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Ciao a tutti i miei amici. E Lettori.

Inauguro i miei interventi del 2007 naturalmente parlando d’Amore. Con un maestro eccellente. Sua Santità Benedetto XVI. Ho tentato di sintetizzare la bellissima enciclica scritta in occasione del Santo Natale del 2005, anno primo del suo pontificato. Forse di semplificarla. Con l’intento comunque, di renderla più facilmente leggibile alla sottoscritta. L’ho trovata molto illuminante, così condivido con voi questo mio….lavoro. La pubblicherò in 3 o 4 interventi. Spero tanto che vi sia gradita perchè, a proposito d’Amore… non se ne sa mai abbastanza.

Buona….lettura

LETTERA ENCICLICA

DEUS CARITAS EST

DEL SOMMO PONTEFICE

BENEDETTO XVI

AI VESCOVI

AI PRESBITERI E AI DIACONI

ALLE PERSONE CONSACRATE

E A TUTTI I FEDELI LAICI

SULL’AMORE CRISTIANO

SINTESI

di Laura Stefania Oreglia

 

 

L’enciclica Deus caritas est è apparsa il 25 dicembre, solennità del Natale del Signore dell’anno 2005, primo di pontificato di Benedetto xvi.

 


L’enciclica Deus caritas est si compone essenzialmente di due parti  precedute da un’introduzione.

1.     L’UNITA’ DELL’AMORE NELLA CREAZIONE E NELLA STORIA DELLA SALVEZZA

2.     CARITAS- L’ESERCIZIO DELL’AMORE DA PARTE DELLA CHIESA QUALE “COMUNITA’ D’AMORE”

 

Nella prima parte, di indole speculativa, precisa alcuni dati sull’amore che Dio ha dato all’uomo e l’intrinseco legame di quell’amore con la realtà dell’amore umano.

La seconda ha un carattere più concreto e si riferisce all’esercizio ecclesiale del comandamento dell’amore per il prossimo.

 L’INTRODUZIONE

Trae spunto dalla Prima Lettera di Giovanni (1 Gv 4,16)

“Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”.

Questo CENTRO della fede cristiana si illustra

Nell’IMMAGINE CRISTIANA DI DIO E

NELL’IMMAGINE DELL’UOMO E DEL SUO CAMMINO.

 

Nella scelta fondamentale del cristiano di CREDERE NELL’AMORE DI DIO c’ è l’incontro con una persona che dà una DIREZIONE DECISIVA, un orizzonte nuovo.

Se nel suo Vangelo, Giovanni si esprime con le parole

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui…. abbia la vita eterna”, noi vediamo che la FEDE CRISTIANA 

1.     ha accolto il nucleo della fede d’Israele,

2.     ha dato a questo nucleo una nuova profondità e chiarezza.

GESU’ ha unito il comandamento DELL’AMORE DI DIO con L’AMORE DEL PROSSIMO.

Poiché Dio ci ha amati per primo, L’AMORE è  la risposta al DONO D’AMORE.

DIO CI RICOLMA D’AMORE CHE NOI DOBBIAMO COMUNICARE AGLI ALTRI.

 

PRIMA PARTE

L’UNITA’ DELL’AMORE NELLA CREAZIONE E NELLA STORIA DELLA SALVEZZA.

 

Questa prima parte si compone di 5 grandi temi:

1.     Un problema di linguaggio

2.     “Eros” e “Agape” – differenza e unità

3.     La novità della fede biblica

4.     Gesù Cristo – l’amore incarnato di Dio

5.     Amore di Dio e amore del prossimo.

 

1.1 UN PROBLEMA DI LINGUAGGIO

La questione dell’AMORE DI DIO è fondamentale per la vita:

Chi è Dio?

Chi siamo noi?

COSA SIGNIFICA AMORE?

Tra i vari significati di AMORE, (amor patrio, per gli amici, per il lavoro, i genitori, i fratelli, il prossimo e Dio) L’ARCHETIPO DI AMORE PER ECCELLENZA  è quello tra UOMO E DONNA, in cui corpo e anima concorrono inscindibilmente.

Il quesito è:

TUTTE QUESTE FORME D’AMORE, alla fine, SI UNIFICANO  o noi USIAMO LA STESSA PAROLA PER INDICARE REALTA’ DIVERSE?

 

 

 1.2“Eros” e “Agape” – differenza e unità

 Eros: è il nome dato all’amore tra uomo e donna nell’antica Grecia.

          L’Antico Testamento la usa 2 volte.

           Il Nuovo Testamento non la usa mai.

 

Ci sono 3 parole greche per AMORE.

     1. EROS   Amore fisico

     2. PHILIA  Amore di amicizia (Es. Amore tra Gesù e i discepoli)

     3. AGAPE Amore “spirituale”.

 Gli scritti neotestamentari privilegiano l’ultima,  AGAPE (emarginata dal linguaggio greco), tuttavia  mettono in disparte sia  la parola eros  che agape.

 Quanto all’amore di amicizia PHILIA, è ripreso per indicare il rapporto tra Gesù e i discepoli.

In sostanza, questa scelta denota subito nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio riguardo alla comprensione dell’amore.

La critica negativa  sviluppatasi con crescente radicalità dall’Illuminismo nei confronti del cristianesimo, ha trovato in Nietzsche l’espressione percepita e diffusa di 

“una Chiesa che, con i suoi comandamenti e divieti, rende amara la cosa più bella della vita. Alza divieti proprio dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa di Divino”.

 IL CRISTIANESIMO HA DISTRUTTO L’EROS?

Se guardiamo al mondo pre-cristiano, (e non solo i greci)  l’EROS corrisponde all’ebbrezza, alla pazzia divina che sopraffà la ragione, fino a sperimentare la beatitudine più alta e strappando l’uomo alla limitatezza della sua esistenza.

Nelle religioni questo atteggiamento si esprime con i CULTI DELLA FERTILITÀ,

(prostituzione sacra); L’eros è celebrato come forza divina, come COMUNIONE COL DIVINO.

L’Antico Testamento si è opposto fermamente a questa forma di religione che contrasta (come potentissima tentazione) con la fede nell’unico Dio.

L’ha combattuta come “perversione della religiosità”.

Quindi SI all’eros come tale, ma rifiuto del suo stravolgimento distruttore, in quanto, la sua falsa divinizzazione lo disumanizza.

Per questo, l’eros ebbro e indisciplinato  non e’ ascesa, “estasi” verso il divino ma caduta, degradazione dell’uomo.

L’EROS HA BISOGNO DI DISCIPLINA, DI PURIFICAZIONE, PER DONARE ALL’UOMO UN CERTO PREGUSTAMENTO DEL VERTICE DELL’ESISTENZA , DI QUELLA BEATITUDINE A CUI TUTTO IL NOSTRO ESSERE TENDE.

 

Due cose emergono chiaramente guardando alla concezione dell’Eros  nella storia e nel presente.

1.     Che tra l’amore e il Divino esiste una RELAZIONE. L’amore promette infinità, eternità… una realtà totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere.

2.     Che per raggiungere questo traguardo sono necessarie purificazioni e maturazioni  che passano attraverso la strada della rinuncia.

 

Quindi,  no al rifiuto dell’eros ma sua guarigione, in prospettiva della sua VERA GRANDEZZA.

Adesso,

l’UOMO E’ COMPOSTO DI CORPO E ANIMA

ED E’ VERAMENTE SE STESSO

QUANDO L’UNIFICAZIONE E’ RIUSCITA.

Ambire solo allo spirito o solo alla carne significa che uno o l’altro perdono dignità,

NO solo uno o l’altro ma L’UOMO NELLA SUA TOTALITA’.

Solo nell’UNITA’

 l’EROS-AMORE PUO’ MATURARE FINO ALLA VERA GRANDEZZA E L’UOMO DIVENTA PIENAMENTE SE STESSO.

Nel rimprovero al cristianesimo di essere contro la corporeità bisogna anche tenere presente che, anche il suo contrario, L’ESALTAZIONE DEL CORPO è ingannevole.

 L’eros degradato a sesso diventa merce.

Corpo e sessualità sono considerati solo come “parte materiale” da sfruttare per calcolo.

Ci si trova così difronte ad una degradazione del corpo umano, respinto nel campo puramente biologico.

In sostanza, tale esaltazione può presto convertirsi in odio verso la corporeità.

La Fede cristiana considera l’uomo un essere UNI-DUALE in cui spirito e materia si compenetrano fino a sperimentare una nuova nobiltà.

L’EROS VUOLE SOLLEVARCI IN ESTASI VERSO IL DIVINO: per questo richiede un cammino d’ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni.

 La domanda difficile è:

1.     COME DOBBIAMO CONFIGURARCI CONCRETAMENTE QUESTO CAMMINO DI ASCESA E PURIFICAZIONE?

2.     COME DEVE ESSERE VISSUTO L’AMORE, perché si realizzi pienamente questa promessa umana e divina?

Nel Cantico del Cantici, uno dei libri dell’Antico Testamento ben noto ai mistici, troviamo una prima indicazione.

Le poesie ivi contenute sono originariamente canti d’amore, forse previsti per una festa di nozze israelitica in cui esaltare l’amore coniugale.

Due termini indicano l’amore.

DODIM  Plurale per indicare l’amore insicuro, in una situazione di ricerca indeterminata e

AHAHA’ che nella traduzione greca dell’Antico Testamento è resa col termine di simil suono AGAPE (che diventò l’espressione caratteristica per la concezione biblica dell’amore).

In sostanza, Ahahà sostituisce Dodim. Come a dire che l’esperienza dell’amore che diventa “scoperta dell’altro”  si oppone all’amore indeterminato e ancora in ricerca, superando il carattere egoista prima dominante.

Adesso l’amore diventa cura dell’altro e per l’altro. Non cerca più se stesso ma il bene dell’amato; diventa rinuncia. E’ pronto e cerca il sacrificio.

Così, nel suo svilupparsi, L’AMORE CERCA LA DEFINITIVITA’:

nell’esclusività della persona (una sola) e

nell’infinità del tempo (per sempre).

L’AMORE MIRA AL DEFINITIVO, ALL’ETERNITA’.

L’amore come estasi, come cammino permanente dall’IO chiuso in sé verso la sua liberazione nel dono di sé, al ritrovamento di sé e la scoperta di Dio.

Gesù, attraverso la Croce che lo conduce alla resurrezione descrive il suo cammino.

Partendo dal centro del suo sacrificio personale e dell’amore compiuto (in esso) descrive l’essenza dell’amore e dell’esistenza umana in generale.

Quanto detto finora, ci conduce dinamicamente alla FEDE BIBLICA.

Se, all’inizio la questione posta era

“GLI OPPOSTI SIGNIFICATI DELLA PAROLA AMORE SOTTINTENDONO UNA QUALCHE UNITA’ PROFONDA O DEVONO RESTARE SLEGATI, AFFIANCATI, PER COSI’ DIRE?”

La questione che si presenta ora è:

“IL MESSAGGIO SULL’AMORE ANNUNCIATO DALLA BIBBIA E DALLA TRADIZIONE DELLA CHIESA HA QUALCOSA A CHE FARE CON LA COMUNE ESPERIENZA UMANA DELL’AMORE O PIUTTOSTO NON SI OPPONE AD ESSA?”.

 

Ci siamo imbattuti nelle due parole fondamentali:

EROS col significato di amore mondano, e

AGAPE  come espressione dell’amore fondato sulla fede e da essa plasmato.

Due concezioni contrapposte come amore ascendente (eros) e amore discendente (agape).

Un’altra classificazione è data dall’amore possessivo (amor concupiscentiae) eros

e dall’ amore oblativo (amor benevolentiae) agape.

L’AMORE CRISTIANO E’ DISCENDENTE E OBLATIVO (AGAPE)

L’AMORE PAGANO (GRECO) E’ ASCENDENTE BRAMOSO E POSSESSIVO (EROS).

In realtà EROS E AGAPE NON SI LASCIANO MAI SEPARARE.

Più entrambe trovano la giusta UNITA’ nell’unica realtà dell’amore, più si realizza la VERA NATURA dell’amore in genere.

In sostanza, anche se l’eros è inizialmente bramoso, fascinoso, ascendente, nell’avvicinarsi all’agape si porrà meno domande su di sé, e cercherà sempre più la felicità dell’altro… si preoccuperà e si donerà.

Desidererà esserci.

Così il momento dell’agape si inserisce in esso.

Tuttavia l’uomo non può vivere solo di amore ablativo, discendente: deve anche ricevere.

E’ ben vero che l’uomo può diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva, ma per fare ciò deve prima egli stesso bere a quella sorgente originaria che è Cristo (dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio).

I Padri della Chiesa hanno simboleggiato questa connessione inscindibile tra ascesa e discesa….in vari modi…. tra eros che cerca Dio e agape che trasmette il dono ricevuto.

Si cita la scala di Giacobbe, che Gregorio magno interpretò nel senso che :

“il pastore è radicato nella contemplazione per poter accogliere le necessità degli altri nel suo intimo, cosicché diventino sue…”

e lo stesso S. Paolo, che fu rapito nei più alti misteri di Dio per poi essere in grado di farsi tutto a tutti.

Lo stesso dicasi di Mosè, che entra nella tenda sacra e resta in dialogo con Dio per poter poi essere a disposizione del suo popolo.

 

Possiamo allora rispondere al primo quesito che si era posto appena sopra

L’AMORE E’ L’UNICA REALTA’ in cui l’una o l’altra dimensione può prevalere.

Quando le due dimensioni si staccano  abbiamo una forma riduttiva di amore.

 

LA FEDE BIBLICA accetta tutto l’uomo, intervenendo nella sua ricerca d’amore per purificarla dischiudendogli nuove dimensioni.

Questa novità si manifesta nella nuova

IMMAGINE DI DIO e

IMMAGINE DELL’UOMO.

 Continua

 

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