Il terzo segno della realtà visibile del Sacramento della Quaresima è la carità fraterna.

La Carità fraterna cioè è un altro aspetto, dopo la preghiera e il digiuno, di questa conversione che deve avvenire dentro di noi.

Partendo da alcune indicazioni generali vediamo come renderle “concrete” nella riflessione.

1.     Innanzitutto prendiamo in considerazione il nostro rapporto con gli altri.

Di norma noi “mutiliamo” la storia dell’ “altro”, la persona; tendiamo a ridurre la storia e la vita dell’altro ai nostri criteri e alle nostre misure, al nostro stato d’animo e quindi alla nostra convenienza la valutazione delle cose.

In questo modo guardiamo solo quello che vogliamo vedere trascurando quello che non ci corrisponde, che non ci interessa. Operiamo una strumentalizzazione dell’altro e commettiamo così il primo  “colossale e permanente” peccato nei nostri rapporti umani.

2.     Un secondo aspetto riguarda “la variazione sul tema” di questa strumentalizzazione  che è l’indifferenza all’altro.

Certo, va a periodi, in alcuni momenti c’è più interesse, ma in generale, l’indifferenza verso gli altri balza agli occhi.

3.     Poi c’è il risentimento: interiore, quello che esplode, quello serpeggiante.

Ma cos’è che dà origine a questi gravi errori nella carità fraterna, che dobbiamo “tener d’occhio” (con l’esame di coscienza, chiedendo a Cristo di perdonarle in virtù della Sua Misericordia e che siano “eliminate”, riassorbite nella nostra storia)?

È la mancanza della “semplicità del cuore”, aspetto psicologico della “povertà di spirito”.

La semplicità del cuore vive la memoria, nel rapporto.

È la semplicità che non giudica l’altro, ma di fronte all’altro cerca di rispondere solo al richiamo di Dio, per la propria maturità che è nell’atteggiamento dell’altro.

“L’atteggiamento dell’altro è il modo con cui Dio mi richiama alla mia maturità”.

È per questo che, nel rapporto manca la carità fraterna, perché manca la semplicità di cuore nel giudizio, la semplicità della fede, perché

La presenza dell’altro è il modo esistenziale con cui Dio chiama me alla mia maturità.

Questi sono i punti della pratica ascetica che è il segno sacramentale della Quaresima, segno dentro il suo mistero trasformatore.

Questa pratica ascetica che caratterizza, che individua la Quaresima è la nostra “parola balbuziente, infantile, caotica, impotente di risposta all’amore di Cristo”; è ciò che tenta di esprimere quella fede per cui Cristo è tutto per noi e per il mondo.

Pratica ascetica che si basa su due radici:

·       La fede, che è un giudizio di valore ( Cosa sei Tu per me? … Ed è sulla base della mia risposta che io imposto il mio rapporto, anche sei poi non saprò come mantenerlo …)

·       La fatica personale. Fatica come esclamazione, come constatazione del fare, “Che fatica!” (fare qualcosa) piuttosto che espressione dialogica che si pone come “problema” del proprio fare: “Faccio fatica!

È logico che si faccia fatica e sottolinearlo è inutile, una perdita di tempo, evasivo.

La pagina del Vangelo che riguarda le tentazioni di Cristo ci consegna un grande insegnamento perché tutta la tentazione fa leva su un giudizio di valore: “hai fame, dunque mangia”. E quando Gesù risponde che “Non di solo pane vive l’uomo” (C’è una misura) allora, è proprio sui valori che costruisce la tentazione. Sono valori detti con la parola di Dio, strappati al contesto dell’alleanza, vale a dire alla storia di Dio, alla loro verità, come il concetto di libertà di fragilità e di peccato. Valori strappati alla loro verità, nel contesto dell’alleanza , della storia.

A noi invece, è stato detto: “Beati, beati, beati voi, perché a voi è stato dato conoscere il Mistero”.

 

Ciao ai miei amici….

Con quest’ultimo intervento sulla carità fraterna chiudo il capitolo relativo alla Quaresima e ai riti di preparazione alla Santa Pasqua.

Attualmente mi sono accostata, "in punta di piedi", alla conoscenza di San Paolo, di cui ricorre il Bi-millenario. La vita, le opere, la predicazione. Si apre come un ventaglio la mia sete di conoscenza e di approfondimento ma anche la consapevolezza di una testimonianza che devo, in questi tempi, DEVO portare.

Sto cercando forme di comunicazione che riescano ad abbracciare tutti, ad accendere o alimentare una fiammella di speranza, soprattutto in chi sente dentro al cuore di…desiderarlo, fortemente.

Che Dio ci benedica tutti….