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Ciao a tutti i miei amici….

Torno sul blog dopo un periodo piuttosto impegnativo… sotto molti punti di vista..

Tuttavia, poiché solo a pochissimi interessano “le lamentazioni di Geremia”, salterò a piè pari questo “capitolo”.

Desidero prima di tutto ringraziare Joee Mauro per il loro affettuoso interessamento nei miei confronti… Grazie amici miei… le vostre parole sono state una vera carezza per l’anima….

In questo pazzo pazzo mondo che calpesta ogni fiore… che sfregia ciò che vale che massacra ciò che “rende” io so di avere grandi cuori che battono anche per me…

Joe mi scrive dicendo che aspetta un mio intervento in occasione della santa Pasqua…

 

A lui, a Mauro, a coloro che sempre tornano volentieri tra le mie pagine dedico questo breve racconto che ho letto qualche tempo fa e che riadatto brevemente per voi…

La storia, fa più o meno così…..

 

C’era una volta un uomo. Era pastore nella chiesa di un piccolo villaggio.

Una domenica di Pasqua egli si recò in chiesa portando con se una gabbia arrugginita.

La collocò vicino al pulpito incurante dello stupore suscitato nei fedeli.

Naturalmente essi se ne chiedevano mentalmente la ragione.

Il pastore, in risposta a quei muti interrogativi cominciò a parlare.

 

“Ieri, stavo passeggiando, quando ho visto un ragazzo con questa gabbia.

Nella gabbia c’erano tre uccellini. Tremavano per il freddo e lo spavento.

Ho fermato il ragazzo e gli ho chiesto: “Cos’hai li, figliolo?”

“ Tre vecchi uccelli” mi ha risposto.

“Cosa ne farai?” ho chiesto ancora.

“Li porterò a casa e mi divertirò con loro.” mi ha risposto il giovane con uno sguardo beffardo.

“Li stuzzicherò, e strapperò loro le piume…per sentire più acute le loro grida…

li provocherò, li farò litigare… Ah, mi divertirò moltissimo….”.

“Mah, presto o tardi ti stancherai di loro. Allora, cosa farai?”

Oh, a casa ho dei gatti….a loro piacciono gli uccelli…. li darò a loro…

Ho riflettuto, in silenzio per un momento.

“Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?” ho domandato….

Cosa??!! Non vorrà davvero questi uccelli di campo, Signore….Non sono niente di speciale.

Non cantano neppure. Non sono neppure belli….!”

“QUANTO?” ho chiesto di nuovo.

Pensando che fossi matto ha sbottato “Dieci euro.”

Non ci ho pensato su neppure un attimo…

Ho cercato il denaro in tasca e l’ho messo nelle mani del ragazzo.

Come un fulmine il giovanotto ha afferrato la banconota ed è sparito .

Io, ho preso la gabbia, con delicatezza l’ho portata in un prato con alberi e fiori ed erbe e apertata, con gentilezza ho lasciato liberi quegli uccelli.

Ecco perché ho questa gabbia vuota”.

 

Terminata questa spiegazione, il pastore cominciò a raccontare questa storia…

 

“Un giorno, Satana e Gesù stavano conversando…

Satana era appena tornato dal giardino dell’Eden. Era pieno di boria e gonfio di superbia.

“Si, Signore, ho appena catturato l’intera umanità.

Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza. Ho usato un’esca che sapevo ottima.

Li ho presi tutti!”

“Cosa farai con loro?” chiese Gesù.

Rispose Satana:” Oh, mi divertirò con loro!

Gli insegnerò come sposarsi e divorziare, come odiare e farsi male a vicenda, come bere fumare e bestemmiare. Gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe… e ad ammazzarsi fra loro…

Mi divertirò un mondo….!”

“E poi? quando avrai finito di giocare con loro, cosa ne farai?” chiese Gesù.

“Oh, li ucciderò!” esclamò Satana con superbia.

“Quanto vuoi per loro?” chiese Gesù.

“Ma va!!!Non la vorrai veramente questa gente. Non sono per niente buoni, sono cattivi.

Li prenderai e ti odieranno.

Ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno.

No. Non puoi volerli…..”

“QUANTO?” chiese di nuovo Gesù.

Satana Lo guardò e sogghignando disse:

“Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita”.
Gesù disse: “AFFARE FATTO!” . E poi pagò il prezzo.

 

Nella chiesa il silenzio era assoluto. Il pastore prese la gabbia e, lentamente, lasciò il pulpito.