La conseguenza diretta di non sapere “il perché” dell’attesa di Cristo è che non si sa  neppure come viverla:

·       da un lato c’è il desiderio intimo dell’ascesi, del silenzio, della preghiera e della contemplazione ma anche,  poi, la fuga dall’impegno che questa ascesi comporta, perché ad un certo punto non se ne percepisce più il senso;

·       dall’altro c’è il buttarsi nelle cose per non “sentire” quel disagio.

Ora, se il valore dell’attesa è il modo con cui Dio libera la nostra vita e usa misericordia verso la nostra fragilità, tutto ciò che è nel tempo è questo volere di Dio.

Così, ogni cosa, il tutto che è nel mondo, coopera al bene di coloro che riconoscono l’alleanza.

L’ALLEANZA È PROPRIO DIO CHE SI È COINVOLTO COL TEMPO E CON LA STORIA, CHE È DIVENTATO TEMPO CON NOI.

Per questo, ogni azione che costella la nostra giornata, il “come” del vivere, il come vivere questa attesa, è la preghiera a chiarircelo perché

DIVENTA PREGHIERA TUTTO Ciò CHE SI FA.

Se la preghiera è attesa del ritorno di Cristo, questa attesa è lo stesso tempo che viviamo, con tutti i suoi contenuti.

Tutti i nostri atti devono diventare preghiera, domanda.

Così è più facile comprendere il significato più completo e vero della parola “offerta”, quando ci poniamo davanti a Dio.

 

Può capitare poi, di sentirsi inquieti perché la perseveranza nella fede e la libertà presente e futura di un rifiuto a Dio NON SONO GARANTITI; è sempre possibile il dubbio, un residuo di razionalismo (l’uomo che pretende di essere misura di tutte le cose).

Tuttavia bisogna ragionare sul fatto che è Cristo “l’avvenimento” che determina la nostra vita, l’Alleanza che le dà significato.

LUI È LA SICUREZZA, LA CERTEZZA DELLA NOSTRA VITA.

Esiste la possibilità del rifiuto ma soltanto se uno non ricorda, NON FA MEMORIA DI CRISTO; il tempo e la storia sono lì, per favorire e affermare la nostra libertà affinché

LA NOSTRA ADESIONE AL MISTERO DI CRISTO SIA DAVVERO “NOSTRA”:

questo è il metodo che Dio ha designato.

È nel tempo (vocazionale, dell’esistenza), nella storia, che diventa nostra la Resurrezione di Cristo; che la sproporzione tra noi e Dio, la lontananza, viene, lentamente, nella misericordia perdonata e totalmente vinta.

Le nostre insicurezze sono determinate dal fatto che noi guardiamo alla nostra libertà e alle nostre fragilità dal “nostro” punto di vista e non da quello di Dio.

È Dio, è il Mistero di Dio, è Dio che si è donato a noi, è la misericordia, è l’alleanza;

DIO, IL PRIMO OGGETTO FUORI DAL QUALE TUTTO SI SFASA E NON È PIU’ GIUSTO.

In sostanza la sicurezza nella fede, il cuore garantito, l’eliminazione di ogni inquietudine sono dentro quest’alleanza.

Questa alleanza è il primo “oggetto” della nostra coscienza dentro il quale tutto si vede.

L’esistenza e la storia sono allora nella certezza e nella pace.

Se guardiamo tutte le cose in Cristo, questo è il suo dono: la pace.

Il problema vero non sono la nostra libertà e la nostra fragilità (circa i dubbi sulla nostra adesione a Cristo) ma è

CHE AUMENTI IN NOI LA MEMORIA DI CRISTO.

La nostra preghiera manca di questa sicurezza perché non è vera domanda di Dio, l’affermazione che Dio è tutto ma una semplice richiesta che Dio serva le preoccupazioni che noi abbiamo di noi stessi.

In secondo luogo, la preghiera è staccata dal nostro lavoro, quindi non è un atteggiamento che tende ad investirlo; tutt’al più è un’aggiunta dall’esterno, un’offerta che rimane sulla soglia perchè l’azione non corrisponde a quell’offerta.

Il tempo deve far penetrare quest’offerta a Dio nell’anima; il tempo è “l’anima” dell’azione che investe “il corpo” dell’azione: solo in questo modo la preghiera diventa un atteggiamento e uno stato d’animo dentro l’azione, che viene così “riplasmata”.

Il nostro errore è di tenere separata la preghiera da ciò che facciamo.

“Guarda benigno a noi che riconosciamo la nostra miseria e,

poiché ci opprime il peso (rimorso) delle nostre colpe,

ci sollevi la tua misericordia”.

Salmo 62

Cosa vuol dire?

Vuol dire che Dio, avendo misericordia di noi, lentamente matura la nostra coscienza e matura tutte le nostre azioni come preghiera.

Questo è il tempo, l’esistenza, la storia e il loro significato è nella misericordia di Dio, che afferma, nella nostra miseria, la verità.

Questa esperienza di sicurezza totale è perfettamente rispettosa di tutta la libertà del mondo, ma vista nella realtà dell’alleanza.

È Dio che è fedele a se stesso, non noi fedeli a Dio tuttavia questo deve diventare il principio del nostro agire:

QUESTA È LA CONVERSIONE A CUI CI RICHIAMA LA QUARESIMA;

QUESTO È CIO’ CHE DEVE OPERARE IN NOI.

Se non abbiamo questa sicurezza, questa memoria, possiamo anche commuoverci o emozionarci quando qualcuno lo racconta, ma non diventa criterio nuovo del nostro pregare e del nostro vivere e “il come” dell’attesa va a finire in una confusione.

 

(Continua)

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