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Cori

La giornata era splendida. Una di quelle giornate di primavera fresche e lucide di sole che premono sulla pelle e ti mettono addosso una gran voglia di fare.

La luce entrava prepotente dalle finestre aperte ed invadeva ogni angolo della casa. Pareva quasi che volesse suggerire quali angoli pulire prima e meglio.

Lara però era decisa. Il lavoro più urgente era quello di liberare dalle cianfrusaglie parte della grande libreria nello studio di Franco, suo marito. Era necessario trovare una sistemazione ai molti libri già letti che invadevano il soggiorno e predisporre con un certo criterio quelli che c’erano o che stavano per essere acquistati.

Lara si sentiva male al solo pensiero di un simile “trasloco”. La sua mania conservatrice aveva stipato volumi in ogni angolo. Dai vecchi tomi dell’università e le dispense ai quaderni, dai manuali di cucito e di ricamo, ai romanzi e alle poesie… i saggi; tutti erano ben impilati per occupare il minor spazio possibile.

Era un po’ sconfortata al pensiero che quei libri, i suoi, sui quali aveva trascorso molte ore insonni della sua gioventù sarebbero finiti prima in soffitta e poi, nel cassonetto per il riciclo della carta.

Tuttavia, quel lavoro, troppe volte rimandato, andava fatto. E quella era la giornata giusta.

Occorrevano scala e determinazione.

Avrebbe, se non altro, separato i libri veri e propri da tutto il resto e poi avrebbe deciso.

Cominciò con lo svuotare un paio di ripiani, dolcemente incurvati sotto il peso di tanta cultura da asporto e ammucchiò, sul pavimento libri dispense e manuali.

Dietro la prima fila di libri Lara trovò due belle scatole regalo (Le scatole erano la sua passione). Nella prima, più grande, ricoperta con una deliziosa fantasia floreale c’erano alcune riviste “fai da te” sui regali di Natale.

L’altra, poco più piccola e pesante, conteneva, ben legati con dei nastrini, tre pacchetti.

Li riconobbe subito. Uno conteneva, distinte, le lettere e le cartoline che suo marito le aveva inviato durante il loro breve ma intenso fidanzamento; il secondo le lettere e le cartoline che lei aveva inviato a lui nello stesso periodo. Il terzo involucro conteneva tutto ciò che rimaneva della sua corrispondenza, tenuta con amici e parenti prima delle nozze.

 

Fu quasi un dovere sciogliere il nastro. Un impulso a cui non seppe resistere.

Il suo passato era lì.

I suoi amici… i suoi amori…le sue emozioni… la sua gioventù… che sembrava, in quel momento, così lontana… così diversa…

Sfiorare quelle cartoline, quelle poche lettere richiamava alla memoria volti noti ormai persi nelle onde del tempo; qualcuno non l’avrebbe mai più rivisto, altri non li avrebbe più neppure  riconosciuti.

Ma il pensiero era dolce. Dolce tornare al passato. Quasi come riviverlo.

Le dava una strana sensazione leggere, nell’indirizzo,  Gent.ma Signorina Lara…

Da tempo immemore non era più una “signorina”…

Le scorse, per un lungo quasi interminabile momento…

Grafie legate ad un nome, luoghi legati a persone… persone legate al passato… un passato lontano, tradito per amore ma sempre lì, che pareva quasi volesse sedurla.

Il sole dardeggiò per un istante nei suoi occhi che si distolsero da quel sogno ad occhi aperti.

“Sono proprio una sciocca” si disse, richiudendo il plico e appoggiandolo sulla pila di dispense in un angolo libero del pavimento.

 

Era per terra e non la vide subito…

Una busta azzurra, con un delicato fiore stampato tono su tono in un gioco di luci ed ombre.

Era stata indirizzata a lei molti anni prima. All’incirca tre anni prima che lei si sposasse.

Subito non riconobbe la grafia, un elegante corsivo piegato delicatamente verso destra e leggermente tremolante.

La raccolse e senza rendersene conto la voltò per leggere il mittente.

Un fulmine la colpì in pieno petto lasciandola, per un attimo, senza fiato.

Sul risvolto c’era scritto soltanto un nome: “Cori”

 

Il sole che entrava dalle finestre parve oscurarsi.

Lara si sedette, come di schianto. La sensazione di soffocamento che provò, scaricò un flusso di adrenalina nel suo cuore che prese a battere violentemente.

Il passato tornava a bussare nella sua vita. Come una cicatrice che periodicamente torna a far male.

Con un ricordo così importante inchiodato nell’anima che non sarebbe bastata una sola vita per cancellarlo. Annebbiarlo alla memoria. Capace di nasconderlo forse, o di relegarlo nell’oblio. Ma non di eliminarlo del tutto come il frutto di un brutto sogno.

 

Non sarebbe stato sufficiente prendere la lettera e metterla via.

Riseppellirla insieme a decine d’altre lettere o bruciarla. Lui era tornato. Forse non era mai andato via. Lei lo vedeva bene. Come allora. Solo un poco più pallido, con gli occhi lucidi di febbre che scintillavano e una spruzzata di grigio sulle tempie.

Non mi hai ancora perdonato” pareva dirle.

“Si, invece.”

“No. Non ancora. Per questo sono qui”.

Lara si rese conto dell’assurdità di quel colloquio.

Ti prego, amore mio, o non avrò mai pace. Ti prego. Perdonami.”

Quelle ultime parole la scossero.

Il tono, da pacato, si era fatto supplichevole. Angosciato.

Non sempre il tempo assolve e perdona. Non sempre cura e guarisce.

Il passato non sempre passa. Si stratifica sulla pelle e lascia il suo marchio di rughe e di emozioni, incide l’anima come un bisturi da chirurgo.

 

Lei e Cori si erano conosciuti parecchi anni prima. Tredici? Quindici? Contando che era sposata da dieci, più un paio, di fidanzamento, sì … erano passati quindici anni…forse qualcosa di meno.

Aveva ventiquattro anni, allora. Pareva un’eternità. Soprattutto quella era stata la sua vita. Trascorsa come un lampo e così… irraggiungibile.

Lara ricordava perfettamente ogni cosa del suo rapporto con Cori.

 La loro storia (ma, in fondo, c’era stata una storia?). Il primo incontro. L’ultimo.

Sei mesi o poco più. In tutto.

Un’inezia, nella conta del tempo che trascorre. Un tesoro per lei nel bilancio della vita. Della sua esistenza.

L’onda dei ricordi la riportò indietro nel passato.

All’epoca lei lavorava in un’agenzia turistica della riviera ligure. Il lavoro le piaceva. Le sarebbe piaciuto di più viaggiare, ma non potendo andarci lei, in vacanza, si divertiva a mandarci gli altri. Sognava, circondata dai poster delle più belle destinazioni del mondo.

 Lara sognava. Le piaceva immaginare che il suo principe (con o senza cavallo, era lo stesso) dolce e romantico, un giorno sarebbe entrato da quella porta, l’avrebbe vista e dopo essersi subito innamorato di lei, l’avrebbe portata via, lontano, su una di quelle spiagge di sabbia rosa dove l’acqua del mare è fresca e verde.

Ma il principe non era Cori. Non sarebbe stato lui. Almeno dalle premesse.

Fin dall’inizio, la prima volta che si erano conosciuti, avevano litigato; per un vile parcheggio.

Quella sera lui l’aveva attesa in strada.

Volevo scusarmi per stamattina. Sono stato un vero zotico” aveva esordito.

Zotico ostinato” a pensarci adesso, visto che poi non si era dissuaso dall’idea di un aperitivo insieme “…per fare pace”.

Con tante piccole gentilezze, molte delle quali inutili, Cori si era accattivato le sue simpatie.

In un arco di tempo abbastanza ristretto, per il carattere di Lara, era riuscito a strapparle un  vero e proprio “primo appuntamento”.

Niente di eclatante. Una pizza, un sabato sera, in una delle pizzerie più caratteristiche del lungomare di Chiavari. Un locale tranquillo, discreto, arredato con gusto marinaro che faceva la pizza ai frutti di mare più buona della Riviera.

Era stato bello. Avevano mangiato e bevuto allegramente, chiacchierato altrettanto amabilmente.

Entrambi avevano parlato di se; con una libertà che Lara considerò, in seguito, sconveniente.

“In fondo non c’è nulla di male nel condividere la propria solitudine” cercò di giustificarsi Lara, quando, più tardi, al riparo delle pareti domestiche, ripensò alla serata.

“Così impara, quello lì, a ficcarsi con la gente che non conosce”.

E come a tacitare la propria coscienza del sotterraneo imbarazzo che provava nell’ammettere che “era stata proprio bene”. Lara liquidò la faccenda con un lapidario: “Tanto non lo vedrai più”.

Ma nei giorni seguenti lui aveva continuato a telefonarle. Era venuto a prenderla un paio di volte per accompagnarla a casa. L’aspettava fuori dall’agenzia per il gusto di farlo.

La questione stava per sfuggirle di mano.

Era sempre stata lei a fissare gli appuntamenti; a farsi aspettare (perché usa così)… a farsi desiderare…

Ma Cori era imprevedibile. Capitò, per esempio, per una settimana intera, all’ora della pausa pranzo, con la flebile scusa che” i panini del bar qui vicino sono i più buoni, nell’arco di cento chilometri”.

In breve tempo, quelle incursioni si trasformarono, da piacevoli diversivi a piaceri irrinunciabili.

Lentamente l’interesse verso lui era cresciuto. Si era innamorata della sua inflessione “bolognese”, del suo vezzo di pettinarsi con le dita i lunghi capelli biondo cenere. Perfino i suoi silenzi avevano, col tempo, creato attorno a lui un’aura di affascinante mistero. Aveva un’eleganza noncurante nei modi e nell’andatura che ne catturavano lo sguardo. In surplus amava l’arte e la poesia.

All’inizio fu quasi gioco forza respingerlo. Erano così diversi.

 Lara comprendeva perfettamente l’assurdità di quella situazione.

Innamorarsi di lui non aveva senso; neppure se lui si fosse innamorato veramente di lei. Percepiva tutta la propria inadeguatezza a fronteggiarlo e inconsciamente “sentiva” che non era possibile pensare ad una storia vera con “lieto fine”.

Da subito Lara capì che con Cori non poteva scherzare. Tentò di tenere le distanze. Almeno ci provò.

Tuttavia le sue precauzioni, ben sistemate nella fragile barchetta del buon senso, naufragarono.

Lentamente s’innamorò di lui. Lo vedeva e lo sentiva diverso da tutti gli uomini che aveva conosciuto fino a quel momento.

Cori era troppo galante e troppo bello per lei.

 Aveva così tante qualità, a vista, che c’era di sicuro qualcosa d’imperfetto e nascosto che, alla fine sarebbe venuto fuori.

Lara aveva paura di scoprire cos’era, questo “qualcosa”. Il suo intuito le diceva che, per il momento, era meglio “non sapere”.

Il loro era , come dire? un amore platonico.

Se non proprio subito, (era trascorso oltre un mese dal loro primo incontro-scontro) anche lui aveva tentato un approccio fisico piuttosto convinto, una sera, mentre la accompagnava a casa dal lavoro.

Con la scusa di farle fare un giretto sulla panoramica che corre a monte delle cittadine rivierasche, si era fermato con l’auto in un belvedere deserto, (zona molto romantica ma fuori mano), da cui si godeva una vista magnifica. Lara non se l’aspettava, o forse era molto più stanca del solito.

Così, se era rimasta dolcemente sorpresa e gli aveva risposto con sincero trasporto quando lui si era chinato per baciarla , (perché lui l’aveva baciata, oh se l’aveva baciata!!. con una passione che lei non conosceva), la sberla che era partita al tentativo di lui di allungare una mano, aveva colto entrambi di sorpresa.

Un silenzio solido come una coperta di lana era calato tra loro.

Sulla via del ritorno, per quaranta minuti soltanto il ronzio del motore aveva cullato il gelo tra loro.

Cori si vergognava del suo approccio maldestro e Lara si rammaricava della sua reazione infantile, da provinciale.

Si erano salutati con un laconico “Ciao”, della serie “Tutto finisce all’alba”.

Anche in quest’occasione Lara pensò che non lo avrebbe più rivisto. Si sbagliava.

Due giorni dopo lui le aveva inviato uno splendido mazzo di rose rosse accompagnate da un piccolo biglietto.“Ti amo. Cori”

 

In ogni caso, a parte quella volta, Cori non aveva più tentato( e non tentò più) delle avances che non ritenesse fossero del tutto gradite.

Insieme fecero diverse belle gite e visitarono alcune mostre.

Stavano bene insieme. Le ore trascorse a chiacchierare, chiusi in auto o al tavolo di un bar, o passeggiando sul lungomare, al chiaro di luna, parevano non avere un’estensione ragionevole, compatibile con la realtà.

Il tempo era sempre, assurdamente, troppo breve.

 

Naturalmente, Lara, come molte le donne, dopo un certo periodo di silenzio durante il quale riuscì a celare il suo segreto, un bel giorno sentì il bisogno di confidarsi con la sua migliore amica.

Sentiva di non poter più tacere a nessuno quella gioia incontenibile che stava crescendo dentro e intorno a lei.

Più grande di cinque anni, già sposata e divorziata da circa un anno, Marzia era l’anima concreta di Lara.

Già troppo vissuta per credere a coincidenze e fatalità, Marzia ascoltò rapita il racconto dell’amica e, quando Lara le chiese un parere sulla situazione che stava vivendo sbottò in un “E’ sposato”.

Lara rise.

Me ne sarei accorta, non credi?”

Cara mia. Gli uomini, se ci si mettono, sono peggio delle donne.”

Se poi è tutte queste cose che mi dici” e prese ad elencarle “carino, gentile, disponibile, intelligente e a quanto pare anche benestante, è una donna o è sposato”.

Erano scoppiate a ridere.

Il discorso sarebbe caduto lì, come corpo morto cade se Marzia non avesse aggiunto una postilla alle sue pillole di saggezza popolare.

Sai un metodo molto efficace per far dire a qualcuno qualcosa che vuole a tutti i costi tenere nascosto?”.

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