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Ciao miei carissimi amici lettori…
E mi  rivolgo, in particolar modo, a coloro che apprezzano la mia… produzione poetica e letteraria…
Ho appena terminato questo breve racconto che mi frullava in testa già da un pò di tempo ma che non avevo mai tempo (o estro?) di scrivere…
Spero che sia una lettura gradita…
Come desidererei che fossero i miei scritti… carezze per l’anima…
Un abbraccio a tutti e… buona lettura
La piuma

L’urlo, proveniente dall’interno della casa, disperato e senza fine, si affievolì, senza più fiato e forza, fino a spegnersi.

Giorgio, seduto sul primo dei tre scalini di legno che conducevano all’interno, si fermò.

Improvvisamente, quello che pareva un silenzio, diventò l’assordante frinire di grilli e cicale…

Perfino il sole, aggirando il tetto della casa lo aveva raggiunto e gli pulsava forte sul capo…

Il coltello col quale stava intagliando un  piccolo fiore di cirmolo, incompiuto, scivolò a terra…

Rimase muto ad ascoltare il sommesso silenzio che usciva dalla finestra della camera dove sua madre stava partorendo… un bisbiglio sottile e rispettoso come quello che si usa alla presenza di un morto.

Udì forse piangere, un gemere leggero, rassegnato….

E poco dopo lo sbattere forte di una porta, rumori secchi ed indistinti….

Pallido, raggelato, come di piombo, restò seduto e immobile. Il respiro quasi assente, il battito irregolare… un pulsare nella testa che ripeteva senza sosta: “Mamma non ti lascerà, mamma non ti lascerà”….

Invece No. Mamma se n’era andata. Per sempre. Non aveva mantenuto la promessa.

“Cattiva, cattiva, brutta….” Continuava a ripetersi…

Non era mai riuscito a convincersi del tutto che quel fratellino era un dono del Signore.

Che era una cosa bella. Buona.

In cuor suo l’aveva odiato dal primo momento che aveva saputo della sua esistenza.

Non lo accettava. Non lo voleva. Non voleva saperne di dividere con quell’estraneo l’amore dei genitori.

La gravidanza era stata difficile, dolorosa e lunga. Giorgio non avrebbe mai perdonato a suo fratello tutto quel dolore.

“Oh mamma” si diceva, “io ti proteggerò da lui. Non lascerò che ti faccia altro male….”.

Il suo cuore di bambino, si era volto in breve tempo ad un rancore sordo nei confronti del piccolo non ancora nato, che, in un unico, lo isolava rapinandogli l’amore.

L’odio era cresciuto. Divenuto materia tangibile, come una coltre fumosa aveva lentamente inghiottito ogni pensiero gentile, ogni gioia ed ogni sorriso.

Come un mostro prendeva forma nei sogni e realizzava i desideri più tremendi ed indicibili.

Ed ora, ecco, era tutto finito.

Il vero mostro era venuto.

In pieno giorno. Incurante dei suoni e dei colori, del giorno e dell’estate. Aveva ucciso sua madre e si era preso suo fratello.

Si scosse e si guardò le mani appena appena tremanti. Una sanguinava copiosamente.

“No, no” gridò, “non sono stato io….non sono stato io…”

In lontananza qualcosa di luccicante attirò la sua attenzione… e troppo forte rintronava nella testa quel gemito e quel frinire… Non restava che correre, correre lontano… Sparire in quella luce scintillante che pareva… chiamarlo. Sciogliersi in un abbraccio d’Amore che nessuno, attorno a lui pareva essere capace di offrirgli. Cedere a quell’amore… e lasciarsi teneramente accogliere.

……………….

Durante la sua assenza, sua madre e suo fratello, a seguito di una breve ed intensa cerimonia, furono accompagnati al cimitero del paese da una piccola folla di paesani.

Suo padre vestì il lutto (che non abbandonò mai più ) e, per la prima volta in vita sua, pregò.

Lui fu trovato circa una settimana dopo, in circostanze misteriose, quando ormai si cominciavano a perdere le speranze, da un gruppo di addetti al soccorso in montagna che avevano perlustrato i boschi della zona palmo a palmo.  Lacero e incosciente ma vivo,  non aveva traumi visibili o lividi particolari. Tuttavia non ricordava nulla di quanto era accaduto durante quei giorni di isolamento e di abbandono. Semplicemente, da allora, non parlò più.

E nessuno avrebbe saputo mai quanto e come, quei pochi giorni, avrebbero segnato per sempre la sua vita.

La situazione familiare, divenuta improvvisamente assai difficile, precipitò.  Le condizioni economiche si rivelarono subito disastrose. Come unica soluzione suo padre prese la decisione di emigrare nella vicina Austria e di mandare lui a bottega da suo fratello, più vecchio di lui, ebanista in Val Gardena, che aveva, a sua volta, due figli maschi.

Giorgio compì 10 anni il giorno che suo padre partì per il Tirolo… o forse sarebbe  meglio dire che nel giorno del suo decimo compleanno Giorgio rimase orfano anche di padre…

Lo abbracciò con tutte le sue forze prime che salisse su un treno che non lo avrebbe mai più riportato indietro, roso dal presentimento che non lo avrebbe mai più rivisto…

Gli accadimenti delle settimane successive sprofondarono nella voragine dell’oblio.

La vecchia casa contadina in cui era nato e cresciuto fino ad allora fu chiusa e abbandonata.

La cima del grande abete rosso che ombreggiava la casa e un pezzo del prato sul retro parve ondeggiare al vento quel pomeriggio di luglio in cui Giorgio, con la mano lo salutò…

Gli zii, Anita e Walter, erano brave persone.

Accolsero il nipote in famiglia con vero affetto e lo trattarono, da allora, come fosse stato figlio loro.

Di salda cultura montanara, la famiglia abitava in un bel cottage, alle porte di Ortisei…. Gli uomini della famiglia si dedicavano da sempre alla lavorazione del legno…. Nel grande laboratorio artigianale  annesso alla casa bellissime sculture prendevano forma e colore ….

Giorgio fu iniziato alla cura degli strumenti di lavoro, alla conoscenza dei legnami e allo studio delle tecniche d’intaglio e finitura e colore….

Il ragazzo non parlava, ma apprendeva in fretta …. Era rapido e preciso… disegnava con tratto sicuro gli splendidi oggetti d’arte che intendeva realizzare e li portava a compimento in tempi considerati impensabili da altri…

Ma c’era qualcosa di strano…nel ragazzo….

Qualcosa di… indescrivibile e misterioso…

Aveva un carattere ombroso e cupo che “oscurava” in qualche modo la sua profonda intelligenza  e l’ottima memoria.

Pur lavorando nell’ampio e luminoso laboratorio insieme ai cugini e allo zio, Giorgio  non riuscì mai ad integrarsi…

Un’immotivata inadeguatezza,  gli impedì, fin dall’inizio, di dedicarsi  alla creazione di arte sacra.

I bellissimi animali, i ritratti, i fiori e i paesaggi che si animavano sotto la sua mano su grandi fogli bianchi, prendevano vita in splendide sculture spesso a grandezza naturale o in accurati bassorilievi.

Ben presto dal suo impegno operoso fiorirono splendide opere d’arte che per originalità e maestria uscirono dai confini della cittadina gardenese scavandosi una colta  nicchia di estimatori.

Abilità e fama crebbero nel tempo. Giorgio aprì a sua volta un atelier dove lavorava instancabile.

Prese anche dei giovani lavoranti con sé.

Malgrado il bell’aspetto e la prestanza fisica nessuna donna entrò nella sua vita.

Col passare del tempo nacquero intorno alla sua persona solitaria chiacchiere di paese che ne accrebbero il mistero.

Si raccontava che ogni notte, dopo che il campanile della piazza aveva battuto la mezzanotte, egli si accingesse al lavoro di una scultura bellissima, capolavoro della sua vita, che nessuno però aveva mai visto…

Divenuto noto, poi, il fatto  che la sua stanza fosse sempre chiusa a chiave e che, dalla toppa della porta si potesse intravvedere un ampio panno, steso a coprire quella che, presumibilmente, poteva essere una scultura, crebbero l’interesse e la curiosità dei paesani.

Ma Giorgio non si curava affatto di tali voci e dicerie…. Conduceva una vita austera e ritirata dedita principalmente al lavoro. Anche se, col trascorrere del tempo, il carattere chiuso si era in parte mitigato  non aveva amici. Un’ombra  aleggiava sempre sul suo volto, in contrasto con la solare energia che emanava dalle sue creazioni.

Nella sua stanza,  la luce restava accesa spesso fino all’alba e qualcuno raccontava  di strani rumori, di bagliori improvvisi provenienti dalla casa…

Tuttavia l’atelier, in tanti anni di attività, non fu mai chiuso, e nulla di vero e di certo si seppe mai…

……………………

Quella notte un temporale primaverile fortissimo aveva scosso i grandi tigli del viale.

Qualche grande ramo caduto ostruiva ancora, a metà mattina, la carreggiata.

La gente in strada commentava l’accaduto. Qualcuno si dava da fare a ripulire dalle sterpaglie che il vento e la pioggia avevano disseminato in ogni angolo…

La confusione creatasi e i disagi avevano distolto un po’ tutti dalle consuete occupazioni…

Fu solo nel primo pomeriggio che uno dei garzoni recatosi al lavoro si accorse che qualcosa non andava…

Il negozio era ancora chiuso. Le finestre del primo piano che davano sul cortile interno  della casa erano spalancate. Oscillavano appena alla lieve brezza, ma dei pezzi di vetro rotto stavano ad indicare che il vento della notte non le aveva risparmiate.

La casa era deserta.

La stanza dello scultore aperta.

Si presentava divisa in due ambienti da un grande telo che la attraversava ed  era costituita da  una semplice e piuttosto rudimentale camera da letto e un piccolo laboratorio perfettamente attrezzato.

Al centro del piccolo ambiente di lavoro c’era un grande piedistallo di  quercia finemente decorato ad altorilievo con fiori e foglie riccamente intrecciati.

Un  cartiglio al centro del ricamo recava una preghiera “

Angele Dei,

qui custos es mei,

me tibi commissum

pietate superna,

illumina, custodi,

rege et guberna.

Amen

Pochi riccioli di legno, a terra, e gli attrezzi abbandonati suggerivano l’idea di un lavoro interrotto…o finito.

Nello scrittoio a fianco del letto furono rinvenuti decine di schizzi raccolti ordinatamente.

Rappresentavano tutti, in varie pose, ed atteggiamenti un unico soggetto: un angelo.

Inginocchiato a pregare, o seduto a consolare. In piedi, pronto ad accogliere o chino a piangere.

Con le ali ora ripiegate e raccolte, ora pronte a spiegarsi per il volo.

Come nei fotogrammi di un film, la figura pareva “evolversi”.

Sotto ogni disegno,  un commento, un ricordo, una data.

Parevano progetti di sculture da realizzare…

Consequenziali. La figura dell’angelo si era, nei disegni, progressivamente “alzata”.  Come  fosse…cresciuta, fino ad esplicitarsi in tutta la propria magnificenza nell’ultimo schizzo, che recava la data di alcuni giorni prima.

L’angelo appariva qui con le ali tese, in volo. Il viso bellissimo, raggiante, sorrideva. I lunghi capelli sparsi sull’ampia tunica candida e frusciate ondeggiavano nell’aria leggera.

Tendeva  le braccia ad un fanciullo di dieci anni, disperato e in lacrime, in procinto di annegare in un torrente.

Il corpo era stato salvato ma il cuore no.

Un cuore ferito, che aveva imprigionato,  nelle segrete dell’anima, l’amore e la gioia.

Era passato tanto tempo da allora. Adesso anche il cuore era sanato. Guarito.

L’anima pronta, finalmente, dopo tanta attesa.

………………………

L’accuratezza del disegno e la perfezione del ritratto bastavano, da soli, a rendere l’idea del capolavoro cui avrebbero dato luogo.

Ma nella stanza non c’erano sculture.

In un angolo, un paio di grandi sacchi di juta colmi di trucioli e segatura, rivelavano un lungo lavoro di ripulitura di una scultura lignea…. scomparsa…

Nessuno ha  più visto Giorgio, da allora. Mai più.

Forse qualcuno si è  pure chiesto a chi appartenesse quella piuma candida e affusolata impigliata nel vano della finestra…

Ma, in fondo… era soltanto una piuma….


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