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Lara aveva scosso la testa in segno di diniego.

Devi interrogarlo su “quel qualcosa” come se per te fosse una cosa nota, che conosci benissimo”.

E poiché Lara non mostrava di capire quel ragionamento di alta filosofia teoretica Marzia le suggerì: “Perché non gli chiedi come sta sua moglie?”.

Lara arrossì. Questi giochetti non rientravano nelle sue abilità dialogiche. Lei era un tipo schietto. La diplomazia non era certo il suo forte.

Non avrebbe mai avuto il coraggio di far scivolare una domanda come quella tra una chiacchiera ed un silenzio, ma era grata alla sua amica, perché attraverso i suoi occhi sperava di poter vedere ciò che gli occhi dell’amore spesso non mostrano: la verità.

 

Era stato più facile del previsto. Troppo facile.

La lama era penetrata nella carne come un ferro rovente penetra in un pane di burro.

Era capitato così. Quasi per gioco.

 Lara avrebbe imparato a proprie spese che certi giochetti è meglio non farli se non sei sicuro di vincere.

Era una domenica pomeriggio.

Seduti in auto, con una leggera pioggerella autunnale che picchiettava delicatamente tutt’intorno, Cori le aveva circondato le spalle con un braccio e aveva mormorato:

E’ bellissimo stare qui. Con te. Provo una pace immensa. Ti amo Lara. Lo sai che ti amo vero?”

Ma il pensiero che Marzia le aveva insinuato nella mente e quel suo inspiegabile, incomprensibile sospetto che Cori nascondesse un segreto esplosero in un controllato “Davvero?”

La risposta che bruciava sulla punta della lingua, non esitò ad uscire: ”E tua moglie? Cosa ne dice?”

Lara si aspettava una sfuriata. Una rispostaccia.

Subito si rese conto che tutto sarebbe stato preferibile a quel silenzio di piombo. Cupo. Carico di un dolore immenso che poco o nulla sarebbe bastato a far traboccare.

Come lo hai saputo?” chiese semplicemente. Come se non fosse veramente importante avere una risposta.

Non lo sapevo. Per certo, intendo dire. Avevo solo una vaga sensazione.

Sai? Così, come capita talvolta a noi donne.” Il tono era piatto. Incolore. Non tradiva alcuna emozione.

Lara aveva rimesso sul volto la maschera della ragazza sicura di sé. Della ragazza alla quale “Non la si fa”. Di nuovo forte. Distaccata. Inattaccabile.

Col cuore massacrato di chi ha la consapevolezza che ha sbagliato di nuovo. Che di nuovo c’è cascata. Soltanto che la voragine ora era molto più profonda e lei c’era caduta dentro fino in fondo. E faceva male perché, la in fondo c’era l’anima, il cuore e tutto l’amore di cui era capace.

Non sapeva bene cosa aspettarsi. Sarebbe stato più semplice smontare dalla macchina e andarsene. Qualcosa la trattenne. Sentiva di avere diritto ad una spiegazione. Per tutto il cuore che ci aveva messo, in quella storia. Perchè lei, nel bene o nel male, era stata sincera.

Soprattutto, poi, voleva capire perché. Perché proprio lei. Con tutte le ragazzine che c’erano in giro, disposte a tutto per una passeggiata in centro sull’auto sportiva o una cena al ristorante di moda pur di farsi vedere col “bello di turno”.

Lei che non era particolarmente bella, ne alta, ne affascinante.

Ecco. Perché aveva scelto lei, voleva proprio saperlo.

Voleva sapere che gusto aveva provato nel giocare con lei quel gioco così crudele.

Perché io? ” furono le uniche parole che fu in grado di pronunciare .

Mi sono innamorato, Lara. Semplicemente questo. Mi sono perdutamente innamorato di te.

No. Non ricominciare. Non voglio ascoltarti.

 Non considerarmi proprio una sciocca. Non darmi della stupida senza pensare che non farò una piega.

Non hai il diritto di….”

Per tutta risposta Cori le chiuse la bocca con un bacio.

La rabbia che montò per quella violenza inattesa, si sciolse per un attimo nella dolcezza di un bacio disperato che strappò via ogni difesa.

L’amore non sarebbe scomparso così. Neppure per colpa di quel dolore dilaniante. L’orgoglio e la dignità non l’avrebbero difesa questa volta.

Sposato o no, non avrebbe potuto amarlo di meno. La spada feriva più a fondo e faceva più male perché quell’amore sfiorato con le dita era destinato ad un’altra.

Non ho MAI giocato con te. Non sono mai stato così serio in tutta la mia vita.

E non ti considero una sciocca. Non l’ho mai fatto.

Sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Lo temevo con tutto il mio cuore e ti giuro che avrei dato non so cosa perché non lo sapessi così”.

“Dì pure –CHE NON LO SAPESSI- e basta. Faresti più bella figura…”.

Cori era impallidito. I suoi occhi erano diventati due fessure impenetrabili.

Portami a casa!” “Voglio andare via da qui”.

Ascoltami. Ti prego Lara, ascoltami”.

No. Non voglio più ascoltarti. Voglio solo tornare a casa.”

Non puoi. Non puoi credere davvero quello che dici; che ti abbia sempre e soltanto mentito.

Che io mi sia divertito con te. Che fosse tutto un gioco e una finzione PERCHE’ NON LO ERA:

Io ti amo davvero e so che anche tu mi ami. Non c’è niente al mondo che può cambiare questo fatto. Tu lo sai. Lo sai come me.”

Ora era lui ad essere infuriato.

Hai ragione a detestarmi, perché sono stato un egoista. Mi sono innamorato di te e non ho saputo rinunciarci. Non ho saputo ne voluto rinunciarci. Credevo di avere diritto anch’io ad un po’ di felicità nella vita. Stare con te mi ha illuso che questo fosse possibile”.

Cori tacque per un lungo momento.

Lara era impietrita. Il suo volto era diventato inespressivo come una maschera di cera.

La bocca asciutta, gli occhi fissi sul parabrezza. E quella pioggia, che non smetteva di martellare nelle orecchie…Riusciva solo a pensare che era tutto finito. Sentiva solo il dolore di quella fine. Di quella perdita.

 

“Hai diritto ad una spiegazione. E’ giusto che tu sappia tutta la storia. Dall’inizio.

Forse non mi perdonerai, ma ti aiuterà a capirmi.

 

Cori si girò verso di lei e le sfiorò il viso con una tenera carezza.

“Come sei bella. Sei ciò che di più bello ho avuto dalla vita. Io si, io sono stato uno sciocco nel tacerti una verità che ti avrebbe allontanata e non condotta a me.

Le prese una mano tra le sue e la baciò.

Lara la ritrasse, scottata da quel contatto che l’aveva fatta sussultare. Non mostrare debolezze. Non cedere armi al nemico. Nemico?

Cori prese a raccontare la sua storia, parlando quasi più a se stesso che a lei.

 

Sandra ed io ci siamo conosciuti a Milano, all’epoca dell’università.

Eravamo entrambi iscritti alla Cattolica. Condividevamo con altri due studenti un piccolo appartamentino vicino alla facoltà di Scienze delle Comunicazioni. Io venivo da Bologna e lei da Genova. Eravamo coetanei. Belli e giovani. Invincibili insieme.

Insieme gli stessi esami, gli stessi locali, gli stessi amici. Molte ore a lezione e molte ore insieme a studiare… Sarebbe stato impossibile non “fare coppia”, alla fine…

A pensarci ora sembravamo più due camerati che non fidanzati.

Ti mentirei se negassi che sono stati anni molto intensi e appaganti.

L’ultimo anno Sandra rimase incinta. Sposarsi parve l’unica cosa giusta da fare.

Ci volevamo bene, ma io avevo soltanto ventitre anni. Anche se può suonare come una scusa, ero soltanto un ragazzotto; non ne sapevo niente di responsabilità coniugali o paterne.

Vedi? Io sono cresciuto senza mamma, senza una famiglia vera e propria. Non avrei lasciato che a mio figlio capitasse qualcosa di brutto soltanto perché io ero un vigliacco pusillanime.

 Pensavo che volerci bene sarebbe bastato a superare tutti gli ostacoli e le difficoltà della vita”.

Ci fu una pausa.

Poiché Lara lo guardava con gli occhi colmi d’infinita tristezza, Cori le prese le mani tra le sue e la tranquillizzò:

Non devi essere gelosa di lei. Tu non dovrai mai essere gelosa di nessuna. Sei così bella e la luce dei tuoi occhi è così accecante che chi la coglie ne è come  stregato”.

“Sandra perse il bambino. Non ne ha più voluto altri.

Dopo la laurea si è impiegata presso una casa farmaceutica di Genova e io, come sai, sono diventato un funzionario del Tesoro.

La nostra bella casa è sempre vuota. Siamo una “coppia moderna”. Vacanze separate, amici diversi, tempi inconciliabili.

Ognuno di noi ha una sua vita dove l’altro non trova spazio.

Bè, ogni tanto facciamo all’amore, come persone che non hanno tanto tempo da perdere o andiamo a cena e al cinema giocando a fare gli innamorati…che non siamo più.

Te lo giuro. Ci ho provato a riconquistarla. A ricostruire la nostra vita. Lo sa Dio se in dieci anni ci ho provato. In fondo siamo una famiglia. Ma a Sandra va bene così. Non vuole lasciarmi ne tornare dai suoi, dove non avrebbe la possibilità di fare tutto quello che le pare come fa con me.

Ognuno di noi fa la sua vita, senza interferire in quella dell’altro.

 Meglio che vivere da soli. Si risparmia sulle spese di gestione…”

Al tono amaro di quell’ultima precisazione seguì un silenzio innaturale.

Cori le strinse più forte le mani, che non aveva mai lasciato: “Cominci a capire, ora?”

Lara non aveva parole. La sua gioventù intransigente non aveva toni intermedi.

Bianco o nero. Giusto o sbagliato. Vero o falso. Amore o odio. No mezze verità o mezzi amori, né instabili compromessi o varietà di grigio.

Poche, solide certezze. Come i paletti di uno slalom, all’interno dei quali scendere, per non finire contro le reti.

La storia di Cori, la sua vita ad un certo punto, impercettibilmente, era scivolata via, oltre le reti, ben aldilà dei paletti, in un fuori pista eccitante ma pericoloso.

Il matrimonio non è un gioco in cui i due giocatori fanno e seguono regole proprie.

E’ un sacramento. Ha vincoli precisi di amore e rispetto, non un alibi per fare i propri comodi. Neppure se l’altro è d’accordo.” Lara era indignata.

“Anche a te ha fatto comodo il suo comportamento. Dava anche a te la possibilità di fare altrettanto”.

“ Non è esattamente così” sbottò Cori, impaziente .

Fino a questo momento, semplicemente, la cosa non m’interessava.

Conoscerti, ha segnato la svolta.

Il mio cuore ha ricominciato a tremare, la mia mente ha ripreso a gioire. Ho ritrovato il piacere di trepidare per amore, di toccare e vivere nuovamente emozioni e sensazioni che credevo perdute, irrimediabilmente.

Come bere dell’acqua fresca quando stai morendo di sete o tornare a respirare dopo l’apnea.

Non voglio rinunciare a te. Non adesso.”

Lara taceva. La sua mente, murata dietro gli stereotipi del “questo non si fa”, riusciva solo a pensare che se lui era sposato per loro non c’era futuro.

Io non potrò mai essere tua. Lo capisci questo, vero? Non con lei, tra noi”

In realtà era lei, tra loro. Ma non era sua, la colpa…

Assurdamente Lara si rendeva conto delle proprie incoerenze.

Ma tu sei già mia! Io ti amo…

Improvvisamente fuori dei finestrini si era fatto buio. Aveva smesso di piovere. C’era una luce fioca, proveniente dai lampioni e da alcune insegne al neon, che luccicava debolmente sull’asfalto bagnato.

Erano rimasti lì in un silenzio greve di tristi presagi.

Portami a casa. Ti prego.”

Cori non aveva replicato. Aveva messo in moto ed era partito.

Per il momento era finito il primo “corpo a corpo”. Erano entrambi doloranti: feriti ma vivi.

“Domani sarà diverso. Domani cercheremo una soluzione. Ci deve essere una soluzione”.

Quel tarlo si era insinuato nella mente di Cori, e aveva cominciato un sottile lavorio di scavo.

Non parlarono per tutto il tragitto.

Lara chiusa in un mutismo ostinato, sicura delle sue ragioni inoppugnabili.

Cori rispettoso di quella momentanea chiusura ma sicuro dei suoi sentimenti verso di lei.

Quando la macchina si fermò davanti a casa, Cori spense il motore.

Lara? guardami.”  Il suo viso era, per quanto possibile, sereno. Il suo sguardo era limpido e la voce ferma. “Mi vedi? Mi vedi veramente? Dentro, intendo. Se riesci a vedere quanto ti amo sai che farò qualunque cosa per te. Chiederò la separazione, il divorzio… le concederò tutto quello che vuole purché mi lasci libero…Dovrai avere pazienza amore mio, ma ci sarò io, con te…

Lara sentiva i propri visceri contorcersi dallo spasimo e dall’ansia.

Nessuno mai l’aveva amata così. Neppure lei aveva mai amato così. Adesso capiva cosa s’intende veramente per Amore. Quello con la “A” maiuscola. Quello delle campane, delle strizzate di stomaco, delle notti in bianco… delle poesie e delle canzoni…Quello che fa ridere e piangere, gridare e tacere, gioire e disperare. Aspettare e sperare.

Non lo avrebbe respinto per futili e insulsi pudori, per un vile senso di paura o di vergogna…

Sentiva dentro di se che per quell’amore valeva la pena di lottare. Di impegnarsi a difenderlo. Doveva dare una possibilità a Cori e anche a se stessa, malgrado tutto.

Le parole vennero da sole. Così sottovoce che si chiese per un attimo se le aveva pronunciate davvero.

Aspetterò, te lo prometto”.

Per tutta risposta Cori l’aveva baciata. Sul viso, sul collo, sul seno, con la foga di un cucciolo affamato. Le aveva preso il volto tra le mani e lo aveva tenuto davanti a se, ben fisso nello sguardo come a volerlo imprimere, a fuoco, nella memoria.

Poi dopo un tempo che parve interminabile si sciolsero dall’abbraccio.

Lara scese dall’auto. “Ti amo, piccola.”

“Anch’io”.

Pochi attimi e l’auto sportiva di Cori era scomparsa alla vista.

Fu solo un brivido. Un’incomprensibile senso di vuoto e di freddo.

Perché sentiva dentro di se che non l’avrebbe mai più rivisto?

 

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