Dal Matto al Mondo: La Papessa

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Ciao. Ecco qui un nuovo capitoletto dei miei… Tarocchi. Tanti personaggi che finiranno per incontrarsi, tante storie che s’intrecceranno pagina dopo pagina… Un gioco che, come spesso accade, ti cattura solo quando già stai giocando da un po’…

2: La Papessa

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Mercoledì, 29 dicembre 2010 ore 15.00
Dominique Sandèr era una donna di classe. Alta, i capelli tinti
di biondo, portava con disinvoltura i suoi sessantasette anni
dall’alto di un paio di eleganti décolleté. Il trucco discreto la
aiutava a coprire le piccole rughe che un paio di interventi estetici
non erano riusciti a debellare del tutto e un attento controllo del
peso le manteneva una linea invidiabile.
Attraversando a passi decisi l’atrio del suo Centro benessere, il
grande specchio della reception le restituiva l’immagine di una
donna raffinata.
Il Tempio di Venere era stato il primo dei suoi tre prestigiosi
centri estetici. Circondato dalle boutique più famose, dalle
gioiellerie più note, dagli atelier degli stilisti più in voga e da
importanti istituti di credito e agenzie finanziarie, era situato in una
delle zone più esclusive del centro dorato e pulsante della città.
Vent’anni di esperienza avevano reso Dominique un riconosciuto e
rispettato punto di riferimento nel suo campo.
Il Tempio, come lo chiamavano confidenzialmente i clienti più
affezionati, era diventato con gli anni un lussuoso epicentro del
benessere per la cura e l’appagamento del corpo. Tra le pareti
ovattate e discrete dei suoi camerini era possibile, per qualche ora,
dimenticare il mondo e abbandonarsi al piacere e al relax, lasciandosi
sedurre da mani sapienti.
Certo era stata una buona idea studiare le abitudini dell’high
society e applicarvi alcune felici intuizioni. Nessuno, prima di lei,
aveva mai osato affiancare ai momenti dedicati alle cure di
bellezza e di ringiovanimento la degustazione di vini e specialità
culinarie. Aromaterapia e musicoterapia erano state
intelligentemente accostate ai più innovativi metodi naturali per
combattere lo stress. Uno spreco definirli semplicemente Centri
estetici.
Doveva ammettere, tuttavia, che senza il suo ottimo
finanziatore, ben poco di quello che aveva in mente all’inizio,
avrebbe potuto realizzarsi.
“Dominique? Dominique, ci sei?” Un discreto bussare alla porta
l’aveva distolta dal lavoro che stava facendo a computer.
“Entra, ho finito.” Si alzò per mettere in cassaforte il registro
dei conti e prendere una busta gialla su cui era scritto
semplicemente Brenda.
“Sono venuta adesso perché dopo devo andare da Alexander, e
ne avrò per tutto il pomeriggio.”
“Sì, sì, va bene. Tieni. C’è dentro anche un piccolo regalo. Ti
prendi un abito nuovo per Capodanno, se ti va. Ok?”
“Grazie, Dominique. Sei fantastica.” Lei aveva sorriso, mentre
Brenda apriva un necessaire per la manicure.
“Scegli il colore.” Prese uno smalto scuro e lo porse a Brenda
che si mise al lavoro sulle sue mani. Si lasciò andare
languidamente sul morbido schienale della poltrona.
“Oggi è il 29 dicembre… ” Sussultò.
Un ricordo le attraversò la mente.
“Ti ricordi Nadine?” chiese a Brenda.
“Quella ragazza che è scomparsa l’anno scorso? Bionda, magra,
con gli occhi chiari?”
“Sì, proprio lei. Sparì senza lasciare traccia. Come dissolta nel
nulla. Un vero mistero.”
“Sì, me la ricordo, vagamente. Ci siamo incontrate, in un paio
d’occasioni, ma avevo poco a che fare con lei. Credo che non fosse
adatta a quest’ambiente. Magari si era stancata e se n’è andata.”
Dominique assentì. Bisogna avere la pelle dura per vivere in un
certo modo. Saper restituire i colpi senza soccombere e sorridere
quando avresti voglia di piangere. Lei c’era riuscita, ma sapeva di
altre che non ce l’avevano fatta. Ricordava ancora le domande
della polizia intorno alla vita e alle abitudini di quella giovane
donna senza una storia apparente; il segreto sollievo che aveva
provato vedendo il disinteresse degli investigatori verso i suoi
Centri benessere.
C’era tutta una storia, dietro. La sua e non solo.
Catherine La Foret era nata a Parigi nel luglio del ‘43. Sua
madre era di Anversa e lì si era trasferita la famiglia dopo la fine
della guerra. Non erano stati anni facili. Lei aveva cominciato a
lavorare giovanissima come pettinatrice poi, innamorata del
lavoro, aveva frequentato un corso per diventare estetista. A
vent’anni, in guerra col padre, se n’era andata da casa in cerca di
fortuna. Abbandonata Catherine La Foret su un treno per
Amsterdam, era rinata come Dominique Sandèr.
All’inizio si era anche prostituita pur di mangiare poi, resa
scaltra dal bisogno, aveva affilato gli artigli e abbandonato gli
scrupoli.
Non si era mai lasciata sfuggire un’occasione e aveva saputo far
buon uso della sua bellezza. Di sicuro, Alexander Maxin era stato
il suo capolavoro. Lo aveva conosciuto, poco più che adolescente,
a una festa d’addio al celibato.
Era bellissimo, ricchissimo, goffo e… vergine.
Lei aveva passato da un pezzo la trentina e quel ragazzotto poco
più che ventenne era stata una preda fin troppo facile e golosa. Lo
aveva catapultato nelle meraviglie del sesso senza esitazione e lui
ci aveva sguazzato. Il tempo, gli impegni e la sua famiglia li
avevano forzatamente separati.
Lei, rapidamente abituatasi ai vantaggi del denaro facile, si era
dedicata al Fondo Sandèr, mentre Alexander era andato a studiare
Economia negli Stati Uniti.
Si erano ritrovati una decina d’anni dopo nel 1988, non troppo
cambiati. Dominique era diventata una moderna donna d’affari,
aveva un suo raffinato e ricercato centro estetico che occultava un
piccolo, ma ben avviato, giro d’escort. Alexander aveva Elenoire e
un’importante carica da dirigente di banca.
Alla vecchia amicizia avevano fatto da corollario il piacere e
l’interesse. Insieme avevano dato corpo alla loro società. Il Tempio
di Venere, I fiori del Piacere e Benessere Azzurro erano nati da
quel legame ormai pluridecennale.
“Ho finito Dominique. Vuoi anche un massaggio al collo?”
La voce bassa e sensuale di Brenda la scosse.
“No cara, grazie.” Aprì un cassetto della scrivania, prese un
pacchetto, poco più grande di una scatola di sigarette, e gliela
porse.
“Questo è per Alexander, da parte mia. A Natale gli ho fatto
solo gli auguri per telefono.”
L’idea di Brenda e Alexander, insieme, la turbava.
“Quanto può cambiare un uomo!” pensò.
“Ci vediamo venerdì sera al World, allora.” disse Brenda,
prendendo le sue cose e salutandola con un abbraccio.
“Sì, cara. Come d’accordo.”
“Ok! Vedrai che splendore. A venerdì.”
Dominique guardò l’orologio. Erano da poco passate le tre.
Solo cinque ragazze dovevano ancora passare per il loro
compenso, poi avrebbe chiuso tutto fino all’11 gennaio.
“È stata una buona annata. – pensò – Davvero buona.”

(3. Continua)

Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2017/01/02/dal-matto-al-mondo-il-mago/

 

Dal Matto al Mondo: Il Mago

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 Oggi era  il giorno del mio Compleanno… Auguro a tutti voi che mi leggete (e anche a coloro che non mi leggono) le stesse cose che auguro a me stessa: Una Vita piena d’Amore e di comprensione, piena di gentilezza e di armonia. Semplice  ma piena di progetti, ricca di momenti d’ozio ma anche di fibrillante attività creativa. La Vita, per modesta e dimessa che sia, è unica e  irripetibile. Ogni giorno è lì, pronto a lasciarsi spacchettare  come il più bello dei pacchi dono.  Apriamo con stupore ogni giorno che ci è dato: potremmo trovarci dentro la realizzazione del nostro sogno più importante. Il mio è di continuare a sentirmi amata come sono già.

1.  IL MAGO – IL BAGATTO

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 Mercoledì, 29 dicembre 2010 ore 18.30 

“Anche noi dobbiamo poterci sposare e vivere serenamente i nostri rapporti di coppia. I benefici che spettano ai coniugi eterosessuali devono essere estesi anche alle coppie omosessuali. Solo così potrà essere raggiunta una vera parità tra…”

Prima che l’uomo seduto nella poltroncina accanto a lei potesse terminare la frase, la conduttrice del talk show pomeridiano PARLIAMONE! lo fermò con un perentorio: “Sono d’accordo.”

L’ospite aveva tenuto la scena fin troppo a lungo ed era giunto il momento di zittirlo.

“Pienamente d’accordo con te. Ecco, io vorrei che tutti sapessero che io mi batto con tutte le mie forze per la causa dei diritti omosessuali…”

Un sorriso largo, d’intesa, si era aperto sul suo viso levigato e, come un segnale, alle parole io mi batto l’insegna APPLAUSI aveva lampeggiato, scatenando lo scrosciante battimani del pubblico.

“Con quest’ultima testimonianza, molto forte, chiudiamo il programma di oggi, cari amici. Salutiamo Paul, che coraggiosamente è venuto nei nostri studi per raccontare la sua storia, Ciao Paul, arrivederci, – gli aveva stretto sbrigativamente la mano e si era dimenticata di lui – e noi ci diamo invece appuntamento a domani, per altre storie di vita vissuta. Qui, a PARLIAMONE! con la vostra Barbara B. Clarck, sulla nostra televisione preferita: ONE FORCE TV. A domani.”

Mentre sui monitor correvano i titoli di coda e il pubblico abbandonava lentamente lo studio, Barbara B. Clarck era ricaduta pesantemente sulla sua poltroncina sfilandosi gli eleganti sandali tacco 12 ricoperti di strass che l’avevano torturata tutto il pomeriggio.

“Accidenti! Accidenti! Accidenti!” Massaggiandosi i piedi doloranti controllò che non ci fossero vesciche.

“Violet? Violet? Dove ti sei cacciata?” Le segretarie non sono mai dove dovrebbero essere, pensò.

“Sono qui, Miss Barbara, cosa le serve?”

“Vai in camerino a prendermi le servette. Svelta, che ho un appuntamento col Capo.”

Chiamava servette una calzatura di riserva molto morbida, alta non più di cinque centimetri, aperta sul tallone e con la soletta in gel, che usava quando i piedi si rifiutavano di sopportare altre scarpe. Mentre aspettava si fece dare una ritoccatina al trucco e sistemare i capelli neri, lunghi e fluenti.

Era partita dal niente ma, nell’arco di pochi anni, poteva dire che ce l’aveva fatta.

Aveva cominciato come galoppino in una televisione privata. Poi il bel viso, le generose scollature, la palestra per risollevare il sedere e una certa disponibilità allo scherzo avevano aperto le porte di camere da letto che portavano a studi televisivi.

Sapeva esattamente dove voleva andare e aveva imparato che, se non vai troppo per il sottile, la strada può essere più facile. Così, stringendo i denti e cercando d’imparare dalle migliori aveva, in breve, affinato il suo stile. Getta la pietra e nascondi subito il braccio. Le sue interviste si erano fatte, nel tempo, più spregiudicate e taglienti. Il suo pubblico, voyerista e acritico, si fermava impietrito ad ascoltare i risvolti più crudi e feroci dei fatti di cui erano protagonisti i suoi ospiti, e lei era abilissima nel far sempre emergere i sentimenti e le sensazioni più intriganti.

Col tempo era diventata quasi insensibile alle atrocità che la vita spesso le poneva davanti. Era diventata cinica e arrivista. Le interessava solo attirare l’attenzione su di sé per alzare lo share e conquistare le più ampie fette di pubblico della Prima Serata.

Lo sapeva bene che certe storie, trattate con maestria e manipolate ad arte, erano la chiave del suo successo.

Gli occhi verdi, la bocca grande e una dentatura perfetta le conferivano un aspetto aggressivo e misterioso; il corpo, sapientemente rimodellato, guidava lo sguardo sul florido décolleté.

“Sono una gran gnocca, questa è la verità. E ci so anche fare.” si disse guardandosi con ammirazione, mentre si specchiava nelle porte a vetri del quinto piano.

Era talmente presa da sé e in ritardo che si scontrò con una giornalista della Cronaca che stava uscendo in quel momento da un ufficio. Il faldone di carte che quest’ultima teneva in braccio si rovesciò sul pavimento foderato di moquette blu del corridoio.

“Imbranata!” le gridò contro, seccata per l’inconveniente che lei stessa aveva provocato.

L’altra, senza rispondere, soffocando per l’indignazione, si era inginocchiata per raccogliere in fretta l’incartamento.

“Scusi.” aveva detto piano, ma un lampo d’odio le aveva acceso lo sguardo in un fugace moto di stizza.

Barbara B. Clarck era certa che in poco tempo sarebbe diventata un’anchor woman di Prima Serata. PARLIAMONE! con lei aveva praticamente triplicato l’audience e, cosa più importante, erano aumentati gli inserzionisti. Questo implicava, ovviamente, una promozione.

Prima di varcare la soglia dell’ufficio del boss Barbara slacciò un bottoncino della camicia e fece salire la gonna che metteva in mostra le sue lunghe e ben tornite gambe.

Billy Shark Blackstone era, poco segretamente, soprannominato Mister Force e la cosa lo lusingava.

Reduce da tre matrimoni e altrettanti divorzi, sceglieva le segretarie con la stessa cura con cui studiava la tattica per annientare un avversario. Delle due cose, allo stesso modo, godeva.

Lei lo sapeva. Tuttavia era anche consapevole della propria avvenenza e della propria determinazione. Lui non era che un uomo, bastava saperlo prendere lì dove gli uomini sono più fragili, l’ego.

Bussò con decisione.

(2. Continua )

Articolo precedente di riferimento:

https://laurasoreglia.wordpress.com/2016/12/27/dal-matto-al-mondo/

Dal Matto al Mondo

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Ciao a tutti i miei amici lettori…
Come annunciato comincio a pubblicare sul blog, il mio primo libro.
A puntate, naturalmente, con cadenza settimanale. Non è l’identica versione mandata alle stampe, ma condivido con voi la versione in Doc.
Buona lettura.

Dedicato a tutti coloro

che hanno creduto in me.

Che hanno atteso,

incoraggiato e accompagnato

la nascita di questo libro

e di un sogno.

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I Tarocchi

sono un crogiuolo

di storie sparse

sul tavolo della Vita.

La fantasia

mescola e…

racconta.

Premessa

Nell’autunno del 2010 ho partecipato a un corso di scrittura creativa tenuto dalla scrittrice trentina Anna Tava, ispirato agli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Un interessante gioco letterario e artistico che prevedeva, accanto alla stesura di un racconto breve, una personale interpretazione dei Tarocchi, narrativa e grafica.

Il passo successivo al brain storming è stato quello di creare un legame logico e narrativo tra le Carte, rispettandone l’ordine cronologico. Sfida impegnativa, data la varietà dei personaggi, la loro diversa ma equivalente importanza, la volontà di non muoverli dalla loro postazione. Tuttavia ce l’ho fatta. Le sfide insegnano molto: i propri limiti e la possibilità di superarli, qualche volta. Iniziato il gioco, m’è parso volesse essere giocato fino in fondo. Si sente di essere servitori delle storie iniziate.

Ne è nato un romanzo “diversamente altro”, senza eroi, cavalieri erranti o principesse, ma con personaggi pieni di carattere e una storia dove i segreti, come sempre, vogliono essere svelati.

0- Il Matto

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Mercoledì, 29 dicembre 2010 ore 9.30

Il Soggiorno per anziani Autunno sereno era una bella villa ottocentesca a tre piani, perfettamente ristrutturata e rimodernata, nel cuore di un elegante parco di abeti, pini e larici. Era circondata da uno splendido giardino all’italiana da poco completamente ricostruito e perfettamente curato.

Tutt’intorno al giardino correva un’alta siepe aperta all’altezza dell’imponente e ben vigilato cancello. A un occhio attento non sarebbero sfuggite le numerose telecamere di sorveglianza disseminate intorno all’edificio, terminali di un sofisticato apparato di sicurezza.

“Buon giorno dottor Olivier, ben arrivato.”

“Buon giorno Grace. Tutto tranquillo stanotte?”

“Sì dottore, a parte il Signor Cartwriter e la signora Spencer, che erano più agitati del solito. Si sono quietati solo all’alba, stremati per la stanchezza. La signora continua a sragionare, alterna momenti di cupo mutismo a farneticazioni deliranti. Temo veramente che durante una delle sue ricadute possa ferirsi e anche gravemente.”

“Ha ragione. Ho sentito il figlio per telefono ed è molto preoccupato per questo suo rapido aggravamento. Dovremo sorvegliarla più strettamente e aumentarle il dosaggio del calmante. Dia disposizioni, la prego.”

Al termine del resoconto notturno, l’assistente del dottor Olivier, una quieta infermiera cinquantenne, uscì silenziosamente dallo studio e si diresse verso l’ascensore. Al secondo piano le attività di fine turno erano state quasi del tutto espletate: i prelievi, la temperatura, la distribuzione dei vassoi per la colazione e il riordino delle stanze.

A metà mattinata l’equipe dei medici di turno avrebbe fatto il solito giro di routine per la conferma o la modifica delle terapie e poi la giornata avrebbe potuto scorrere tranquillamente.

Prima di andarsene, però, Grace passò a trovare la signora Spencer. Era una donna sulla settantina, elegante e raffinata. Nonostante la notte di veglia aveva un aspetto rilassato, dovuto all’effetto perdurante dei farmaci. Il viso, affilato e sottile, era incorniciato da una vaporosa massa di capelli candidi, in contrasto con gli occhi scuri e spenti.

Seduta davanti alla finestra, pareva fissare con lo sguardo un punto perso tra gli alberi.

“Buon giorno signora Spencer, come si sente oggi?”

“L’ho visto. L’ho visto! L’ha uccisa! L’ha uccisa… Ucciderà anche me. Ucciderà anche me.” ripeteva con ossessione quelle tre frasi, dapprima sottovoce, poi sempre più forte fino a gridarle, in preda a un terrore crescente che la lasciava debole e senza forze.

Grace cercò con gentilezza di calmarla prendendole le mani e accarezzandola: “Chi ha visto signora? Chi è stato ucciso?”

“Lui mi ucciderà, lo so. Se parlo, mi ucciderà.”

Non era la prima volta che Grace le dava corda tentando, interrogandola, di capirci qualcosa. Sperava ogni volta di raccogliere nuovi elementi ma, finora, le risposte sconclusionate l’avevano convinta che la povera donna soffriva di manie persecutorie, sicuramente dovuti a eventi depressivi pregressi.

Marion Spencer era entrata in casa di riposo l’anno prima, per curare una seria astenia dalla quale non si era mai ripresa. La sua salute non aveva mai dato cenni di miglioramento e le poche volte in cui era venuto il figlio a trovarla, aveva avuto attacchi di panico così violenti che il dottor Olivier aveva praticamente vietato altri incontri.

“Temporaneamente,” aveva detto ma, in seguito, il figlio non s’era più visto e da allora nessuno era più venuto a trovarla.

Grace s’era fatta l’idea che Marion Spencer non riconoscesse il figlio e perciò ne avesse paura.

“Nessuno la ucciderà. Non qui da noi. Stia tranquilla.”

Si lasciò andare, per una volta, a un tenero abbraccio che per un attimo rasserenò l’anziana.

“Se sapesse! Se sapesse quello che so io, anche lei avrebbe paura.” le bisbigliò all’orecchio, tenendola forte per un braccio.

“Adesso devo andare, ma vengo a trovarla stasera, quando comincio il turno. Va bene?”

“Io l’ho visto. Non sono pazza, l’ho visto!” Le stringeva forte la mano e non la lasciava andare.

Era rimasto, tra le maglie della memoria, il ricordo di una lite. Le braccia tese di un uomo e le sue mani strette intorno al collo di una sconosciuta. Di quel tragico evento restavano solo brandelli di pensiero, piccoli e affilati come pezzi di specchio rotto, che le avevano lacerato la coscienza e spezzato l’equilibrio.

Non disse altro. Piegò la testa da un lato con rassegnazione e continuò a guardare fuori dai vetri il giorno che cresceva.

L’abbondante nevicata della notte di Natale aveva steso una spessa coltre bianca sul parco e in giardino. Siepi e aiuole, panchine e vialetti erano stati completamente sepolti. Mancavano tre giorni alla fine di dicembre e nessuno era venuto a trovarla, neppure per Natale.

Nel grande atrio dell’edificio era stato montato un bell’albero carico di palline e ninnoli dorati. Decorazioni natalizie erano state poste, con sobria eleganza, nei corridoi e sulle porte delle stanze degli ospiti.

Sulla porta di Marion era appeso un piccolo bouquet di euforbia in seta, con i boccioli in cristallo Swarovski e un paio di campanellini che tintinnavano sottilmente ogni volta che si apriva e chiudeva. Quel suono leggero risvegliava in lei ricordi lontani e felici, la rallegrava come poche altre cose.

Quando, in mattinata, la campana della piccola cappella annessa alla struttura suonò per la funzione, Marion si scosse, mise uno scialle sulle spalle e si avviò. Nel breve tunnel a vetrate che collegava la casa alla cappella incontrò l’unico amico che si era fatta in quel posto: Michael Cartwriter.  Senza una parola, si presero a braccetto ed entrarono in chiesa sistemandosi nell’ultimo banco.

“Come stai?” le chiese sottovoce. Lei scosse il capo, gli sorrise debolmente e si fece il segno della croce.

(1. Continua)

Articolo precedente di riferimento:     https://laurasoreglia.wordpress.com/2013/07/

Vigilia di Natale

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Auguri di un sereno  e  santo Natale

Ciao a tutti i miei amici lettori… e non lettori.

Passare dagli auguri di Buona Pasqua agli auguri di Natale in tre post la dice davvero lunga su quanto avevo da dire e scrivere in questo anno trascorso e ormai agli sgoccioli.
Eppure è stato un anno magnifico. La vita è andata avanti come al solito. Le solite bollette da pagare (pagate), le rate del mutuo (meglio non guardare a quelle che restano …), il solito lavoro (e menomale che quello, almeno, non manca), il solito marito (per fortuna!) la stessa figlia convivente… di sempre … Bé, lei ha intrapreso un percorso radicale di cambiamenti ed ora è semplicemente bellissima… quella sposata… sposata lo è ancora (e felicemente…).
Insomma, ci sono stati tantissimi piccoli cambiamenti e avanzamenti che non hanno stravolto la quotidianità, ma l’hanno resa accettabile, spesso serena e veramente godibile. Ci sono stati anche momenti di delusione e di difficoltà superati  in fretta però,  e  qualche  piccola soddisfazione…  progetti riusciti nonostante inadeguatezze e fragilità. Le contrarietà della vita servono a farti cambiare “rotta” per diventare migliore di com’eri.  Sono dei “campanelli d’allarme” delle “sirene” che avvisano del pericolo…   L’importante è non essere da soli ad affrontarle.
10 righe per dire che, più spesso di quanto crediamo, una quieta quotidianità, una monotona routine esistenziale, può racchiudere più piccoli brillanti di felicità di una vita tutta giocata sul palcoscenico del mondo con lustrini e paillette.
È in momenti come questi, di bilanci e di totali che, facendo un po’ di conti, capisci di aver avuto molto più di quanto hai dato. Molto, molto di più.
E io, quest’anno, mi sento di dire che sono davvero grata  per tutto ciò che è entrato e/o uscito dalla mia vita.
Ciò che è entrato mi serviva e ciò che ne  è uscito non serviva più.
In questi auguri di Natale io metto tutto il mio affetto per ciascuno di voi.
Auguro a tutti, e anche a me stessa, con tutto il cuore, che questo Natale sia veramente Santo, e felice.
Che la Luce di Speranza che si irraggia da quel Bambino in fasce, dentro una mangiatoia per animali, investa la nostra vita con tutta la sua forza rivoluzionaria.
Questa notte, domani, guardando a Lui che viene, Luce del Mondo per tutte le genti, i nostri occhi piangano, il nostro cuore si spezzi di gioia e d’amore per lui.
Allora sarà davvero Natale. Nell’ anima.

P.s. Desidero in particolare ringraziare tutti coloro che nel tempo si sono “iscritti” alla mia pagina, pensando, sperando che, chissà, prima o poi avrei ancora pubblicato qualcosa. Ebbene sì. Ho deciso di tornare a scrivere. O meglio di condividere con voi il mio “primo libro”, pubblicizzato su queste pagine. Pensavo di pubblicare settimanalmente, dalla prossima settimana, proprio Dal Matto al Mondo.

Un piccolo regalo tutto mio, da me per voi. Un modo come un altro per restare più vicini. In contatto…

https://laurasoreglia.wordpress.com/2013/07/

Bisogni

CIELO DI NUVOLECiao a tutti…

Com’è facile capire dai miei silenzi, non ho più niente da dire. Non è che non abbia o non trovi le parole. Semplicemente non riesco più a stare in sintonia col mondo. Vivo con piacevolezza e con gentilezza la mia vita quotidiana cercando di non lasciarmi sconvolgere troppo dalla piega scomposta e disordinata presa dal genere “umano” che vive su questo pianeta.

Certo. Potrebbe sembrare, visto da Lassù, che tutto vada bene. Che tutto proceda come deve procedere. Ma io non ne sono poi così sicura. Vista dallo spazio la Terra è sempre azzurra. Se tralasciamo i vari sversamenti petroliferi, le isole di detriti in plastica, i veleni mortiferi riasciati dal vivere e produrre umano.

Le foreste, là dove non sono state rase al suolo, sono ricresciute misere e fragili, perchè alberi nuovi e giovani non sostituiranno giganti secolari e resistenti.

Non parliamo dei laghi e dei fiumi scomparsi quando non mortiferi, di coste erose dal mare per gli errori di “progettisti”  esperti e sapienti. Di intere aree abitate avvelenate nell’aria e nel suolo.

Insomma, la logica di rapina, di egoismo e di indifferenza, quando non di semplice ignoranza dell’uomo, sta lentamente conducendoci alla rovina. Tutti. Indistintamente.

Non è pessimismo. È un doloroso sguardo che s’incupisce ancora di più di fronte alle miserie umane. Come se una logica malvagia e perversa costruisse il suo trionfo applicando mille strategie diverse all’unico obiettivo apparentemente invisibile: la dannazione dell’anima del genere umano.

Qui, naturalmente la mia sensibilità cristiana ha un sussulto.

Si riveste di Gesù, di Maria, di Fede e Speranza.

Le certezze della Rivelazione si concretizzano in scelte di vita precise, in comportamenti che, almeno, tentano una coerenza col pensare e col dire evangelico.

Non ci sono lezioni da dare: A nessuno. L’ascolto della coscienza è un’attività che ognuno fa personalmente,  in privato. La coscienza retta si modella sull’ideale cristiano (piaccia o no) e non dice mai… “secondo me… io penso che… io sono dell’avviso che…”.

La sua Luce è sempre il Vangelo. Anche se il Vangelo non è politically correct.

Non risponde alle logiche dei grandi banchieri, dei finanzieri, dei politici di turno, delle lobbies. Il Vangelo è lì.

In Chiesa, nella libreria del soggiorno, magari in una cartella del PC. Ma è stato esiliato dal cuore, dalla mente e dalla volontà. È semplice, puerile quasi. Troppo basso per il nostro Genio selfmade. Sì, fatto a mano ma da noi stessi.

Ci siamo voluti così e quindi  facciamo valere e accettiamo solo le nostre regole. O meglio.

Accettiamo le regole che altri hanno scritto per noi e ci impongono.

Io cerco di vivere già qui il mio paradiso di amore e di concordia, di serenità e di pace.

Avevo bisogno di dirlo. C’è  per tutti la possibilità di avere i beni celesti: DESIDERARLI.

Auguri di Buona Pasqua

Auguri di una serena e Felice Santa Pasqua

Gesù Risorto e vivo

Gesù Risorto e vivo

“Raccontaci Maria: che hai visto sulla via?”.

“La tomba del Cristo vivente,

la gloria del Cristo risorto,

e gli angeli suoi testimoni,

il sudario e le vesti.

Cristo, mia speranza è risorto:

precede i suoi in Galilea”.

(dalla sequenza pasquale)

Auguri di una serena e Santa Pasqua a tutti.

Ai miei “followers” ma anche ai miei lettori occasionali, scivolati su queste pagine per caso. E anche a chi, su queste pagine, non verrà mai. Lascio che questo augurio di bene, di amore e di felicità trovi una sua strada nei cuori di chi ne ha bisogno, di chi lo desidera.
Come un messaggio in bottiglia destinato solo a chi lo trova.


Siamo giunti nel cuore del Triduo pasquale.
Il momento più oscuro e più alto della vita di Gesù. Nelle ultime ore della sua esistenza Egli ci lascia non solo il Suo testamento spirituale ma 
il  suo Memoriale. Con il pane e il Vino Egli si rende presente in perpetuo tra i suoi. Se con il Battesimo siamo stati resi Figli di Dio in Gesù, moriamo al peccato, con il Memoriale della  Sua Cena noi lo rendiamo Vivo e presente in mezzo a noi. Accettiamo lo Spirito Santo che Egli ha inviato in sua vece, e con la Santa Eucaristia noi continuiamo a  vivere, a gloriarci del fatto di essere fratelli in Cristo. Gli eredi di una stirpe regale.
Se la Sua Morte ,pur nell’angoscia, cancella tutti nostri peccati, è anche vero che non può essere disgiunta dalla Sua Resurrezione, che è promessa di resurrezione , di vita in  Grazia, anche per noi.
La Santa Pasqua non è un rito magico, un evento consolatorio che ha il compito di farci stare meglio.
La salita di Gesù su quella Croce ci mostra come Dio si è reso simile a noi, fragile e vulnerabile. Per renderci come Lui, santi e splendenti di amore.
Certo, quella del Calvario è una strada sterrata, dove i piedi, e le ginocchia e le mani si sporcano. Si feriscono. Quelle ore, queste ore, che vanno dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio, sono il recinto di un’agonia che condividiamo con Gesù.
Ma noi abbiamo la Speranza, la Certezza, in Gesù.
La Sua Resurrezione sarà anche la nostra.
È questo che da un senso a tutti i nostri dolori, a tutte le nostre sofferenze.
Proprio là, dove nessuno può accompagnarci, dove nessuno può più condividere, c’è Gesù.
Traghettatore instancabile che porta al Padre tutto ciò che non è più del Mondo.
Perché anche noi, una parte di noi, anche se spesso lo dimentichiamo, non è di questo mondo.
La Santa Pasqua ci ricorda e ci fa rivivere questo.

La Luce della Pasqua illumini i vostri cuori, 

doni pace e serenità alle vostre famiglie, 

pervada tutto intorno a voi. 

La vostra vita

sia Luce splendente  e speranza 

per coloro che vi conoscono

che non vi conoscono. 

Gesù  Misericordioso è risorto  

e vive tra noi. 

Il suo Amore è nostro sostegno, 

e forza e voglia di andare.

Vi voglio bene. Laura

 

 

 

Donne, poesie e pensieri che si rincorrono…

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Ciao

E’ appena trascorsa la giornata dedicata alle donne…
Vissuta in sordina direi, da molte, non esclusa me…
Ma io, al solito, non faccio testo…

L’uomo che ho sposato e che amo, che mi ama, mi fa festa ogni giorno con le sue gentilezze e le sue premure, le sue attenzioni…
Vivere con lui è un’esperienza magnifica che mi fa allargare il cuore ogni mattina, quando apro gli occhi e lui è lì, con la tazzina di caffè, tiepida al punto giusto.
Poi c’è il bacio del buon giorno e il cucchiaino di magnesio che mi da la sveglia.

L’amore durevole è fatto di gesti semplici, affettuosi e anonimi. Si compiace di una certa complicità e di un’intesa fatta di sguardi. Di silenzi e di ascolti. Ma te ne accorgi quando manca. Quando c’è la sofferenza di un’assenza, la trepidazione di un’attesa la gioia di un arrivo.

E’ la festa della donna, ma io festeggio l’uomo che mi ama. Ogni giorno.

Non è finita qui.

Domenica scorsa, in Sala Dallabrida a Mezzolombardo,  c’è stata la premiazione del concorso di poesia “Un fiore per Leonilda”, organizzato dall’Assiciazione Arte Futuro,  e ispirato a un fatto di cronaca nera del 1895. Una giovinetta di 15 anni, Leonilda Motes fu uccisa lungo il sentiero nel bosco  che collega Mezzolombardo a Fai della Paganella passando per la Valle del Rì in modo violento.

Sono arrivata 5^ con  Da questa altura,  anche se, lo ammetto ero fuori tema, volto alla a sensibilizzare le persone verso rapporti rispettosi fra uomo e donna.
Ho scritto per l’occasione 4 poesie.

 divisori3

Da questa altura

Da questa altura
contemplo
il mio corpo fanciullo
inanimato
e la valle, laggiù
brulicante di vita.
C’è una gran pace
e un bel silenzio, intorno.
Nessun dolore, non un pianto.
Una leggera armonia respiro.
Chissà se il mio muto perdono
arginò la tua disperazione
crescente e consapevole.
Nulla mi tocca, ora
Che non sia Amore.

 divisori3A Leonilda

Non ti soccorse un grido
non ti difese il pianto.
E le tue gambe, le tue braccia,
non smisero di urlare.
Le viscere contorte sussultarono.
Accartocciate, le mani
strinsero invano, l’aria.
Giacque, d’un tratto, inerte,
la testa.
Azzurro il cielo, in quelle lacrime.
Ignaro, nero, inutile un perdono.
Ancora non cessa il pentimento
e il dolore di chi ti disfece.
Ancora la pietà
chiede silenzio e preghiera.

divisori3Quale sonno della ragione
generò i mostri
che ti resero schiavo?
Che mi uccisero
servendosi di te?

L’ignoranza cieca?
O la superbia?
L’egoismo smodato
e la gelosia?
L’avidità e l’orgoglio?

Nessuno di essi
mi ha fatta tua.
Il tuo pugno
su di me è vuoto e livido.
Come la misera vita che ti rimane.

divisori3Bello il tuo riso, Figlio

Bello il tuo riso, Figlio.
Ti ho negli occhi fanciullo,
ma ti vedo uomo compiuto
e gentile.
Trattengo una carezza
Che non t’imbarazzi,
e una parola
Che già sai.
Come tuo padre, ti vorrei.
Come lui.
Antro di tenerezza
e di premure,
coppa di bellezza
da cui bere.
Mio orgoglio e mio amore.

Tornare è un po’ come rinascere…

Ciao a tutti…

Torno finalmente su questo blog abbandonato da tempo…

Chissà… forse è il desiderio di rimettermi a scrivere… dopo aver fatto tante cose e niente… dopo aver esplorato mondi affascinanti solo perché sconosciuti…

Semplicemente passando di qua, ho fatto come tanti prima di me… ho letto qualcosa e mi è venuta voglia di leggere altro… di scrivere ancora…

Non so ancora di cosa… magari comincerò con qualche racconto perso e ritrovato nel pc, con qualche verso dimenticato nella cartella poesie di laura o parlando del più e del meno come fanno tanti…

Un modo come un altro per raccontarmi a me stessa,  ritrovarmi con i miei amici, e ringraziare le tante persone che, nonostante il mio silenzio, si sono iscritte al mio blog.

Vi racconterò di me, delle cose belle che mi sono capitate e che mi capitano continuamente.

Ecco. Forse è questo che mi spinge a scrivere di nuovo. Ancora.

Un desiderio lentamente diventato insopprimibile di dire, di affermare che, nonostante la mia ordinarietà, mi sento una persona felice. E, chi mi conosce, sa che questo è davvero importante per me: che la felicità sia condivisa. O condivisibile.

Tornerò a raccontare di speranze che nutrono altre speranze, di sogni che si avverano e di progetti che fioriscono…

Ma… tranquilli. Qualche volta il miele è amaro… e i passi sono a ritroso…

Io sono sempre io e anche se non molto è cambiato… tanto è cambiato…

Un abbraccio fortissimo a tutti e che Dio vi benedica…

Esplosione!!!!!

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Ciao a tutti.

Ieri c’è stata un’esplosione. Di visualizzazioni, sul blog.

Oltre 1.000. Mille, dico. Un record, che ha polverizzato tutti quelli precedenti….

Sarà perché mi chiamo Laura, e moltissimi sono andati in cerca di informazioni, per coprire di auguri amiche, sorelle, figlie, …mogli….mamme….

Insomma, impossibile non dire due paroline di ringraziamento a tutti coloro che ci hanno fatto almeno un clic.

Grazie. Di cuore, a tutti. E un grazie particolare anche a chi è diventato mio FOLLOWER.

Sento che è un po’ difficile riprendere a scrivere dopo tanto silenzio, così comincerò mostrando una piccola carrellata di…oggetti creati da me.

Così, per far capire che se non scrivo, è perché sono in tutt’altre faccende affaccendata…. Mi piace davvero fare tante cose diverse… Niente di speciale, solo mettere alla prova la mia capacità di “sapermi arrangiare”….

Questi due leggii, ad esempio, sono il frutto di una sfida matrimoniale:

Il mio leggio è quello realizzato in tessuto giallo, l'altro è un leggio da ta

Il mio leggio è quello realizzato in tessuto giallo, l’altro è un leggio da tavolo. Siamo stati bravi o no?

sfida leggii: io e mio marito ci siamo sfidati sulla creazione di un leggio. Parità.

sfida leggii: io e mio marito ci siamo sfidati sulla creazione di un leggio. Parità.

Leggio in posizione frontale: con reggilibro, segnalibro...

Leggio in posizione frontale: con reggilibro, segnalibro…

Secondo voi, cosa si fa quando si vuole rinnovare un vecchio divano? Si compra un bel pezzo di tela (mi sembrava proprio fresco questo bel grigio perla) e si rifanno le fodere…

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Poi si ricicla un vecchio materasso facendolo a fette, e trasformandolo in una poltrona mooolto moderna, (attualmente è stata alzata di una trentina di cm usando una vecchia enciclopedia… (potere del…sapere)

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e per finire si rivestono anche le sedie…
130520141738A questo punto, la commessa mi ha detto che…. stoffa di quel colore lì, non ne aveva più…

Per fortuna….

Questo è un bel ramo perfetto per

Questo è un bel ramo perfetto per raccontare l’arrivo della primavera… La Pasqua…

E’ lo stesso ramo che si vede appeso al muro sopra il divano…. ((foto sopra) ) solo che lì le foglioline sono rigorosamente  in PET. Potere del riciclo…

A proposito di rami…. che ne dite di questa orchidea bianca gigante?

081020142071

Un caro abbraccio fortissimo a tutti e alla prossima!

Preghiera di San Bernardo di Chiaravalle per il Nome di Maria

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Ciao a tutti.
Mi capita sempre più spesso di sentirmi incapace di vivere bene, in sintonia, gli insegnamenti di Gesù e del suo Vangelo.
Eppure Lui, è chiaro. Lui è la Via la Verità e la Vita e accettare questo costringe a una presa di posizione precisa. Significa ammettere che tutto il resto, tutto ciò che  non è Lui o in Lui è sviamento, falsità e morte. Significa rimettere le cose al loro posto, e questo può essere causa di profondi dissidi interiori.
Tuttavia noi abbiamo un’ancora di salvezza, una stella polare a cui volgerci per ri-orientarci nella vita… Qualcuno che non ha mai sbagliato e non si è mai perso nei meandri della vita perché con lo sguardo puntato a Dio si è reso suo strumento perfetto d’Amore e dell’Amore perfetto s’è fatto culla. Maria
Dedico a tutti i miei lettori questa splendida preghiera da recitare per nove giorni, da oggi fino al 12 settembre festa del Santo Nome di Maria.

 

PREGHIERA  PER IL NOME DI MARIA

Chiunque tu sia,
che nel flusso di questo tempo ti accorgi che,
più che camminare sulla terra,
stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!
Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
dell’ambizione, della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.
Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
Se turbato dalla enormità dei peccati,
se confuso per l’indegnità della coscienza,
cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza
e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore,
e per ottenere l’aiuto della sua preghiera,
non dimenticare l’esempio della sua vita.
Seguendo lei non puoi smarrirti,
pregando lei non puoi disperare.
Se lei ti sorregge non cadi,
se lei ti protegge non cedi alla paura,
se lei ti è propizia raggiungi la mèta.

(San Bernardo da Chiaravalle)