappresenta la centralità della nostra fede;  la decisività del fatto di Cristo come contenuto supremo del messaggio cristiano in cui si avvera quella salvezza, quella purificazione dal male e quella rinascita dell’uomo per cui Egli è venuto.

La Risurrezione è la chiave di volta della novità del rapporto che io instauro con me stesso, con gli altri uomini, con le cose; il rapporto direttamente proporzionale con cui io la rifuggo, relegandola nel suo aspetto di parola, percepita solo come idea intellettuale, è il culmine della sfida del Mistero alla nostra misura.

Il Mistero della Risurrezione è il primo contenuto dei discorsi cristiani, la prima catechesi: dagli Atti degli Apostoli alla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi (cap. 15) il messaggio straordinario è proprio quello dell’adempimento delle Sacre Scritture, e cioè che “Cristo morì per i nostri peccati … fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e apparve a Cefa e quindi ai Dodici.” E a più di cinquecento fratelli, ultima quella a Paolo, sulla via di Damasco.

Ed è proprio San Paolo a porre la questione.

“Se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione  ed è vana anche la nostra fede.

Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio (del Mistero), perché contro Dio abbiamo testimoniato che Egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se, infatti, i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. […] Sei poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo”.

La domanda cruciale allora è: Gesù è o no risorto?

Le testimonianze sono molte, e giunte fino a noi in forma diretta e personale da parte dei protagonisti come, ad esempio l’apostolo Paolo nelle sue lettere.

Sul piano dei dati di fatto nulla di altrettanto attendibile o paragonabile può essere addotto per negare la risurrezione di Gesù.

NESSUN FATTO DELL’ANTICHITÀ È COSÌ CERTIFICATO.

Gli stessi apostoli erano gente poco incline a raffinati misticismi ed è assai improbabile per loro passare dall’idea di un Cristo meritevole di rivivere spiritualmente nei cuori all’idea di una resurrezione corporale.

Semplicemente si sono arresi davanti all’evidenza dei fatti; quel “primissimo” inizio portò questa parola come un trofeo di vittoria:

CRISTO È RISORTO.

E sarà il futuro Papa Benedetto XVI, il Cardinal Ratzinger, a tradurre “carne”: “risurrezione della carne” e non “risurrezione dei morti”.

Bisogna sottolineare che Cristo è la Risurrezione della carne.

 

Adesso, tornando al tema di questa meditazione che è appunto il Mistero, non si può fare a meno di constatare che il Cristianesimo è l’esaltazione della realtà concreta dell’affermazione del carnale; è la più materialista delle religioni. In questa affermazione delle circostanze concrete e sensibili, non c’è “nostalgia” per la grandezza di ciò che c’è da fare, perché, per quanto sia piccolo ciò che si deve fare “ lì dentro” vibra la Risurrezione di Cristo.

Penso alla magnificenza di Dio che ci accoglie e ci tiene avvinti dentro il Suo Mistero:

“Immersi nel grande Mistero”

e considero lo spreco, lo sperpero dell’Essere, della sua grandezza, della sua potenza, della sua signoria se non ci sentiamo “IMMERSI IN QUESTO GRANDE MISTERO”; La Risurrezione di Cristo.

Immersi, come il bambino quando guarda, sente la madre; con la stessa intelligenza umana che, rimanendo nella povertà della sua natura originale, “è tutta riempita da altro”, come braccia spalancate che hanno ancora da afferrare la persona che attendono.

Questo Mistero – Cristo risorto – è il giudice della nostra vita; la giudicherà alla fine e la giudica ora, incessantemente.

VederLo come il Risorto, dire “Cristo è risorto” è l’espressione di un giudizio, un atto che sfonda l’orizzonte della razionalità e afferra e testimonia una Presenza che oltrepassa il gesto umano dell’esistenza e della storia.

Giudizio della nostra intelligenza originale, povera, che per sua natura afferma la positività del reale che le appare di fronte.

Questo sfondamento si chiama “fede”, che avviene per grazia, ai margini della ragione naturale e che rappresenta una continuità strana  ed eccezionale dell’intelligenza.  

È questa disposizione d’obbedienza alla forza del Creatore che realizza l’intelligenza umana facendole superare se stessa.

LA FEDE È L’INTELLIGENZA UMANA CHE SUPERA SE STESSA.

E tutto questo è soltanto grazia: questo credere come affermazione di un’intelligenza sostenuta dall’amorosità per il reale, da un affetto vero e aperto a quel che vale, che c’è veramente. Ecco perché, se per il bambino questo è fragilmente inevitabile, da grandi bisogna essere come bambini.

LA FEDE IN CRISTO RISORTO È IL SUPREMO ATTO DELL’INTELLIGENZA UMANA NEL COGLIERE LA REALTÀ CON LEALTÀ E CON AFFETTIVITÀ, AFFERMANDOLA AMOROSAMENTE.

La proposta di Cristo risorto, e il riconoscimento di fede sono la possibilità della nostra intelligenza, in quanto – come creatura – è una potenza d’obbedienza al Creatore: è per grazia.

 

Continua