La preghiera

Il periodo quaresimale si presta in modo ideale al recupero del senso più profondo della preghiera, che è L’ATTESA DI CRISTO.

Con la preghiera noi chiediamo a Dio di manifestarsi, il suo ritorno, la Sua Resurrezione. La preghiera cristiana è l’invocazione a Dio a “venire da noi”, è “memoria di Cristo” nel suo significato di “memoria della Resurrezione”, che coincide con la nostra domanda di “resurrezione” che si compia in noi e nel mondo.

 Memoria e attesa di Cristo.

Questa essenza della preghiera ha fondamentalmente due implicazioni.

La prima è la sicurezza che, avendoci chiamato a domandarlo, a fare memoria di Lui e a domandarlo, Egli compirà il suo disegno in noi. E’ la sicurezza della liberazione, perché questa attesa è la garanzia della fede che ci condurrà fino alla fine.

Garanzia che è il pegno dello Spirito in noi, perché

E’ LO SPIRITO, CON LA SUA POTENZA TRASFORMATRICE, CHE OPERA LA LIBERAZIONE.

Ed è sempre in virtù del fatto che abbiamo lo Spirito nei nostri cuori che Dio lo chiamiamo Padre;

Padre che dà ai suoi figli ciò che di buono gli chiedono: lo Spirito Santo.

Così chiedere lo Spirito significa chiedere il ritorno di Cristo, la sua Resurrezione, la liberazione propria e del mondo che è Cristo stesso.

La seconda implicazione, dimenticata, nel nostro modo di pregare, è il fatto che la preghiera è il cuore del tempo che passa, il momento più alto, che sottolinea  l’atteggiamento di come il tempo passa.

In parole semplici, il valore, il significato del tempo che passa (la nostra vita, con tutte le incombenze che l’affollano) è dato dalla preghiera, che è attesa del ritorno di Cristo.

In definitiva, se la preghiera è l’attesa di questo Suo “ritorno”, ritorno che E’ LA CONSISTENZA DI TUTTO, allora la preghiera è il “come” del tempo che passa, il suo valore.

La domanda cruciale da porsi allora è “perché dobbiamo vivere in questa attesa del ritorno di Cristo se con la sua prima venuta abbiamo conosciuto già la salvezza? Cosa aggiunge il tempo, il trascorrere del tempo se sappiamo che il tempo, la storia non contengono in sé la possibilità della salvezza?

Perché allora questa attesa se la nostra perfezione non può realizzarsi attraverso lo strumento del tempo?

Guardando da questa prospettiva si comprende che l’unico senso della storia, l’unico senso del tempo 

E’ IL MISTERO DELLA VOLONTA’ DI DIO, L’ASSOLUTA LIBERTA’ DI DIO.

Non c’è risposta umana ragionevole al perché Cristo sia venuto duemila anni fa piuttosto che ventimila o oggi: l’unica risposta è

LA VOLONTA’ DI DIO, IL SUO DISEGNO MISTERIOSO.

Una volta accettato e riconosciuto questo non resta che abbandonarsi, perché questa e’ la VERITA’, la BONTA’ e la GIUSTIZIA di Dio, senza misura, senza un criterio umano da contrapporre.

E’ qui, in questo perdersi totalmente che si comprende che tutto è il disegno e la volontà dell’Altro, l’Assoluto: senza legame, senza misura e l’Ineffabile che non si può dire, descrivere, definire.

Questo è la preghiera: abbandonarsi al disegno di Dio; abbandono che evita intellettualismo ed estetismo e veramente diventa reale soltanto nell’esperienza cristiana.

Accettare e riconoscere questo consente di comprendere come, attraverso vie e sapienze che non sono umane, Dio compie il suo disegno.

Disegno che Dio fa per amore della nostra libertà.

Il tempo ci è dato come amore alla nostra libertà e misericordia verso la nostra fragilità.

Giova qui ricordare che il tempo di Dio non è uguale a quello umano e che Dio è paziente; non vuole che nessuno perisca ma tutti giungano alla conversione.

La terra e le opere che contiene saranno consumate nel tempo ma noi dovremo vivere in santità (con la preghiera) e in pietà (attendere e affrettare la venuta del giorno di Dio).

E’ questa la preghiera: domandare il Suo ritorno.

 (Continua)