Ciao alle mie lettrici … A tante di voi che col tempo sono diventate amiche …

Ci sono tante vite al di là di questo monitor … spesso dietro a tante belle pagine scintillanti di rose, di immagini stuzzicanti, ammiccanti  e glitterate, dietro a tante belle poesie, aneddoti, motti e frasi  scelte, al di là di tanti lustrini ci sono vite anonime, un po’ tristi e trascinate avanti dall’abitudine, dalla consuetudine …

È allora che mi viene un nodo in fondo al cuore …

È allora che, per empatia mi sento … quasi male ….

Ci sono molte donne nella stanza accanto, ognuna diversa: per età, per cultura, per stato civile, c’è chi ha figli, magari con problemi,  chi ha o no un marito, un fidanzato, un compagno  eppure …  Eppure siamo tutte accomunate da un gran desiderio di essere amate, di essere corrisposte nei sentimenti, di essere comprese …

Oggi pomeriggio, in tv, durante uno zapping selvaggio alla ricerca di qualcosa da guardare, mi sono imbattuta nel programma di Giletti su Rai 1, se non sbaglio …

Pochi secondi, prima di spegnere, disgustata.

Anche questa volta, come sempre, insopportabile quel modo violento e arrogante di esprimersi; quell’atteggiamento accusatorio di chi ha, comunque la ragione dalla sua parte, e la fa valere esattamente nello stesso modo di chi ha torto: con prepotenza.

Intollerabile questa superbia aggressiva sempre, nei toni e nelle frasi, che pretende di “dire qualcosa” (talvolta anche gentile) con fastidiosa presunzione.

E mi è venuto in mente che è lo stesso atteggiamento che molti mariti o fidanzati o compagni usano con le loro mogli, fidanzate, compagne. Un atteggiamento ormai collaudato di prepotenza e violenza, anche psicologica, da cui, per le donne, diventa sempre più difficile difendersi.

Il rispetto, che dovrebbe essere alla base, la radice di ogni rapporto umano, si è lentamente deteriorato.

Gli uomini non si rispettano più: tra loro, tra compagni di lavoro e tra amici, tra avversari sportivi e politici, tra vicini di casa e tra parenti e tra conterranei e stranieri … figurarsi se questa mancanza non si ripercuote sulle donne, a qualsiasi categoria appartengano.

Così, come un virus, la mancanza di rispetto contagia i rapporti umani: all’interno delle famiglie,  tra coniugi, tra genitori e figli, dilagando spesso poi tra le mura scolastiche, sulla strada, nei locali pubblici. Questo virus, non sempre mortale ma gravemente invalidante per la società, miete le sue vittime tra le persone più insicure di sé, ma anche tra coloro senza cultura e senza denaro, facili prede della violenza e della prevaricazione. E del vizio.

Lentamente la mancanza di rispetto cambia nome (violenza, sopraffazione, prevaricazione, cattiveria), s’impossessa del genere più forte (maschile) a scapito del più debole, in una discesa vergognosa e umiliante di abominio: dalle percosse allo sfruttamento lavorativo e sessuale, dal degrado spirituale al disprezzo, in una gara allucinante tra chi scende e fa scendere l’altro … all’Inferno.

Ecco, la mia “giornata delle donne” è trascorsa quest’anno così: con S., una mia amica  di 29 anni straniera, che conta all’attivo cinque figli più uno in arrivo, 2 aborti, due mariti di cui l’attuale, sovente e spesso è senza lavoro, con un  whisky di troppo nello stomaco e che non si fa tanti scrupoli di metterle le mani addosso.

       E, a sentir lui, le vuole bene … (mah!!!) perché non mancano le scenate di gelosia  

Tutto questo, naturalmente davanti ai bambini ma quando capita, anche davanti a me, che sono di casa ormai, (come una mamma!!!!) e ho già visto quasi tutto.

Nel mio racconto, soprassiedo sull’ignoranza imperante, la sporcizia e il degrado da cui pare impossibile scorgere una via d’uscita …

Ogni gravidanza non è più, (se mai lo è stato) gesto d’amore ma semplice sfogo fisico, di cui lei sostiene quasi l’intero peso, tutta la sofferenza …

Quando la guardo negli occhi, scurissimi e sempre tristi, vi leggo una sconfinata rassegnazione, una sconfitta che non ha speranze di essere riscattata.

Immagino lei perduta, se qualcosa dall’esterno non interverrà ad aiutarla; temo ma anche tremo per le possibili conseguenze di “quell’aiuto esterno”…

Confido sulle sue bambine, che potendo almeno andare a scuola, possano intravvedere un futuro diverso … Ma dentro ho un gran dolore, perché S., che è ciò che vedo, ha ancora di più di tante altre come lei …

Di più …

Quando penso a lei e ai suoi bambini ( 3 femmine e 2 maschietti)  provo sempre un intimo senso d’angoscia e d’impotenza, è una spina nel fianco che fa sempre un po’ male perché non ho strumenti per toglierla, per lenire il dolore.

E non si creda che non è stato fatto tutto quello che era possibile; la libertà è anche questo: accettare le scelte e le volontà degli altri, accettare di esserne estromessi, malgrado tutto …

Questa è stata la mia giornata: col pensiero rivolto alle donne senza libertà, alle donne oggetto che hanno scelto deliberatamente di vendersi come a quelle costrette a farlo; alle donne cui non è stata riconosciuta la dignità, che vengono calpestate ogni giorno dell’anno 8 marzo compreso …

E mi vengono in mente mia madre, e le mie sorelle, le mie figlie e le mie colleghe, le mie vicine di casa e le mie amiche …  Tanti mondi nuovi e diversi, tante storie ognuna bellissima da raccontare.

E se un messaggio deve partire da queste pagine, che sia:

Ognuno di noi ha avuto una donna nella sua vita; in nome del rispetto per quella donna e per noi stessi cogliamo il messaggio di bellezza di dolcezza e generosità che ogni donna ha in sé: per ogni uomo, per ogni aspetto del creato.

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